Reggio al bivio. Luciano Gerardis: “Amministrazione segua Costituzione”

gerardislucianoildispacciodi Lavinia Romeo - Quello di colmare le distanze ed avvicinare i cittadini alle istituzioni è un obiettivo che persegue da anni, l'importanza della prossimità verso il proprio interlocutore è una legge morale che Luciano Gerardis applica nella vita come nelle sue quotidiane funzioni di Presidente del Tribunale di Reggio Calabria. E' un'intervista istituzionale, ma Gerardis oltrepassa la scrivania per sedersi accanto e parlare della città, delle sue problematiche e soprattutto dei cittadini, il cui richiamo al senso civico è da sempre un monito che il Presidente del Tribunale rivolge alla comunità reggina. Gerardis non entra in merito sulle vicende politiche in corso né sul confronti politico tra i candidati, ma dice cosa si aspetta, in termini di valori e non solo, dalla prossima amministrazione comunale.

Dopo due anni di commissariamento come trova la città di Reggio Calabria?

Questi anni hanno dimostrato una recrudescenza della illegalità nella città, malgrado il contrasto su tutti i terreni. Le indagini e i procedimenti che si stanno celebrando dimostrano come ci sia una pesante infiltrazione capillare della criminalità organizzata nella vita sociale e civile di questa città, che deve crescere ancora molto sul terreno della legalità e dell'esercizio dei diritti. Sono stati fatti notevoli passi in avanti sul terreno squisitamente della risposta giudiziaria, ma questo non basta per dire che la città sia migliorata, perché il miglioramento non può dipendere esclusivamente dall'azione della magistratura ma sta a monte di essa.

Il compito del Presidente del Tribunale è di direzione e di rappresentanza, lei ha detto: "Sono come un ammiraglio che deve condurre la nave in porto senza incidenti di percorso", come funziona questa attività di coordinamento? Un discorso analogo lo si può fare per il sindaco di una città?

Io credo molto al lavoro di squadra. Il consiglio superiore della magistratura ci dice di ispirarci alla cosiddetta gestione partecipata degli uffici è una formula molto positiva e fortunata che io da sempre attuo nella mia gestione. Si intende che ognuno con il proprio ruolo, ma si lavora tutti assieme con un confronto costante con tutti i magistrati per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi, sia l'identificazione e superamento delle criticità. Questo significa che il Presidente del Tribunale è sicuramente l'organo di direzione ma si avvale della collaborazione e dell'esperienza di tutti i singoli magistrati e di ciascuno di essi ed in particolare del ruolo propositivo dei Presidenti di Sezione e poi spetta al Presidente del Tribunale la direzione e il coordinamento e organizzazione generale, che è molto facilitata da questa analisi diffusa, dettagliata. Poi c'è un ruolo che in questa città è particolarmente rilevante ed è quello della rappresentanza istituzionale, certe volte noi lo trascuriamo il momento della rappresentanza e della comunicazione, io invece, sin dal mio insediamento, ho detto che credo molto al rapporto con la città e noi periodicamente cerchiamo questo confronto e questa apertura con la società civile, comunicando senza remore il raggiungimento degli obiettivi ma anche le criticità che abbiamo, in modo che la città con trasparenza possa sapere cosa si muove, questo deve essere un palazzo di cristallo e a questo principio dobbiamo sempre attenerci.

Cosa si fa quando mancano risorse umane e risorse materiali?

Le criticità sono dovute alle gravissime carenze di personale giudiziario ed amministrativo, in questo momento mancano 11 giudici più due presidenti di sezione: tredici magistrati e soprattutto c'è una crisi di copertura del settore amministrativo pesantissima, perché la gente che va in pensione non viene sostituita. Nel settore amministrativo non si fanno concorsi dagli anni novanta, per cui purtroppo il venir meno di una unità comporta la mancata copertura di quel posto e quindi si creano buchi dappertutto, malgrado siano enormemente cresciute le esigenze pubbliche. Non bisogna mai dimenticare che la giustizia è un servizio pubblico e quindi come tale va trattato. Questa situazione non dipende soltanto da noi, ma dipende dagli organi superiori.

Sempre sul tema della giustizia come pubblico servizio, il Tribunale di Reggio Calabria ha dato vita ad iniziative come "Civitas", dove si è riusciti ad instaurare un dialogo e rompere le barriere tra il cittadino ed istituzioni. Cosa possono fare ancora gli uffici giudiziari in questo senso?

"Civitas" l'abbiamo inventata a Reggio Calabria ed è un'iniziativa che avuto un vasto eco in tutta Italia, che fa toccare con mano l'importanza della trasparenza e della comunicazione. Il Tribunale non è più quella turris eburnea chiusa in se stessa, arcigna, vista con diffidenza da cittadino. Quella giornata è stata un momento in cui il cittadino ha potuto comprendere e toccare con mano che noi siamo al suo servizio, per realizzare meglio i suoi diritti. Questa è una città dove manca talvolta persino la consapevolezza dei diritti, talaltra volta manca la volontà di esercitarli, perché identifichiamo il diritto con il favore e cerchiamo di ottenere gli obiettivi con metodi deleteri. Inoltre, ad alcune persone, mancano i mezzi per l'esercizio del diritto, che è drammatico, perché questo spesso colpisce le persone più bisognose nei diritti elementari, come il diritto alla salute, il diritto a vivere il proprio livello di civiltà, e la mancanza di diritto abbassa enormemente la qualità della vita.

Il successo di questa iniziativa può essere da esempio...

"Civitas" è una giornata che viene preparata durante tutto l'anno con riunioni periodiche con il mondo dell'associazionismo di volontariato. Vogliamo che la comunità si avvicini a queste problematiche e sappia quanta gente c'è al suo servizio per consentire la migliore attuazione di questi diritti. Noi abbiamo creato la rete di collegamento tra tutte le associazioni di volontariato, quindi oggi basta un help on line per individuare la struttura che meglio risponde alle nostre esigenze, ma questo lo possiamo fare nel nostro piccolo e per quanto ci compete, ma penso che un'amministrazione comunale possa farsi carico di ben altro e la sua ottica possa essere a 360°, perché intervenire sul sociale e la salvaguardia dei diritti è una cosa che andrebbe assolutamente rimarcata. Ci muoviamo in un'ottica di rispetto dei valori della Costituzione, perché parliamo sempre dei diritti inviolabili dell'uomo e dei doveri inderogabili di solidarietà sociale e dell'eguaglianza formale e sostanziale di tutti i cittadini di fronte alla legge, per cui l'accesso agli obiettivi deve essere assolutamente paritario.

Restando nell'ambito politico amministrativo, cosa può fare il prossimo sindaco di Reggio Calabria per favorire il fruttuoso esercizio della democrazia attiva?

Io mi aspetto che la nuova amministrazione comunale, come tutte le istituzioni pubbliche, agisca ancora una volta secondo Costituzione. L'articolo 54 dice che chiunque abbia pubbliche finzioni le deve esercitare con diligenza ed onore e che l'amministrazione deve essere improntata a criteri di efficienza e di imparzialità, come recita l'art. 97 della Costituzione. Mi aspetto che l'amministrazione rispetti questi principi, il che significa legalità, correttezza, trasparenza e immagine. Credo che l'amministratore pubblico debba essere da esempio al cittadino. Mettersi a realizzare questi valori, significa essere traino di un processo culturale che soltanto la politica può fare.

Il Palazzo di Giustizia rischia di diventare la prossima incompiuta di Reggio Calabria. L'assessore alle attività produttive Demetrio Arena ha assicurato lo scorso 27 agosto il reperimento di fondi Pac per il proseguo dei lavori. Allo stesso modo il premier Matteo Renzi, giunto in riva allo Stretto lo scorso 14 agosto, ha dichiarato che "i soldi per il Tribunale sono pronti". Lei crede che il Governo possa fare di più?

La vicenda del Palazzo di Giustizia non spetta alla mia responsabilità, perché l'organo deputato a questo compito è la Corte d'Appello. Tuttavia io partecipo come facente parte della Commissione di Manutenzione, per cui vengo informato sulle vicende, credo si sia dato un impulso importante in questi ultimi tempi, non so se tutti i fondi, perché lì concorrono fondi dell'Amministrazione comunale oltre che fondi del Governo nazionale. Non so se tutti i fondi siano stati reperiti anche a livello di Amministrazione comunale, su questo farebbe bene a parlarne con Presidente della Corte d'Appello.

Da qualche anno si è aperto uno sportello sulle procedure esecutive immobiliari. I beni confiscati possono essere una risorsa per il Comune?

Dal 2008 con il mio arrivo, grazie al contributo determinante dell'Ordine forense, si aperto uno sportello delle esecuzioni immobiliari, che è un ausilio per l'efficienza, la trasparenza e la rapidità. Abbiamo informatizzato le procedure immobiliari e abbiamo dimezzato le procedure da quando è sorto ad oggi. Malgrado gli incrementi in entrata, stiamo estendendo questa attività al settore fallimentare e abbiamo portato di recente avanti la informatizzazione delle procedure di esecuzione mobiliare, quindi delle conquiste importanti. Per quanto riguarda i beni confiscati, abbiamo costituito un organismo di riflessione interna e di dibattito su come utilizzare al meglio questi beni, abbiamo lavorato con la Procura, con il Foro con tanti organismi direttamente interessati su questo terreno. Stiamo andando avanti velocemente per poter delineare un protocollo d'intervento che renda sempre più funzionale l'utilizzazione di questi beni per la parte che ci compete, perché poi la gestione dei beni, una volta confiscati, non è più nostra ma è dell'Agenzia dei Beni Confiscati.

Il Procuratore De Raho ha richiamato alla responsabilità gli attori politici. Lei crede che la 'ndrangheta possa condizionare in maniera decisiva il libero voto?

Molto spetta alla coscienza e alla consapevolezza del cittadino, l'auspicio che io formulo è di essere tutti consapevoli che quello del voto è un momento di libertà e di consapevolezza. Io penso che ognuno deve scegliere seconda coscienza ed in maniera libera, questo è quello che deve accadere. Ho letto anch'io le dichiarazioni del Procuratore De Raho che lanciava un giustificatissimo allarme, certo lui ha degli strumenti di verifica e di controllo che, come lui stesso ha detto, eserciterà, e questo credo che sia per tutti una garanzia.

Il 26 ottobre Reggio sarà ad un bivio. Cosa deve accadere affinché la città cambi?

Quale che sia la prossima amministrazione comunale, essa dovrà dare il senso profondo di un cambiamento di passo culturale. Credo sia finita l'epoca in cui si possa sopravvivere e tollerare tutto, ingoiare tutto ciò che giornalmente vediamo di illecito e di illegale e parlo di microillegalità, basta vedere la circolazione stradale, basta vedere il mancato rispetto delle norme civili. Io credo che bisogna dare un esempio forte di coerenza ai valori e di costante correttezza pubblica, questo è quello che auspico che accada. Il segnale della rottura con un passato di illegalità deve essere un segnale forte e diffuso, auspico che chiunque vada a gestire la cosa pubblica, sia consapevole che il momento della comunicazione e della rappresentanza sia molto importante, visti i gravissimi problemi sociali che la città si porta dietro.