Storie e Memorie
 
 
 
 

E!stateLiberi. Con “Musica sempre Libera” rinasce il MuStruMu

estateliberimustrumudi Valeria Guarniera - Ci sono luoghi che raccontano una storia. Che narrano vicende d'amore e d'odio. Di viltà, paura, indifferenza. E forza, coraggio, determinazione. Che racchiudono le contraddizioni di un territorio in costante ricerca di un riscatto, una nuova occasione di vita. Accade per il Museo dello Strumento Musicale, a Reggio Calabria. Ci passi davanti distrattamente, mentre le note sprigionate dai tasti di un pianoforte che qualcuno sta suonando attirano la tua attenzione. Ti fermi, lo guardi, ascolti, ricordi ... a quasi due anni dall'incendio che ne ha devastato anima e storia, il MuStruMu vive. "La musica esprime ciò che è impossibile da dire e su cui è impossibile tacere", lo diceva Victor Hugo. Così, allo stesso modo, è difficile raccontare l'amarezza provata in quell'occasione. Impossibile descrivere il dolore nel cuore di chi lo ha fondato, nel vedere vent'anni di storia e memoria – foto, video, immagini, con tutto l'archivio storico e la biblioteca - ridotti in cenere. E gli strumenti – l'anima del MuStruMu – sporchi e mortificati dal fumo nero, segno tangibile di quel vile gesto. Ma è impossibile anche tacere, non ricordare la mobilitazione che ne è seguita. L'assemblea, il giorno stesso, che ha visto la città stringersi attorno al suo tempio della musica. Quel pomeriggio passato a ripulire tutto. E la marcia, entrata di diritto nella storia della nostra città: "SuonaReggioSuona", per difendere quel patrimonio di storia, arte, cultura. Per rivendicare le proprie radici. Per esprimere ciò che è impossibile da dire e su cui è impossibile tacere. Da lì un susseguirsi di eventi, manifestazioni, incontri. Moltissime e diverse le dimostrazioni di solidarietà, gli eventi organizzati per raccogliere fondi, le persone che si sono rimboccate le maniche, a diversi livelli e competenze, per riaprire il MuStruMu proprio dov'era. Fino a oggi, con "Musica sempre Libera" il campo di "E!stateLiberi", animato da più di venti ragazzi, provenienti da tutta Italia, arrivati in riva allo Stretto per partecipare alla rinascita di quel bene che appartiene a tutti.

estateliberimustrumubis - CopiaLa sede del Museo dello strumento musicale non si trova in un bene confiscato alle mafie. Nel centro di Reggio Calabria, presso una ex stazione ferroviaria dismessa, l'associazione Museo dello Strumento Musicale dal 1996 espone, conserva, valorizza, studia strumenti musicali provenienti da ogni parte del mondo. "Nonostante il MuStruMu non sia un bene confiscato alla mafia, l'incendio che ha subito quasi due anni fa lo pone in una condizione molto simile. I poteri che hanno dato fuoco alla struttura sono gli stessi che sono stati ricacciati dalla cittadinanza". Ken Curatola, membro del direttivo dell'associazione, parla di confisca al contrario: "E' la gente che se ne appropria prima ancora che possa cadere in mani sbagliate. Il senso della presenza di Libera è proprio questo e noi siamo onorati di far parte di questa rete. Il lavoro che stanno facendo i ragazzi è fantastico, così come la passione che ci mettono". Il direttivo del Museo dello Strumento Musicale lo dice sempre: "Non ci siamo mai sentiti soli". Si riferisce soprattutto alla cittadinanza, che da allora non ha mai voltato lo sguardo, mantenendo sempre viva l'attenzione e contribuendo, attraverso donazioni "tutte ugualmente importanti" destinate ai lavori di ristrutturazione della struttura. Lavori rallentati dalla burocrazia e dal mancato dialogo con i proprietari dell'immobile (Ferservizi spa): "Abbiamo aspettato per mesi il nulla osta per iniziare i lavori. Nient'altro che una formalità, pensavamo. Invece la firma, che finalmente è arrivata, si è fatta attendere parecchio. Abbiamo dovuto insistere parecchio perché ciò avvenisse. La speranza è che non si debba più ricorrere ai comunicati stampa e ai vari solleciti per mantenere vivo il dialogo. Il Museo è di tutti, però ciascuno deve fare la propria parte".

"Non abbiamo mai pensato di abbandonare questa struttura. Abbiamo continuato su questa strada anche perché la presenza in questo luogo del Museo non è soltanto un nostro personale desiderio, ma è un desiderio di tutta la popolazione". Angela Spagna, nipote di Demetrio, fondatore del MuStruMu, tra quelle mura ci è cresciuta. Ricorda molto bene i primi passi e i primi lavori, la volontà fin da subito di creare qualcosa per la collettività: "E' iniziato tutto a livello familiare. Poi abbiamo incontrato tanti compagni di strada e negli anni il sogno ha preso forma. E' stato bellissimo aver potuto fare un servizio per le scuole ed è estremamente triste non poterlo fare adesso, a causa delle condizioni della struttura che non ci permette di accogliere i ragazzi come vorremmo. Inoltre, proprio per preservarli, abbiamo dovuto inscatolare tanti strumenti che sono lì in attesa di riprendere vita". L'animo è propositivo e la voglia di andare avanti nonostante tutto non manca. Ma c'è un po' di stanchezza e, forse, delusione per promesse disattese: "Ci sono dei momenti di sconforto, non lo posso negare, proprio perché non si può aspettare mesi per una firma. La solidarietà ci aiuta molto, anche economicamente. Servirebbe qualcosa di più dall'alto che ci permettesse di uscire dalla fase critica. Noi comunque non ci fermiamo".

estateliberimustrumuter"Fuori c'è un'idea sbagliata: si pensa che la mafia sia circoscritta a questa zona, ma non è così. La mafia è dappertutto, si adatta ai contesti e agli ambienti culturali. Fa ammalare questo Paese, lo rende povero e vulnerabile". Giulia viene da Rieti, ha sedici anni e un cuore grande. Racconta con un entusiasmo misurato l'esperienza vissuta in questi giorni. L'omelia di don Ciotti, in occasione della marcia del 22 luglio a Pietra Cappa. L'incontro con gli scout di Archi, quartiere della periferia nord della città, in cui sono forti ed evidenti le contraddizioni di questa terra e la continua lotta per far prevalere il bello sul brutto. L'energia contagiosa del sindaco di Messina, Renato Accorinti, che li ha accolti nella sua città. E la chiacchierata con Bruna Mangiola, del coordinamento per l'accoglienza dei migranti. "Immagino la stanchezza di vivere in una realtà che per certi versi non è sana, in cui bisogna continuamente lottare per evidenziare il buono e il bello – le parole di Giulia - In tutti questi incontri ho percepito il desiderio del cambiamento; ho conosciuto persone fantastiche e profondamente impegnate. Bruna ci ha parlato del senso vero dell'accoglienza. Le sue parole ci hanno fatto riflettere sul fatto che spesso tendiamo a tutelarci, perché siamo in un momento di crisi. Ma questo attaccamento che abbiamo alla tutela di noi stessi poi si traduce in un rigetto verso l'altro. Bisogna sempre tenere a mente la carità che bisogna avere, non perché si crede a degli ideali cristiani. Ma perché siamo uomini, perché è qualcosa che ci deve accomunare".

Le foto sono fornite dalla community @igers.reggiocalabria di Instagram.

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