Reggio al bivio. Daniele Romeo: "Futuro ancora col Modello Scopelliti"

romeodanieleildispacciodi Walter Alberio - Un fedelissimo dell'ex governatore Peppe Scopelliti. Eletto due volte al Consiglio comunale, prima con Alleanza Nazionale, nel 2007, e alle ultime amministrative di Reggio, nel 2011, nelle file del Popolo della Libertà. Per Daniele Romeo, all'epoca anche coordinatore cittadino del Pdl, e quel compatto centrodestra erano ancora gli anni del Modello Reggio e del "dominio" politico ed elettorale di Scopelliti a Palazzo San Giorgio, così come, successivamente, alla Regione Calabria.

Dopo, arriveranno le scissioni a livello nazionale, con il ritorno dei berluscones in Forza Italia e la creazione del partito del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano. Una fase politica complicata che evidenzierà spaccature sempre più nette, soprattutto in Calabria e nella provincia di Reggio, tra i forzisti e i cosiddetti "traditori" di Ncd. Una resa dei conti annunciata, insomma. Soprattutto, arriverà per l'uomo più rappresentativo degli alfaniani in Calabria, per il sindaco del 70%, la condanna per aver concorso a truccare i bilanci del Comune di Reggio dal 2008 al 2010: sei anni di reclusione per abuso d'ufficio e falso in atto pubblico e interdizione dai pubblici uffici, in primo grado, nel processo sul "Caso Fallara", dal nome della dirigente comunale morta suicida nel dicembre 2010, dopo aver ingerito una dose letale di acido muriatico. Seguiranno le dimissioni da Governatore della Calabria e, poi, il flop delle Europee: una tornata elettorale destinata a lasciare strascichi pesanti all'interno del Nuovo Centrodestra, "inaugurando" lo scontro Gentile-Scopelliti.

Il primo, oggi, rappresenta i vertici di Ncd. Scopelliti, invece, una parte consistente della base. Oltre 150 circoli nelle ultime settimane hanno contestato la linea politica del partito e, quindi, anche le scelte di Gentile e dei coordinatori, nonché senatori, un tempo vicini all'ex Governatore, e adesso desiderosi di spedire il Modello Reggio in soffitta. Una stagione politica che, invece, per Daniele Romeo (attualmente in Ncd solo come componente dell'assemblea nazionale e membro del coordinamento regionale, non è candidato alle prossime elezioni comunali) rappresenta ancora una delle fasi migliori della città. Una esperienza dalla quale, secondo Romeo, ripartire.

A Reggio, 64 circoli si ribellano ai vertici regionali e provinciali. Cosa accade all'interno di Ncd?

Ci sono tantissimi circoli che stanno cercando di far capire ai vertici nazionali e a quelli locali che c'è bisogno di confronto dentro al partito. I 64 circoli di Reggio sono solo gli ultimi ad essersi ribellati: ormai sono più di 200 in tutta la Calabria. Io ho vissuto due fasi nel Pdl: quella di Scopelliti coordinatore regionale e quella di Daniele Romeo che è stato coordinatore a Reggio. Io ho sempre cercato, imitando Scopelliti, di confrontarmi il più possibile con le varie anime del partito, di sentire tutti gli eletti, i presidenti dei circoli ed i responsabili sul territorio. Da quando è nato Ncd, nessuno, a livello locale, ha mai sentito il dovere e neanche la responsabilità di voler ascoltare la base e di voler dialogare. Questo partito è nato da un grande movimento dal basso, tante persone hanno sentito il bisogno di mettersi in gioco. Tutti noi, però, siamo rimasti scontenti: abbiamo visto che non c'era grande condivisione.

Il senatore D'Ascola è stato criticato dai presidenti dei circoli per alcune sue dichiarazioni, rilasciate durante la presentazione del progetto politico del Nuovo Centrodestra per il Comune di Reggio. Il commissario provinciale, riferendosi all'impegno di colleghi di partito, ex consiglieri e assessori, nelle civiche, aveva detto: "Chi cerca voti per un'altra lista non può essere del Nuovo Centrodestra".

Parlo della mia esperienza politica personale. Ho fatto due volte il consigliere comunale: una volta nel 2007, con Scopelliti sindaco, la seconda volta nel 2011 con Demi Arena. In entrambi i casi ricordo che si vinse anche perché si fecero tantissime liste e scesero in campo tantissime persone che non facevano parte della politica. Quando si dice che "Chi cerca voti per le liste civiche, è fuori dal partito", si sbaglia. Il concetto è sbagliato. Per poter vincere bisogna "allargare" il più possibile. Lo stesso Bilardi, ad esempio, è stato eletto soltanto in liste civiche: la prima volta fu eletto al Consiglio comunale ed era candidato con "Alleanza per Scopelliti"; la seconda, nella "Lista Scopelliti Presidente" alle regionali e, poi, in "Grande Sud" al Senato.

A proposito del vice di Tonino Gentile, il senatore Bilardi ha affermato che il "Modello Reggio" è ormai "archiviato" e "non è più adatto alla città". Lei ha invece evidenziato, in una recente conferenza, che "Bisogna ripartire dalla basi del Modello Reggio". Chi ha ragione?

Gianni Bilardi, come ho detto prima, viene da una esperienza politica di centrosinistra. Ad un certo punto, folgorato sulla via di Damasco, si rende conto che il Modello Reggio ed il governo messo in piedi da quel centrodestra era una formula vincente, e decide di passare nel centrodestra e di candidarsi. E' stato un importante assessore della giunta Scopelliti e un consigliere regionale eletto con la Lista Scopelliti Presidente. Peppe Scopelliti lo ha voluto fortemente tra i candidati al Senato. Queste sue affermazioni mi lasciano un po' perplesso. Non penso volesse criticare il Modello Scopelliti. Sarebbe incoerente, perché lui ne ha fatto parte.

Forse Bilardi, semplicemente, segue la linea del partito dettata da Gentile. Scopelliti sembra essere diventato quasi un "ingombro" per Ncd?

Non ho mai sentito Ncd affermare che Scopelliti è un ingombro. Non penso sia questa la linea del partito. Se così fosse, saremmo andati via tutti quanti.

E' da escludere una scissione in Ncd da parte dall'area scopellitiana. Si parla anche di un possibile approdo di alcuni consiglieri regionali uscenti nelle liste di Fratelli d'Italia, dopo il niet di Gentile sulle civiche alle regionali.

Assolutamente no. Credo sia molto più probabile una "emorragia", più che una scissione, nel caso in cui Ncd dovesse scegliere di stare con la sinistra. Il Nuovo Centrodestra è stato costruito in Calabria da Scopelliti e dai suoi uomini in un'area politica ben delineata. Chi andrà con il centrosinistra non troverà spazio nella nostra comunità. Alla luce del risultato delle primarie, comunque, mi pare che chi spingesse verso il renzismo e Callipo sia rimasto deluso. Non credo si cercherà ancora un accordo con la sinistra.

Ha sentito Scopelliti? E' amareggiato, deluso da questa vicenda interna al partito?

Lo sento dalle 35 alle 80 volte al giorno. Scopelliti è un uomo di destra ed un anno fa ha fatto una scelta coraggiosa: lasciare il Pdl che stava confluendo in Forza Italia, nonostante dialogasse quasi quotidianamente con Silvio Berlusconi, per scegliere un progetto nuovo. Certo, quando sente che il Nuovo Centrodestra può andare a sinistra, comincia a pensare che qualcosa non sta andando bene, che c'è qualcosa che sta naufragando. Allora più che essere deluso, è dispiaciuto che un partito in cui lui rappresentava l'anima più a destra stia cercando di andare a sinistra, forse perché vuole accontentare Renzi o quella parte di parlamentari che, stando a sinistra, potranno avere la riconferma in Parlamento.

Nelle ultime settimane state pubblicando i quaderni de "Il Grande Imbroglio". Chi sarebbero gli attori protagonisti di questa strategia o presunto complotto contro Reggio e il centrodestra?

Sono quelle persone che frustrate da dieci anni di sconfitte in riva allo Stretto, hanno pensato di portare la disputa politica ed elettorale fuori dall'aula del Consiglio comunale, a volte montando polemiche inesistenti. Io ricordo che per tanti anni si è detto che Reggio avesse un buco di bilancio di oltre 600 milioni. E, ancora oggi, viene detto in questa campagna elettorale.

Parliamo, dunque, solo di avversari politici?

Sì. Dentro e fuori anche al nostro partito e dentro e fuori alla nostra coalizione: è normale che chi governa fa più scontenti che altro.

In una di queste pubblicazioni promettete di ripianare in mille giorni il disavanzo, anziché in dieci anni come previsto dal piano di rientro dei commissari. E' qualcosa di realizzabile?

Ad una classe dirigente, come quella dei commissari, che non viene da questa città e non sente nulla per questo territorio, non le è importato niente di sistemare le cose in un tempo minore. Hanno fatto il "compitino". Una classe politica di qualsiasi schieramento e colore, invece, avrebbe fatto diversamente. Pensiamo che in poco più di tre anni si possa cambiare questo piano di rientro. Bisogna attuare e riprendere le politiche che Arena aveva messo in campo: recupero risorse dall'evasione tributaria, dimissione del patrimonio edilizio e recupero della pratiche di condono. Con questa operazione pensiamo di poter garantire anche un avanzo di cassa di circa 10 milioni di euro.

Quello del commissariamento è uno strumento efficace? Lei, come consigliere comunale uscente, avverte ancora come una "ingiustizia" quella decisione dello scioglimento per contiguità con la 'ndrangheta?

Non serviva in città commissariare la politica. Si poteva commissariare altro. A qualcuno interessava, evidentemente, questa operazione. In alcuni casi, il commissariamento può servire, ma non può essere strumento di battaglie politiche. In città, secondo me, non è cambiato molto. Anzi, siamo caduti in un baratro. Si parlava di dipendenti in odore di 'ndrangheta o di parenti, ma nessuno è stato mai spostato. Non vedo grandi cambiamenti. Si è messa solo una croce su una parte politica.

Cosa ne pensa di Lucio Dattola, del suo programma, ed in generale di questa campagna elettorale, a livello di contenuti?

E' una campagna elettorale molto giù di tono, secondo me. Mi aspettavo la gente con "i coltelli fra i denti". Se io fossi candidato al Comune, avrei fatto le barricate in questo momento, per dire alla città che c'è una parte politica che ha chiesto lo scioglimento del Comune e che oggi ha prodotto questo disastro, ed è quella che appoggia Peppe Falcomatà. Oggi, un uomo di esperienza come Lucio Dattola può risollevare la città. Credo che Lucio abbia le carte in regola per essere un buon sindaco. Ha certamente bisogno di una squadra forte e non deve farsi influenzare da nessuno. Deve riuscire ad essere più incisivo in questa campagna elettorale. Essendo partito da poche settimane, la gente non lo conosce, mentre Falcomatà lavora su questo campo da quando hanno sciolto il Consiglio comunale, quindi è molto più avanti, ma non lo do per vincente, perché non sempre essere giovani vuol dire essere capaci.

Poca esperienza. A Falcomatà viene mossa questa "accusa" in questa campagna elettorale ...

Falcomatà non ha l'esperienza per guidare nulla.

Tutto qui?

A Falcomatà voglio fare una domanda. Lui diceva qualche giorno fa che Callipo sarebbe stato un buon presidente della giunta regionale e che avrebbero lavorato in sinergia: "Io appoggerò Callipo e lui darà una mano alla città". Oggi che Callipo è stato sonoramente trombato a queste primarie, cosa succederà? Non ci sarà più la sinergia dopo questa sconfitta? Oppure Oliverio non farà nulla per Reggio come gli altri presidenti cosentini e catanzaresi che noi abbiamo subito in questi anni?

Dattola ha affermato, rispetto ad alcuni ex consiglieri, uomini del centrodestra e partiti passati dall'altra parte della 'barricata': "Voglio dare loro la patente della buona fede". Lei è dello stesso avviso?

Assolutamente no. Anzi, dirò di più. Non avrei ricandidato nel centrodestra e nelle nostre liste le persone che hanno dialogato con il centrosinistra, in questi ultimi mesi. Hanno trovato la porta del centrosinistra chiusa e li abbiamo ripresi noi. Avessi avuto un ruolo di partito non li avrei mai candidati. Non credo nella buona fede di queste persone. Anzi, da ambienti di centrosinistra, ci viene raccontato che ad un consigliere è stato promesso un assessorato in cambio di quattro o cinque consiglieri o ex assessori dell'ex maggioranza di Scopelliti... o figli di... o figlie di... o mogli di... un impegno a portare queste persone in lista in cambio di un posto al sole nella giunta Falcomatà. Non mi piace chi promette prima di diventare qualcosa, ma non mi piace neanche chi tradisce per avere una poltrona.

Nomi?

No. Ho vissuto degli anni in politica con questa persona, in Consiglio comunale. E' una cosa che è stata ammessa da lui stesso, tra l'altro.

Capitolo società miste. Voi avete proposto la realizzazione di una holding per i servizi pubblici locali ed una partecipata unica per Recasi e Reges. In mezzo, ci sono i lavoratori e, tutti o quasi, parlano in questa campagna elettorale di "salvaguardare i livelli occupazionali".

Intanto, c'è un fatto concreto: il Comune ha pubblicato le linee guida per la creazione di questa famosa società in house che avevano promesso un anno e mezzo fa ai lavoratori ex Multiservizi. Leggendo questa delibera scopro che non è stato salvaguardato nessun posto di lavoro. Quindi tutti i dipendenti di Multiservizi, ad oggi, andranno a casa definitivamente. Malignando, mi viene da pensare che qualche dirigente abbia fatto un assist a qualche candidato sindaco, magari per permettergli eventualmente di gestire questa fase. Secondo me, sarebbe opportuno fermarsi e aspettare il ritorno della politica. Il mio appello ai candidati è questo: date delle risposte ai lavoratori e alla città e dite cosa volete fare con i lavoratori di Multiservizi che sono ufficialmente a spasso.

E poi c'è la vicenda Atam. Il destino dell'azienda di proprietà comunale, in forte crisi, si conoscerà probabilmente qualche giorno prima del 26 ottobre. Sia in caso di dichiarazione di fallimento sia con l'accettazione del piano di risanamento la prossima amministrazione dovrà agire per garantire il sostegno all'azienda e il servizio di trasporto pubblico.

Qui c'è un problema molto antico, legato ai mancati finanziamenti della Regione Calabria. Secondo me, il prossimo governo regionale dovrà risolvere definitivamente questa vicenda. Serve sinergia tra le parti e, in questo caso non bisogna guardare il colore politico: è necessario salvare l'azienda e i posti di lavoro.

Spesso vi siete scagliati contro il cosiddetto "apparato burocratico" del Comune di Reggio. Ci spiega meglio?

Abbiamo vissuto per più di dieci anni nel Comune di Reggio e sappiamo chi ha vinto i concorsi, con chi li ha vinti, e di chi è amico e compare. E' normale che abbiano delle idee politiche, non è normale che agiscano da militanti di partito, quando dovrebbero essere dirigenti o funzionari del Comune. Ci sono stati errori da parte loro fatti in buona fede, altri in malafede. Serve una classe politica che sappia contrastare lo strapotere di alcuni dirigenti di questa amministrazione.

Reggio è, possiamo dire, ad un bivio. Il 26 ottobre sceglierà alle urne la sua strada. Come immagina la città nei prossimi cinque anni? Da dove e da cosa bisogna ripartire, quali sono le priorità e le emergenze da affrontare?

Il Modello Reggio ha delle basi solide e delle fondamenta importanti. Da qui si può ripartire per ricostruire la città. Siamo a un bivio, è vero: si può andare verso la strada che porta alla crescita della città, riprendendo i progetti che la giunta Scopelliti e Arena avevano portato avanti. L'altra strada è quella della sinistra ed è la città buia che io ricordo quando avevo 18 anni: i cantastorie invece dei cantanti internazionali, i ragazzi che andavano a ballare a Scilla, Messina, Taormina e non nei nostri lidi. In poche parole, una città buia.

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