Pino Daniele “Nero a metà” Napoli e il sud. A Reggio dalla villa comunale allo stadio. Storie di esordi e musiche nell’album dedicato a Mario Musella

soundstories18dicdi Fulvio D'Ascola - Soundstories, storie di musica e del mondo in movimento. Il sud nei pomeriggi d'estate è un insieme di ombre e luci, di odori e di sapori, dì finestre aperte .Il meridione d'Italia, si affanna e vive l'emigrazione interna, il post sessantotto è testimoniato da una rivolta studentesca, che non sarà supportata da grandi slanci ideologici. La musica va, cambia dagli stili Rock Jazz Fusion e prog di Robert Genco di "Beyond the life", fino a seguire l'esordio degli Apoteosi con l'omonimo album che regala perle di Progressive. I suoni, gli arrangiamenti, il virtuosismo, si sciolgono di fronte al nuovo impatto delle parole. I testi prendono il sopravvento sulla musica ,i cantautori ribaltano la scena. Irrompe ,ma in punta di piedi ,un alto ragazzone napoletano, poca aria da scugnizzo ,ma tanta anima blues e rock. Anno 1978,il suo disco d'esordio, pubblicato l'anno prima si intitola "Terra mia" ed a Reggio Calabria alla villa comunale ,sul palco il ragazzo napoletano ,che canta e suona la chitarra, è accompagnato da un percussionista di colore ,Karl Potter ,da un bassista ,Gigi De Rienzo e ad assistere al concerto c'e' solo uno sparuto gruppo di spettatori. Lui si chiama Pino Daniele ed il suo nome segnera' la musica cantautorale italiana, contaminata da stili diversi. Tutto cambia due anni dopo e il disco "Nero a Metà " ,lancia l'artista napoletano tra i migliori autori e musicisti del periodo. Tutta Napoli e i sud del mondo ,sono presenti tra i microsolchi, tante piccole storie, canzoni che si rincorrono. Nero a metà ,potrebbe essere tutto e niente, ma è un grande omaggio, alla più grande voce Rhythm and Blues italiana: Mario Musella. Mario era la voce degli "Showmen",il grande gruppo napoletano che negli anni sessanta traccio' la strada della "black music" italiana, tra i componenti della band spiccano anche James Senese al sax e voce, Elio D'Anna al flauto che in seguito suonerà con gli Osanna e Franco Del Prete alla batteria. Il cantante napoletano morì nel 1979 all'età di 34 anni ed il disco di Pino Daniele con il suo "Nero a Metà " diventa la dedica speciale e l'acronimo di Mario Musella. Una storia meridionale, una storia che passa attraverso i vicoli di Napoli, tra le grida delle donne dei bassi,in mezzo ai colori dei panni stesi di balcone in balcone, che sembrano ricordare le scene dei libri di Giuseppe Marotta. Pino Daniele inizia il suo cammino musicale come bassista nei "Napoli Centrale", ma la strada solista si consolida con il suo terzo album ,dove è tutto un miscuglio di blues,melodia,ballate,soul,testi a volte dissacranti,allegri e malinconici. "Passa 'o tiempo e che fa tutto cresce e se ne va..passa 'o tiempo e non vo' bene chiu. Voglio 'o sole pe' m'asciutta'". Le parole di "Alleria",colorano una delle più belle ballate acustiche della musica italiana. I testi tra la lingua napoletana e l'italiano, sono sempre al servizio della musica. Ritmi brasiliani ,con vocalizzi alla Al Jarreau, con le percussioni di Tullio De Piscopo che rendono "Sotto 'O Sole" quasi un brano standard fusion jazz, con i contrappunti alle tastiere di Ernesto Vitolo. Un ensemble di grandi musicisti, rendono il disco unico per le sue variazioni, da consumare ore e ore con il giradischi."Le splendide "Quanno Chiove" e "E so' contento e sta'",sono perle melodiche mediterranee. Pino Daniele riesce a coniugare diversi stili, influenzato dalla presenza americana nel dopoguerra, dalle contaminazioni africane,dai suoni brasiliani,suoni latini,con l'anima melodica partenopea. "..Ed ho visto morire bambini nati sotto un accento sbagliato, ieri mi sono incazzato ed oggi sono vero...Voglio di più di quei giorni amari ,sai che strillero' per farmi valere ,sarò così sempre pronto a dire no..." Questa è forse la canzone più "politica e sociale" ,"Voglio di Piu",velatamente soul blues,per fare capire come la musica ,nella sua leggerezza può essere mezzo di riflessione ed ariete per scardinare i pregiudizi. C'è anche il primo slang americano partenopeo in "I say I' sto cca'",una storia di noia ed evasione enologica , molto giocosa ,rivolta contro il potere precostituito. SI salta di canzone in canzone scorrendo tra l'acustica "Appocundria" con begli assoli di chitarra,la caleidoscopica e ritmata synt and bass "A Testa in giu","Musica musica","Puozze passa' nu guaio","A me me piace 'o blues". "Nero a Metà " ,diventa un tour che riempie gli stadi,con una super band che include James Senese,Tullio De Piscopo e Tony Esposito. La storia continua e da un palco alla villa comunale,il giovanotto napoletano si trasforma da leader con la sua chitarra,la sua voce,la sua musica e le sue parole ,si diffondono allo stadio comunale di Reggio. I trenta spettatori del 1978,diventano tremila due anni dopo. Il sud di quegli anni che si capovolgono sulle primi crisi ideologiche ,attraverso la musica ha spazi espressivi. Basta un chitarra ,una canzone ,la lingua napoletana, la contaminazione ,per dare slancio ai giovani meridionali che si sentono un po' tutti "Nero a Meta'", con le immagini di Pino Daniele con la chitarra a tracollo nella copertina dell'album e la voce silente di Mario Musella.

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