Storie e Memorie
 

“Avevo un figlio. Me lo hanno ammazzato”. 10 anni dopo, parla Mario Congiusta

congiustamario23magdi Valeria Guarniera - "Dammi un figlio, Signore, i cui i desideri non rimpiazzino le azioni, un figlio che Ti conosca e sappia conoscere se stesso. Fa' che percorra, Ti prego, non il sentiero dell'agiatezza e delle comodità, ma quello dello sforzo e della sfida nella lotta contro le difficoltà. Insegnagli a tenersi diritto nella tempesta, ma ad avere comprensione per coloro che sono deboli". Prima di avere un figlio, Mario Congiusta, spesso leggeva la preghiera di Douglas Mac Arthur, da cui è tratto questo brano. Scorreva quelle parole con la speranza, la fiducia di chi porta la gioia nel cuore. A dieci anni dalla morte di Gianluca, Mario quelle parole le legge ancora. Lo fa con sentimenti diversi e si ripete con profondo dolore e amarezza: "Quel figlio invocato, il Signore me lo aveva dato. Un assassino me lo ha ammazzato ed io per lui ho solo pena".

La storia – Quella di Gianluca é una vicenda con tante zone d'ombra, il cui iter giudiziario sembra ancora lontano dalla risoluzione. "Un ragazzo solare e sportivo, sempre col sorriso sulle labbra e la voglia di lavorare per costruirsi un futuro. Gianluca era così: lavorava per sé ma anche per gli altri. Se qualcuno aveva bisogno d'aiuto lui era sempre disponibile". Nelle parole del padre rivive il ricordo di un ragazzo buono. Straordinariamente normale. Muore a trentadue anni, a Siderno (RC) la sera del 24 maggio 2005 mentre rientra a casa dal lavoro. Due colpi di fucile stroncano la sua giovane vita mentre si trova alla guida della sua macchina. "L'omicidio di Gianluca Congiusta – si legge nelle motivazioni della sentenza di primo grado – è stato deciso, organizzato ed eseguito da Costa Tommaso, ed è un delitto tipicamente mafioso non solo per le sue modalità esecutive ma anche e soprattutto per il concorso di pre-elementi - punitivo, estorsivo e strategico - , funzionali alla riaffermazione del potere criminale del risorto sodalizio Costa, potere che non poteva prescindere dal manifestarsi e imporsi nei confronti di chi operava economicamente proprio nelle immediate vicinanze delle case dei Costa". Gianluca fu ucciso, secondo la ricostruzione giudiziaria, perché tentò di sventare una estorsione ai danni del suocero. Un impianto accusatorio confermato in secondo grado ma che la Cassazione, invece, ha rinviato per un successivo pronunciamento della Corte.

Quel profondo senso di ingiustizia – A sbarrare la strada al cammino per ottenere giustizia per la morte del figlio ci sarebbe un vuoto normativo. "Le sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno statuito l'illegittimità dell'intercettazione della corrispondenza di un detenuto effettuata, nel corso delle indagini preliminari, mediante fotocopiatura della stessa che veniva poi regolarmente inoltrata". Lo scrive Congiusta – firmandosi "Papà di Gianluca, vittima innocente della criminalità organizzata, dell'indulto e probabile futura vittima delle inadempienze delle Istituzioni" – nella lettera indirizzata al ministro della Giustizia Andrea Orlando, attraverso la quale consegna anche la tessera elettorale: "Una civile protesta, per la scarsa considerazione che la politica e le istituzioni hanno nei confronti dei cittadini". Già, perché quella indirizzata al ministro è l'ennesimo tentativo, preceduto da altri andati a vuoto: al premier Matteo Renzi; alla presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, al parlamentare calabrese Ernesto Magorno "che di quella commissione fa parte anche se nessuno si ricorda di averlo visto (o quasi)" e a decine di altri parlamentari". L'amarezza dovuta alla totale indifferenza da parte delle istituzioni: "Nessuna risposta – tuona Congiusta – la maggior parte delle vittime non riesce ad avere giustizia e quei pochi casi che arrivano in tribunale e quindi a processo pagano le conseguenze per i vuoti legislativi. Nel mio caso c'è un problema di vuoto legislativo che ho segnalato invano. Il lavoro di un parlamentare è quello di legiferare e non andare nei salotti televisivi. E quello delle Istituzioni è di stare accanto ai cittadini onesti. Se non si degnano neanche di rispondere, cosa devo pensare? Quali le loro priorità?"

congiustagianlucaLe radici della memoria, per tenere vivo e alimentare il ricordo – Questo 24 maggio sarà diverso da tutti gli altri. Lo ripete Mario Congiusta mentre elenca le iniziative organizzate per quel giorno a Rosarno. Una giornata all'insegna dello sport e dei colori, per celebrare la morte con la vita. Le associazioni Cambiamenti, Libera Locride, Don Milani, Gianluca Congiusta Onlus, con il Patrocinio del Comune di Siderno, organizzano una giornata per ricordare Gianluca e tutte le vittime innocenti della criminalità organizzata. "Vogliamo segnare un solco tra il passato e il futuro – spiega Mario Congiusta - per quanto riguarda la politica, la presa di coscienza da parte della società civile". Una domenica di silenzio elettorale per volere dei partiti in corsa per le imminenti comunali. "Abbandonando le lacrime lasceremo spazio ai sorrisi e alla speranza tra musica, tornei di calcetto, bascket e tiro con l'arco e tutti, per dimostrare da che parte stanno, appenderanno un lenzuolo bianco alle finestre. Dipingeremo un bellissimo murales per lasciare il segno in questa giornata così importante". Alla presenza di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie, quella di quest'anno non vuole essere una sterile commemorazione scandita al suono dei tanti nomi delle vittime innocenti delle mafie. "Vogliamo che restino segni indelebili – sottolinea Mario - Noi vogliamo lanciare un segnale di speranza e di cambiamento, non vogliamo fare una commemorazione fine a se stessa. Le vittime vanno ricordate ogni giorno. Le amministrazioni devono dare dei segnali forti: abbiamo chiesto l'intitolazione di una strada a Gianluca. Attualmente si chiama via Torrente Arena, nessuno si offenderà se la intitoleranno a lui. Abbiamo trovato disponibilità ad avviare l'iter. La sensibilità dei sindaci e delle amministrazioni locali dovrebbe andare in questa direzione. Intitolare una strada ha un alto valore simbolico. E magari un ragazzino un giorno, passando di là, leggerà quel nome. La curiosità lo porterà a conoscere la sua storia. Ed è lì che Gianluca rivivrà davvero". Spesso si sente dire che bisogna ripartire dai giovani, puntare su di loro. "Giusto. Ma non bisogna scaricare su di loro i nostri fallimenti – aggiunge Mario – Si tende a scaricare sui giovani le colpe o le deficienze degli adulti. La mia è stata una generazione che ha fatto ben poco: consegneremo una terra peggiore di quella che abbiamo ricevuto. Sono io il primo a fare autocritica. Avremmo dovuto fare molto di più. Però ancora facciamo in tempo a fare".

Schierarsi è importante – "Bisogna dire basta – spiega Mario - Alla fine sono una minoranza che semina morte. Noi siamo per la vita. Avere paura è normale, chi non ne ha? Ma bisogna assolutamente schierarsi, farlo è fondamentale". Per Mario Congiusta definirsi "antimafia" è addirittura superfluo: "L'antimafia è composta da magistrati e forze dell'ordine. Il nostro compito è quella di tenere alta la memoria e di portare avanti, nei fatti, i principi di legalità. Scegliendo da che parte stare ogni giorno, anche nei piccoli gesti quotidiani. Noi li dobbiamo supportare e aiutare con le denunce, quello è il compito della cosiddetta società civile". E a proposito di denunce, poche quelle che avvengono in Calabria: "Bisogna che chi denuncia sia supportato dallo Stato in modo più incisivo, perché molti di quelli che hanno denunciato sono stati abbandonati dallo Stato o comunque hanno questa forte sensazione. C'è una normativa che và cambiata: le case di chi denuncia non possono essere vendute all'asta perché l'azienda và in crisi. Inoltre Da noi scatta un meccanismo perverso: invece di esprimere solidarietà concreta, spesso si tende a isolare chi ha denunciato e in quel negozio non ci và più nessuno. Bisogna che chi denuncia venga aiutato di più. Solo così si invogliano gli altri a denunciare. Da quando è stato ucciso Gianluca però molte cose sono cambiate. Abbiamo sicuramente fatto passi in avanti".