Ingresso libero. Fabrizio Canale ed il blues, “La musica della vita”

canalefabriziodi Walter Alberio - Succede che un calabrese di ventitré anni prenda la valigia e vada, carico di sogni e speranze, a cercare fortuna in giro per il mondo. Quando, però, la classica valigia di cartone, legata con lo spago, diventa una sorta di strumento a percussione, adatta a scandire il ritmo, e gli "attrezzi" del mestiere sono la chitarra e l'armonica, stiamo parlando di qualcos'altro, o meglio, di qualcosa di più. Ci riferiamo a quella sana incoscienza, alla passione che, slegata dalle convenzionali logiche sociali, spinge l'uomo, nonostante le umane incertezze e i timori, a mettersi in gioco e a seguire ed inseguire, in un viaggio senza fine, la propria vocazione.

Fabrizio Canale è un emigrante con la chitarra in spalla e il blues nelle vene che ha scelto di scoprire se stesso e il mondo dedicandosi completamente alla musica e all'arte di strada, lontano dalle comodità di casa e dalla sua città (e da un Comune che non ha mai deliberato un regolamento per l'arte di strada).

Le ambizioni e il talento del bluesman reggino viaggiano da Reggio Calabria a Torino e da Torino a Cracovia. In terra polacca partecipa al Bluesroads Festival di Cracovia, ottenendo il riconoscimento della giuria e del pubblico, e al Galicjia Blues Festival di Krosno, vincendo il primo premio, dopo un esaltante tour autunnale in giro per la Polonia: "E' stata una esperienza magnifica vivere il blues in maniera così attiva: dalle esibizioni ai seminari, il contest mi ha dato delle belle opportunità", racconta Fabrizio.

Anche nel capoluogo piemontese, dove attualmente vive, porta in strada e nei locali il suo show indipendente "One man band": uno spettacolo essenziale e, allo stesso tempo, dal sound potente, che vede, appunto, il solo Fabrizio mettere in scena brani celebri dei "giganti" del blues e, soprattutto, suoi inediti, con tanto di washboard, chitarra slide, armoniche e ogni oggetto utile, al servizio della sua musica.

"E' un tipo di spettacolo che mi ha sempre affascinato, al di là dei cliché: ti porta ad essere a stretto contatto con un pubblico 'particolare' che non si aspetta di trovarti lì, in quel momento, che non ha pagato il biglietto. Quindi, devi cercare di accattivarlo, conquistarlo e soprattutto di incuriosirlo. Si può imparare moltissimo", afferma Fabrizio Canale.

Il risultato di queste esperienze si traduce in un nuovo lavoro discografico, dal titolo "Someday it happens", il secondo dopo "À Rebours", lavoro però interamente casalingo, un "greatest hits" delle sue migliori registrazioni.

"E' la fotografia di quello che ho fatto in questi anni", ci spiega da Torino, Fabrizio, in queste ore impegnato in studio, con l'album in fase di missaggio.

L'ultima fatica del talentuoso one man band dovrebbe vedere la luce nella primavera di quest'anno, grazie anche al progetto "Musicraiser": una piattaforma web dove ogni artista indipendente, entro un certo limite di tempo, può ricevere dal pubblico il finanziamento necessario alla realizzazione del lavoro proposto. Per "Someday it happens", ogni tipologia di "offerta" prevedeva una "ricompensa" da corrispondere a disco ultimato: dal download digitale dell'album alle lezioni di chitarra slide, basso e armonica, fino al concerto "privato" dell'artista Fabrizio Canale. Quasi cento partecipanti (per oltre duemila e settecento euro raccolti, cioè il 139%, oltre la soglia minima richiesta) hanno creduto nel progetto di Fabrizio, rendendo così possibile la concretizzazione pratica di un sogno.

Con la gioia di suonare, raccontare e incontrare la vita, Fabrizio spiega come il Blues sia stato "una folgorazione" e, poi, una filosofia di vita, il suo modo di stare al mondo e di vivere la passione come una professione e viceversa: "Da ragazzino andavo ai concerti di grandi bluesmen ed ascoltarli mi ha aperto il cuore: sognavo, immerso completamente nella musica, sospeso, come se il tempo non passasse mai. Il blues è un modo per esprimermi. E' la musica della vita, ciò che accade nella quotidianità. Spesso viene indicato solo come l'espressione della sofferenza. Io penso invece – ripete, Fabrizio – che il blues sia la musica della vita. Ed è bello riuscire a fare della propria vita uno spettacolo".

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