La Scintilla. Chi è il cittadino oggi?

lascintilladi Aldo Velonà* - I profondi e continui processi di trasformazione in atto nella società – se da un lato fanno intravedere che un giorno, non certo vicino, l'umanità potrà e dovrà essere, per la sua stessa sopravvivenza, una città globale – dall'altro aprono nel presente nuovi e preoccupanti scenari con una ripresa di conflittualità, disuguaglianze, paura della diversità, nostalgia del passato, aumento dell'insicurezza. Gli equilibri che erano stati raggiunti nel secolo scorso dopo sanguinose guerre si sono sgretolati. Gli attuali processi economici, finanziari, culturali e scientifici e la connessa, inarrestabile, mobilità delle persone esigono nuove regole che nessun Paese, da solo, può offrire. La logica del mercato è ormai globale ed è evidente la crescita impetuosa di Paesi che un tempo si chiamavano "in via di sviluppo", ma non c'è stata la "fine della storia" con un solo vincitore: non sono cessate le  guerre e per molti è finito il facile benessere presentato come alla portata di tutti dai mezzi di diffusione del consumismo, benessere per altri (in alcune aree del mondo rimaste depresse) neppure mai iniziato!
Quali sono ora le aspettative di ciascuno, specialmente rispetto all'esercizio dei propri diritti sociali, dopo che l'avvento neoliberista degli anni '80 del secolo scorso di Reagan e della Thatcher e il processo di globalizzazione hanno rivoluzionato il rapporto tra i vari poteri e il territorio?
Alla interdipendenza dei mercati, dell'informazione, della cultura, dei problemi ecologici, non sempre corrisponde un adeguato modo di pensare delle singole persone, molte delle quali non hanno fatto i conti né con i cambiamenti radicali già avvenuti né con quelli in atto. Abbagliati dalla globalizzazione e dalla illusione che un gigantesco mercato potesse introdurre anche processi di democratizzazione, stiamo registrando che il sogno è svanito e che le cose sono più complicate di quanto ottimisticamente potessero essere presentate.

È vero che grazie al processo di globalizzazione, con alcune residue eccezioni, non solo il libero mercato, ma il modello democratico si è largamente diffuso nel mondo, come mai prima nella storia dell'umanità, ma è pure vero che sono cresciuti il menefreghismo e l'egoismo, è che è in gioco la democrazia effettiva o sostanziale, sostituita lentamente dall'accesso al consumo proposto dal libero mercato e dalla sua falsa efficienza. In particolare, c'è come un pregiudizio verso i diritti sociali, e verso le tutele in generale date dalle varie forme di welfare, visti come una causa rilevante della crisi economica e, dunque, percepiti come mausolei da rivedere e da smantellare.

Si tratta di guardare l'epoca in cui viviamo con uno sguardo ad essa adeguato e, dunque, di pensare in modo diverso rispetto a come abbiamo fatto fino a qualche tempo fa. Che fare? Dobbiamo pensare e inventare nuove istituzioni, nuove regole, una nuova socialità, nuovi rapporti tra i soggetti. Una prima domanda da porsi è: chi gode di quali diritti? Chi è il cittadino oggi?

Il concetto di  cittadinanza  costruito nel secondo dopoguerra aveva due  cardini:  lo Stato nazionale e l'uguaglianza, che si incontravano nella costruzione di un  welfare garante dei cittadini residenti sul territorio statale. Questo modello (stipendi, sanità, pensioni, scuola, ecc.) è in crisi, non solo per la presenza di "non cittadini" (immigrati extracomunitari) che, lavorando sullo stesso territorio, giustamente pretendono servizi. Occorrono dunque nuove risposte. Al di là  delle altissime dichiarazioni di principio, nel concreto i diritti di molti vengono calpestati: dal diritto al lavoro, a quello della dignità personale, dai mezzi ed efficienti luoghi di cura, alla mobilità, all'assistenza nelle disabilità, alla sicurezza personale e dei beni di proprietà, all'imparzialità dei poteri pubblici. Contemporaneamente essere cittadini di un Comune piuttosto che di un altro, dipendere da una certa Provincia o Regione, all'interno dello stesso Stato, dà opportunità diverse ed ha implicazioni concrete nella vita di ciascuno.

Ora è tempo di riconsiderare, accanto ai diritti, frutto di conquiste di libertà e di civiltà, anche i connessi doveri di coinvolgimento di ciascuno e di tutta la società nello svolgere responsabilmente le proprie funzioni. Ne elenco alcuni fondamentali: partecipare alla costruzione di una buona convivenza con tutti (per questo è indispensabile riappropriarsi dell'impegno in politica); denunciare le ingiustizie e l'illegalità; vivere nel rispetto delle regole; vigilare sul corretto esercizio  delle pubbliche funzioni; esigere il rispetto dei propri diritti; offrire solidarietà, anche verso i non cittadini, lasciando un mondo vivibile anche per quanti ci seguiranno.

Il punto da cui ripartire, da tenere come linea guida, è il primato della persona e della sua dignità: primato nei confronti delle autorità, dei poteri, delle regole e delle leggi, senza visioni razziste o di classe e senza ritenere che il nostro modo di vivere  sia preferibile a quello di coloro che vivono altrove e diversamente. Occorre ripartire dai bisogni veri dell'uomo, superando l'invadenza mercantile, consumistica ed edonistica che lo strumentalizzano, che lo vogliono da una parte schiavo e dall'altra cinico verso tutto e tutti, senza coscienza civile e pensiero critico.

Bisogna ora, responsabilmente, esigere che si facciano passi in avanti, forse non popolari e certamente non di facile consenso, per riorganizzare molti aspetti della vita sociale, economica, politica, delle risorse, degli stili di vita.

La crisi, paradossalmente, ci può aiutare.

Non potendoci  aspettare  molto dall'attuale classe politica – che, ormai da lungo tempo ed ad ogni livello, offre esempi di governo modesti e scarsa moralità pubblica – per molti versi la parola e l'impegno passano direttamente ai cittadini.

Tocca a quanti ancora hanno a cuore il bene della collettività adoperarsi per l'attuazione di una urgente e massiccia azione di formazione ad una cittadinanza attiva e responsabile, richiamando ciascuno al superamento della "sindrome dello spettatore", propria del tempo dell'incertezza e dell'indifferenza.

*Ex funzionario presso l'Agenzia delle Entrate - http://www.lascintilla.org/

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