Net Society. Hello world!

socialsocietydi Sabrina Salmeri - Questo è il primo articolo della nuova sezione de Il Dispaccio.

Chi ha dimestichezza con la nota piattaforma di "personal publishing" Wordpress saprà anche perché ho deciso di intitolarlo così.

Durante le feste natalizie, ho incontrato il Direttore, Claudio Cordova, e, davanti ad un caffè, candidamente gli ho chiesto: "e se inserissi sul portale una rubrica che tratta del digitale? Lì sicuramente nessuno avrà da ridire e penserà a querelarti! ". Questa era la versione divertente.

La versione seria di questa scelta è invece la volontà di trattare temi attuali e problematici alla luce di ciò che sta accedendo nella società connessa ad ogni tipo di dispositivo mobile: la Net Society.

Net(work) society (società della rete) è l'espressione coniata dal sociologo olandese Jan van Dijk nei primi anni '90 e si riferisce al cambiamento della società dovuto alla diffusione di Internet nelle relazioni interpersonali, sostenendo che assisteremo pian piano alla sostituzione o integrazione delle reti sociali di comunicazione tra le persone.

A seguito di questa evoluzione tecnologica e dell'avvento di Internet vi sono state una serie di conseguenze nella vita delle persone tali da rendere essenziale un'informazione massiva sui pericoli dell'interconnessione. Informatici, giuristi e sociologi da un ventennio tentano di avvertire gli utenti delle implicazioni che la rete ha su tutti noi.

Quando si parla di interconnessione, il primo pensiero va ai nostri smartphone, il dispositivo mobile per eccellenza. Strumento utilissimo del quale non possiamo fare a meno. Apparecchio fondamentale e onnipresente in ogni azione che compiamo ogni giorno. Tanto da non riuscire a separarcene nemmeno per un secondo. Questo dato di fatto ha spinto un'azienda inglese a creare una gabbia che tiene i cellulari imprigionati per un tempo specifico selezionato (da 15 a 60 minuti).

celllockup

La leggenda (in Rete) vuole che questo giocattolo (prodotto da EB Brands) sia stato ideato da un gruppo di papà stanchi di vedere i loro figli con gli occhi fissi sullo smartphone invece di passare del tempo a dialogare con la propria famiglia. Leggenda o no, la realtà è proprio questa.

Difatti, da qualche anno è stato individuata dalla medicina una patologia chiamata ITSO - Inability To Switch Off – ovvero l'incapacità di staccare la spina, restare connessi un tempo indefinito tanto da perdere il sonno. Questa patologia, riferiscono gli studiosi, colpisce all'improvviso: chi ne viene colpito non percepisce ciò che sta accadendo se non quando qualcuno (famiglia, amici, professori) glielo fa notare. La consapevolezza del problema è solo il primo passo, ma a volte non basta.

Un'indagine condotta da Telefono Azzurro e Doxa Kids di qualche anno fa ha evidenziato come un quinto dei ragazzi intervistati (600 dai 12 ai 18 anni) è persino disposto a svegliarsi nel cuore della notte per leggere i post sui social network o i messaggi su WhatsApp degli amici. Ma se pensiamo che sia un problema solo degli adolescenti ci sbagliamo di grosso.

I problemi dell'interconnessione riguardano anche gli adulti. L'effetto tragico su questi ultimi è da ricercare in una analisi effettuata dal "Tavolo sulla Sicurezza Stradale" (a cui partecipano tra gli altri Anas, Ania, Aci e Polizia Stradale) che evidenzia come oltre l'80% degli incidenti stradali sono dovuti alla distrazione del conducente e il maggiore responsabile di tale distrazione sarebbe proprio l'uso dello smartphone mentre si guida. Il gruppo di lavoro ha quindi deciso di sostenere le proposte di modifica del Codice della Strada con una serie di azioni per arginare il fenomeno dell'utilizzo alla guida dello smartphone prevedendo, tra le altre, il ritiro della patente da uno a tre mesi fin dalla prima infrazione; favorire campagne di formazione, comunicazione e sensibilizzazione sulla sicurezza stradale; unificare, ove possibile, le regole del traffico stradale in Europa.

E voi? Per quanto tempo sareste capaci di rimanere disconnessi?