Reggio al bivio. Andrea Cuzzocrea: “Ripartire da Città Metropolitana”

cuzzocreaandreaintervistadi Pasquale Cotroneo - Il punto di vista esterno è quello giusto. Il focus è altrettanto attento e minuzioso. Così Andrea Cuzzocrea, Presidente degli industriali reggini, analizza con una lucidità a tratti disarmante tutta la situazione geopolitica che ha interessato la città, nel recente passato e nel presente. Dalle sue affermazioni facile individuare una bocciatura per i Commissari, così come nei confronti di tutta quella politica dello slogan e dell'apparire, su tutti quella del "Modello Reggio". Un analisi che comprende l'impossibilità di proporsi personalmente a livello politico vista l'insussistenza di alternative possibili e che offre la sua conoscenza per proporre la Reggio del futuro, quella in cui serviranno capacità, professionalità ed esperienza, andando oltre candidati e programmi, partendo da un punto fondamentale: la città metropolitana.

Reggio torna al voto dopo lo scioglimento del suo Consiglio Comunale e dopo anni difficili a livello economico e sociale. Come giudica l'operato dei Commissari?

L'operato dei Commissari non si può giudicare positivamente, questo è fuori dubbio. Hanno trovato una situazione certamente complessa, ma si sono limitati a svolgere un ruolo meramente burocratico, che, se sommato alla burocrazia già esistente ed in parte inefficiente, ha prodotto una burocrazia peggiore. Dal punto di vista dell'iniziativa politica, dei problemi veri che attanagliavano e attanagliano ancora la nostra città non si sono viste soluzioni vere.

Possiamo quindi dire che lo scioglimento non è stata una soluzione?

Sullo scioglimento c'è da discutere tanto. Non mi sembra, a questo punto, che ci sia utilità nella normativa per come è strutturata. Non ha assolutamente senso mandare a casa l'organo politico di una città così importante e sostituire quest'organo con tre individui che possono anche avere una capacità eccellente nell'amministrare, ma non possono mai sopperire a quello che è un Consiglio Comunale, una Giunta e un Sindaco. Ed a questo va aggiunta l'incapacità o mancata volontà di assumere iniziative di vero cambiamento, di intraprendere azioni risolutive sul piano dello sviluppo, del miglioramento dei servizi, sugli investimenti.

Facendo un passo indietro, cosa ci rimane degli anni che hanno preceduto l'Amministrazione dei Commissari? Cosa salva del "Modello Reggio", se salva qualcosa, e cosa condanna invece maggiormente?

Il "Modello Reggio" è solo uno slogan, non bisogna fare l'errore, che molto spesso in quest'epoca mediatica si compie, di correre dietro gli slogan. Nella sostanza in passato credo che durante la gestione Scopelliti siano stati fatti molti errori gravi, e noi lo abbiamo sempre denunciato pubblicamente tanto da essere accusati da qualcuno di parteggiare per la parte politica opposta, ma poi i fatti hanno dimostrato che noi non eravamo interessati a scendere nell'agone politico. Segnalavamo che c'erano delle responsabilità amministrative che poi hanno portato a danni enormi. Per fare degli esempi abbiamo segnalato la cattiva gestione delle opere pubbliche, la mancata spesa dei fondi del Decreto Reggio o di quelli del Pisu e della programmazione comunitaria. L'errore più grande forse, nella gestione, è stato quello di circondarsi di persone incompetenti, messe ai vertici.

Manca davvero poco alle elezioni. Quale sarà il primo provvedimento che dovrà adottare chi guiderà Palazzo San Giorgio?

Non è utile fare una graduatoria, bisogna ripristinare una normalità. Bisogna aggiustare un poco tutto ripartendo dai servizi: le strade da sistemare, l'acqua che deve arrivare nelle case, la spazzatura che deve essere raccolta, la differenziata. Cose basilari che in una città normale sarebbero nelle mani dei dirigenti ma che a Reggio, anche per la vacatio della politica di questi anni, dovrà essere materia del Sindaco. Sulla raccolta dei rifiuti ad esempio bisognerà mettere in moto meccanismi virtuosi che tutte le città moderne possiedono, senza dipendere dalla Regione, che ha già moltissime difficoltà.

Può darci un giudizio sui candidati Sindaco? Cosa pensa dei loro programmi elettorali?

Io non li conosco nemmeno tutti i candidati quindi mi è difficile dare un giudizio. I programmi invece lasciano il tempo che trovano perché non sono frutto di un'analisi accurata delle problematiche vere della città. Più che al programma bisogna guardare all'esperienza che portano in dote i candidati perché poi da quello dipenderà il successo del futuro Sindaco. Il prossimo Amministratore si troverà davanti a sfide che fanno tremare le vene dei polsi e dovrà avere con sé buon carico di esperienza.

Per mesi il suo nome è stato accostato ad una possibile candidatura, poi cosa è successo?

Mi è stato chiesto tante volte di dare questa disponibilità, è inutile negarlo perché tutta la città ne è al corrente. In sintesi ero pronto a dare la mia disponibilità ma solo a condizioni che poi non si sono verificate.

Quali nello specifico?

Poteva esserci la mia disponibilità nel caso in cui ci fosse stata un'ampia convergenza da parte di tanti settori della città, la convergenza da parte di quel Patto Civico di cui lo stesso Vescovo Morosini ha parlato in più occasioni. Ma anche nel caso in cui buona parte dei partiti politici avesse fatto un passo indietro. Non potevo, col mio ruolo, mettermi nel meccanismo delle Primarie o mettermi in corsa insieme ad altri otto o nove candidati. Non avrebbe avuto alcun senso e probabilmente una mia candidatura in questo contesto non sarebbe stata nemmeno capita.

E in futuro pensa di poter scendere in campo, non solo per guidare la città ma anche in altri ambiti?

Non nego che mi piacerebbe. Di mestiere non faccio il politico ma credo e sono sicuro che potrei dare il mio apporto per un vero cambiamento, perché so quali pedine muovere all'interno di una pubblica Amministrazione, quali persone coinvolgere, persone competenti ovviamente che formino una squadra affiatata, in cui non si prescinde dal merito.

Come si rapporterà Confindustria con la nuova Amministrazione? Cosa "chiederete" ad esempio su Città Metropolitana, Fondi comunitari e Porto di Gioia Tauro?

Confindustria si approccerà da istituzione qual è. Saremo vigili su quanto farà il Sindaco e saremo molto attenti su alcuni temi: città metropolitana ma anche Decreto Reggio, sulla gestione del quale abbiamo idee molto chiare a differenza dei candidati che oggi si propongono. Una gestione complessa, abbandonata da anni, con questioni tecniche mai affrontate che se risolte potrebbero elargire fondi per un valore di 200 milioni di Euro in un momento in cui Reggio non avrà molte risorse se non quelle provenienti dal Pon per la città metropolitana. Sarà poi il Sindaco magari a mettere in campo strategie vincenti quali il partenariato con i privati, soprattutto a livello turistico. Sul Porto poi potrei parlare per ore. Al momento è solo porto di transhipment che non ha alcuna utilità per il territorio. Innanzitutto dovrebbe essere chiamato lessicalmente e già da ora Porto di Reggio Calabria, senza aspettare "l'arrivo" della città metropolitana. Come il Porto di Amsterdam, che in realtà è molto più lontano dalla città olandese di quanto sia lontano Gioia Tauro da Reggio. Bisognerebbe sviluppare il retro porto attraverso delle misure fiscali vantaggiose altrimenti nessuno verrà ad investire qui. L'idea della Zes era nata proprio per questo, sarebbe la chiave di volta. E poi ancora l'alternativa del trasporto su rotaia, con il gateway che le ferrovie non hanno voluto mai realizzare. Solo così si possono creare attività di trasformazione.

Tra i temi più scottanti quelli dei lavoratori precari, delle società miste, del trasporto pubblico. Si sente di dare un consiglio al prossimo Sindaco per risolverli?

Intanto questi sono degli esempi che testimoniano che questi due anni sono passati invano. Sulle miste è in atto un balletto da quando c'è stato lo scioglimento, della nuova società in house non sappiamo nulla, solo che è stato chiamato un advisor esterno. I servizi non vengono intanto erogati e le persone non vengono mantenute, perché il personale non potrà essere travasato da una società sciolta ad una nuova senza procedura di evidenza pubblica. Chi ha gestito queste situazioni ha ingannato in maniera irresponsabile le persone ed ora bisognerà riflettere a fondo su come risolvere la situazione.

Si discute molto in questi giorni sulla riforma del lavoro, dell'articolo 18 e del Tfr in busta paga. Lei cosa pensa? E quali ripercussioni avrebbe una riforma del genere sul nostro territorio?

Se c'è o se non c'è l'articolo 18 in Calabria non aumenterà e non diminuirà un posto di lavoro e su questo possiamo scommetterci, questo è solo un falso problema. Quando gli imprenditori sono stati costretti, ed in questi anni è successo innumerevoli volte, a licenziare il personale lo hanno fatto ricorrendo allo strumento del licenziamento collettivo e quindi articolo 18 non è servito a nulla. Il vero problema è crearlo il lavoro, perché basta guardare ai dati sulla disoccupazione giovanile per rendersi conto. Sul Tfr bisogna fare una precisazione di principio, aldilà degli annunci e degli slogan. Viene infatti mostrato il Tfr come una concessione che viene fatta ed invece è una somma che è già del lavoratore, non gli viene regalata ma solo anticipata. E questo comunque creerebbe delle difficoltà tecniche non da poco: le imprese dovrebbero reperire liquidità e poi problemi di natura fiscale e di agevolazioni che andrebbero a decadere con la messa in busta paga. E' solo una cosa comunicativa, di concreto c'è poco.

Un minor numero di dirigenti pubblici, e una riorganizzazione degli uffici e della burocrazia potrebbe servire a risollevare in parte economia?

Non è facile rispondere, bisognerebbe guardare caso per caso. Distinguendo i vari livelli gerarchici molte persone servono. C'è un altro profilo di interesse in questo ragionamento che riguarda la mancanza di veri parametri di valutazione dei dirigenti pubblici. Se in una azienda privata un dg non ottiene dei risultati viene mandato a casa, mentre questo nella Pubblica Amministrazione non avviene. Ci sono città come Varsavia che con i fondi comunitari si sono sviluppate in modo incredibile, qui abbiamo avuto tre cicli di programmazione e nessuno se ne è accorto.

Col piano di rientro dei Commissari, rimanendo nel campo della fiscalità, vi è stato un innalzamento delle tariffe e dei tributi. Esiste la possibilità di ridurre le imposte, ad esempio per il settore della Pmi?

I commissari avrebbero dovuto fare delle distinzioni. Hanno ad esempio applicato la Tasi con le aliquote massime in modo indistinto, senza calcolare che spesso il servizio non viene fornito. Sarebbe stato più opportuno fare un regolamento, come fatto altrove, che stabilisce decurtazioni per giorni in cui il servizio non viene reso. Molte delle imprese del settore edile poi sono state costrette a pagare Imu su immobili invenduti. Altro problema quello dell'occupazione del suolo pubblico: costa più fare un ponteggio che costruire una facciata. Il settore delle aziende è sicuramente uno di quelli in cui mettere subito mano.

Spesso si parla di Smart Cities. Reggio può diventare una di queste? Quali le difficoltà da superare?

Uno degli "assi" previsto dal Pon Città Metropolitana è proprio quello della Smart city. E questo è sicuramente un punto su cui puntare e i programmi del Pon prevedono appunto che la città possa diventare intelligente, con servizi di banda larga, con mezzi pubblici elettrici e con stazioni elettriche sparse per la città, con database sui tributi che si interfacci con tutti gli enti. Sembra utopistico pensarci, al punto in cui siamo, ma è la strada giusta.

Se lei dovesse fare un appello ad un giovane per restare a Reggio e fare impresa cosa gli direbbe?

Non è impossibile, tutto o molto dipende dallo spirito con cui si fanno le cose. E qui di cose da fare ce ne sono molte, spesso lo abbiamo dimostrato col nostro gruppo giovani che insieme all'Università ha fatto nascere una serie di start up innovative. Il futuro è questo. I giovani su questo si devono cimentare, perché spesso accade che l'inventore di una app o di sistemi innovativi provenga dal sud. Se queste cose possono realizzarsi altrove non vedo perché non farle qui a Reggio Calabria. Ognuno deve inventarsi il suo mestiere.

Reggio al bivio. Quale strada prenderà la città dopo queste elezioni e cosa ci aspetta nei prossimi 5 anni?

La città non può che crescere, siamo ad un punto di compromissione tale in tutti settori che decrescere sarebbe impossibile. La mia speranza è che si abbia chiaro quale sia il quadro di riferimento e quali sono gli obiettivi principali. Uno di questi è la città metropolitana, sulla quale si è fatto molto poco e il gap è difficile da colmare. Ci sono adempimenti normati che non sono stati fatti come i processi di riunione dei Comuni, la Conferenza metropolitana, e a tutti quegli aspetti propedeutici alla realizzazione della città metropolitana. Ricordando che metropolitana vuole dire anche modello di governance che sta a livelli di una regione. Bisogna essere preparati ed avere idee di come gestire questa situazione. Se città ha futuro di crescita lo ha solo con la città metropolitana.

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