La Scintilla. Per Reggio lavoro da sviluppo endogeno sostenibile. O si muore!

lascintilladi Luigi Sorrenti* - Da anni e ancor più di recente in questa provincia qualcosa si muove. Il volontariato sociale, quello politico-sociale e quello ecclesiale, ci sorprendono periodicamente con una multiformità di nuove iniziative. L'associazionismo giovanile è florido. Quello culturale non è da meno. Vere e proprie lame di luce nuova arrivano dall'artigianato, in specie dal settore agricolo, che si fa apprezzare e premiare in Italia in Europa e oltre. Nella Piana i giovani si associano per fare musica di alto livello, capace di mietere successi oltre i confini della Regione e d'Italia. Segni sorprendenti di vitalità e innovazione arrivano dalle amministrazioni della Jonica e dell'area Grecanica. Persino la 'ndrangheta attraversa una fase di "movimento" o, meglio, di cedimento sotto i colpi di Magistratura e Forze dell'Ordine: nessuno solo qualche anno fa avrebbe creduto possibile l'apertura a Reggio di una stagione dei pentiti. Né che si sarebbe arrivati ad indagare a fondo la cosiddetta zona grigia.

Eppure tutto ciò che ci conforta e sostiene la speranza appare sempre a rischio evidente di sopravvivenza, mentre intorno a noi la realtà sociale sembra immobile o in peggioramento. L'emorragia dei giovani ne è la certificazione: inarrestabile, nonostante le due Università. Non c'è autorità morale. ecclesiale o politica che accetti la sfida di cimentarsi con il problema dei problemi: il lavoro. Tutti lamentano, denunciano, nessuno propone.

Com'è possibile che un brulicare di iniziative viva rigogliosamente nel deserto della stagnazione? È forse un fatto culturale?
Restiamo agli ultimi posti delle classifiche, malgrado: un Parco Nazionale, un Porto Intercontinentale, beni archeologici di interesse mondiale. Cui possono tranquillamente aggiungersi bellissimi borghi (non curati, certo, come siamo abituati a vedere in Puglia o Toscana, ma) sicuramente pieni di fascino, e un paesaggio tra i più spettacolari della Terra, veramente da Patrimonio dell'umanità", e invece molto sottovalutato e altrettanto stuprato, per niente "utilizzato". Conserviamo belle spiagge nonostante tutto, una cucina con qualche originalità, succulenta e appetitosa. Siamo al centro di un formidabile sistema aeroportuale: Reggio, Lametia, Catania. Solo Milano e Roma hanno tre aeroporti! Insomma: un insieme di attrattori raccolti in fazzoletto di terra che avrebbero fatto la fortuna di qualsiasi altro territorio. Ma qui no! Qui tutto questo non basta a produrre sviluppo (sostenibile).

Allora? La mia personale convinzione è che da noi manchi una vera cultura del lavoro, perché sono mancati e tuttora mancano un tessuto economico e un vera economia. Il nostro PIL è prodotto e "governato" (si fa per dire) dalla politica, non dall'economia. Da noi non esiste un sistema di imprese capace di produrre la ricchezza di cui la Regione ha bisogno per vivere. E così il problema del lavoro si affronta con la logica del chiedere anziché del fare.  Ed è risaputo che da noi si tenda a cercare più uno "stipendio" che un "lavoro".

Da quando sono consigliere comunale mi risulta però insopportabile non trovare intorno a me la consapevolezza di quanto sia irrinunciabile cambiare l'atteggiamento della politica locale rispetto ad una situazione che sembra volere respingere ogni gemito di futuro con l'automatismo del rimbalzo di una palla su un muro. Irrinunciabile perché i fondamentali del modo di amministrare le autonomie locali sono cambiati per sempre. I soliti trasferimenti dallo Stato, fulcro del sistema fino ad oggi, sono in costante diminuzione. Soldi facili non ce ne sono più. Perciò, o i Sindaci si inventano una cultura amministrativa dello sviluppo sostenibile o il Sud regredirà a livelli ancora tutto sommato inimmaginabili.

La questione si pone con urgenza  proprio in considerazione del fatto che la fertile fantasia dei nostri politici locali e dei loro riferimenti romani – esperti nell'arte di trovare denaro anche quando non ce n'è – ha prodotto l'istituzione della Città Metropolitana. In realtà un auspicabile nuovo canale di finanziamento che, diciamoci la verità, tutti stanno aspettando per tornare agli antichi fasti. Intravisto il pericolo di un uso improprio di questo strumento istituzionale, fortunatamente stanno nascendo – ad opera di professionisti e consapevoli operatori che, come mostra il "brulicare delle iniziative", da noi non mancano – una serie di progetti politico-culturali chiaramente finalizzati a valorizzare lo strumento Città Metropolitana come fattore di sviluppo sostenibile. "La Scintilla" è uno di questi.

Cosa può fare un amministratore locale per "cambiare" davvero la condizione del "sua" terra? Ho messo il verbo cambiare tra virgolette perché è la parola più stuprata della politica italiana, e l'aggettivo sua perché se non sentiamo di appartenere a questa terra con lo stesso attaccamento e rispetto con i quali sentiamo di appartenere alle nostre famiglie non credo che riusciremo mai a trovare motivazione forza e per "cambiare" davvero.

In sintesi, penso che occorra programmare l'attività amministrativa su tre direttrici.
a) Lavoro come educazione e stimolo alla creazione del lavoro.
Una grande operazione culturale che punti a cancellare dal nostro immaginario l'espressione, e il conseguente atteggiamento attendista/arrogante: "vogliamo il lavoro", sostituendola con l'espressione "creiamo il lavoro", per la promozione di un conseguente atteggiamento attivo. Grande operazione perché in ogni realtà locale deve coinvolgere tutte le agenzie educative, pubbliche e private, laiche e cattoliche, con il coordinamento delle amministrazioni.
b)    Lavoro come creazione diretta di posti di lavoro
È chiaramente un'impresa per la quale non siamo attrezzati, in un certo senso un'impresa sovrumana. La politica una sola cosa può e deve fare: mettere assieme i protagonisti: esperti della "gestione" dei fondi europei e delle fonti di finanziamento allo sviluppo; economisti dello sviluppo; imprenditori di successo; giovani, magari anche quelli che stanno fuori dalla Calabria; metterli assieme per farsi suggerire e coordinare le politiche "praticabili", praticabili ma senza rinunciare ai progetti ambiziosi. Tutti uniti dalla logica dello sviluppo vero: produrre beni e servizi da vendere sui mercati veri, aperti alla concorrenza, fuori dai confini comunali e provinciali e regionali. Con l'impegno di tutti, cittadini, imprenditori, giovani, educatori, istituzioni finanziarie – se ci saranno volontà e capacità politica, e competenze progettuali – si può costruire un progetto provinciale/metropolitano dentro il quale far stare tutti gli altri.
c) Lavoro attraverso attività indiretta dell'amministrazione

Bisogna mettere in moto un meccanismo di flussi economici che arrivano da fuori. Ci vuole un'idea di Città metropolitana che attiri gente, che riempia gli alberghi e i B&B, che dia fiato commercio e  ristorazione, che susciti iniziative imprenditoriali. Un'idea che funzioni tutto l'anno.

In altri termini un nuovo modo di amministrare. Possiamo farcela. Dipende da noi. E bisogna crederci, se davvero vogliamo farcela.

*Avvocato - Consigliere Comunale di Villa San Giovanni