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Il caso Cutrupi. Denunciò i clan: “Stato ora vuole uccidere la mia azienda”

cutrupiandreadi Pasquale Cotroneo - Una interdittiva antimafia come una scure sulla sua azienda gli impedisce di partecipare ad appalti e gare pubbliche, trascinandolo insieme alla propria azienda verso il fallimento. Trenta gli operai licenziati, un calo esorbitante dal 2011, quando erano 65, fino ad oggi, marzo 2015, quando a lavorare nell'azienda ci sono solo tre persone.

E lavorare può essere inteso come un vero e proprio eufemismo se si considera che, come confessato dallo stesso imprenditore, ad oggi la sua azienda è ferma, non fa lavori di alcun genere.

La storia è quella di Andrea Cutrupi, imprenditore reggino, titolare della "F.F.C. Costruzioni di qualità s.r.l" passato alle cronache come l'uomo che denunciò il boss Pasquale Libri durante l'operazione "Terra Bruciata", procedimento che vide la testimonianza chiave di Cutrupi contro le estorsioni che erano state intentate nei suoi confronti.

Una interdittiva che si baserebbe su una vecchia inchiesta giudiziaria dalla quale è stato completamente assolto e da tutta una serie di situazioni giuridiche paradossali.

L'ultimo di tanti esempi è quello che ci mostra appena arrivati nello studio della sua società, su una serie di interventi per la riduzione del rischio derivante della riattivazione della colata traslazionale dei Serra dell'Acquara nel Comune di Senerchia.

Gara dalla quale (ovviamente) è stato escluso poiché "il sig. Andrea Cutrupi risulta essere continguo ad ambienti ad alto potenziale criminale, quale longa manus dei fratelli Guarnaccia, in concorso dei quali nel 2009 è stato condannato per il reato di cui all'art. 12 quinquies D.L. 306/92 (intestazione fittizia di beni). Il Sig. Cutrupi risultava il prestanome dei fratelli Guarnaccia nella società Co.For che è stata costituita per eludere la disciplina normativa in tema di misure di prevenzione patrimoniali e per conseguire pubbliche commesse. Vicinanza che emerge anche nelle carte del procedimento 'Arca' e risulta essere longa manus dei fratelli Guarn almeno fino al 2003 e che il suo ruolo è quello di fornire il calcestruzzo per i lavori di realizzazione dell'autostrada A3. Nel 2006 e nel 2007 è stato denunciato per lo stesso reato dal centro operativo Dia di Reggio Calabria e dalla Procura distrettuale Antimafia".

Allo stesso viene inoltre contestato il fatto che nonostante"fosse di fatto un dipendente della F.F.C Costruzioni, percepisse uno stipendio maggiore di quello di Amministratore Unico".

Parole che riprendono la sentenza del Tar del 2014 e quelle della Prefettura di Reggio Calabria in merito al provvedimento di interdittiva.

Tutto però parte dai suoi rapporti con i fratelli Guarnaccia, in una vicenda giudiziaria molto complessa che trae origine negli anni '90.

Una vicenda minuziosamente rapportata, catalogata ed archiviata in decine di faldoni sottolineati, e ben fermi anche in mente.

"Chiedo solo giustizia e coerenza – afferma Cutrupi – non lo faccio per me, ma mi auguro che la mia vicenda possa essere d'aiuto ad altri. Voglio farlo per tutti quei reggini che credono oggi di poter fare qualcosa per la loro città, che credono nel cambiamento. Tra l'altro – continua – la normativa antimafia allo stato attuale è un bluff, non serve a niente, basta vedere i Comuni che sono stati sciolti decine di volte".

I rapporti coi Guarnaccia, la Co.For e il procedimento "Arca"

Negli anni '90 Cutrupi è socio della Co.For, una azienda con un capitale sociale che si aggira attorno ai 100 milioni, detenendo il 4% delle quote societarie.

Questa ha anche proprietà nella Ghilina soc. cons. arl, nella Quattrotorri scarl, nella Ge.For scrl e nel Consorzio Garanzia Collettiva Fidi. La sede centrale è a Reggio Calabria (Via Manfroce 89/C). I nomi che risultano dalla visura camerale sono: Migliavacca Angelo (1949), Guarnaccia Francesco (1969), Olivo Maria (1961), Merenda Nicola (1954), Guarnaccia Domenica (1973), Cutrupi Andrea (1957), Lacava Giuseppe (1957) e Marcianò Santo (1961) quali titolari, Melo Giovanni (1971) è l'Amministratore unico e direttore tecnico.

Una ditta "seria" come riferisce Cutrupi e che "che produceva lavori di qualità" e che aveva "150 dipendenti".

Nel 1996 la ditta fu attenzionata per tutta una serie di grandi opere che aveva intrapreso, opere per le quali, secondo i Pm, avrebbe pagato delle tangenti nei confronti della criminalità. Inoltre la stessa sarebbe solo una ditta apparente, riconducibile ai fratelli Guarnaccia.

Marco Lillo scriveva sull'Espresso: "Da vent'anni a questa parte, in tutti gli appalti che contano nella provincia di Reggio c'è il loro zampino: dalla diga di Metramo al palazzo della Regione, dall'aeroporto alla facoltà di Architettura, fino al raddoppio della ferrovia tra Melito e Reggio. Lavori al centro, negli anni Novanta, nelle inchieste Olimpia e Comitato di affari. Dai processi e dalle indagini si è assodato che le imprese che vincevano le gare erano sempre grandi imprese del Nord. I Guarnaccia e gli altri imprenditori delle aziende della 'ndrangheta erano sempre in veste di subappaltatori e talvolta di interfaccia con un mondo che imprese del Nord vogliono tener buono".

Ma dopo l'inchiesta la ditta, alla quale era stata tolta intanto la certificazione antimafia da parte del Prefetto, riuscì a riottenere la stessa, e tornare a lavorare.

A Cutrupi nello specifico veniva contestato il reato di intestazione fittizia, per il quale viene condannato per reato accertato dal 1995 fino al 2001 alla pena di due anni di reclusione. La sentenza di condanna veniva confermata dalla Corte d'Appello di Reggio Calabria (in data 6.6.2008) e diveniva definitiva a seguito della pronuncia della Corte di Cassazione del 29.4.2009.

"Venivo accusato di intestazione fittizia su delle quote che avevo invece acquistato con soldi miei. Il mio 4% corrispondeva in valore a circa 12 milioni. Ecco, nonostante io avessi 100 milioni sul mio conto personale e 3 appartamenti di proprietà, secondo l'accusa non potevo permettermi di aver acquistato quelle quote. Coi fratelli Guarnaccia avevo dei rapporti trasparenti, puramente professionali e lavorativi, non li vedevo come persone vicine a certi ambienti criminali. Il Fallimento successivo della Co.For è solo strumentale, qualcuno ha voluto che finisse in quel modo".

Ma secondo Cutrupi ci sarebbe anche altro a dimostrazione del fatto, a differenza di quanto dichiarato dalla giustizia, che questi non fosse un proprietario fittizio.

"Quelle quote erano mie, io ho prestato fidejussioni mie personali alla Cassa di risparmio di Pisa e Livorno per 240 mila Euro a favore della Co.For. Oggi dopo un contenzioso con la stessa cassa di risparmio mi trovo a pagare 110 mila euro, 90 mila più 20 di spese. Fossi stato un intestatario fittizio non avrei mica buttato i miei soldi".

Nel luglio del 2007 un'altra vicenda scuote Cutrupi.

Lo stesso, insieme a Giovanni e Antonino Guarnaccia ed altri soggetti è destinatario dell'O.C.C. nell'ambito dell'indagine "Arca" inerente il meccanismo di accaparramento, attraverso il subappalto, dei lavori di ammodernamento sulla Salerno-Reggio Calabria, una vicenda che descrive come le 'ndrine del luogo avessero deciso di spartirsi gli appalti in maniera quasi scientifica. Stando a quanto raccontato da un collaboratore di giustizia vi sarebbe stato un "accordo" secondo il quale le grandi imprese, dovevano versare una tangente del 3% sui lavori da eseguire, che sarebbero stati giustificati tramite fatture "sovraesposte".

Anche in questo caso Cutrupi è accusato di intestazione fittizia e di essersi assicurato insieme ai Guarnaccia i lavori di movimento terra nel lotto appaltatogli (Stralcio B).

Lo stesso viene anche arrestato da luglio del 2007 fino a dicembre del 2007. In quel periodo – racconta – di aver chiesto più volte di essere interrogato, fin quando il 2 gennaio del 2008 viene firmata la scarcerazione per carenza di indizi.

"Ho già avviato il procedimento per ingiusta detenzione – sostiene l'imprenditore".

Alla fine di quel procedimento Cutrupi verrà infatti assolto in tutti e tre i gradi di giudizio. Tuttavia oggi quelle vicende vengono riprese in maniera determinante per imporre la misura di prevenzione nei suoi confronti.

L'informativa della Dia di Genova dell'ottobre 2013

Già la Co.For di Reggio Calabria era stata molto attiva in passato Liguria dove aveva ottenuto diversi appalti pubblici, soprattutto a Celle Ligure, Cogoleto e Albisola. Molti Comuni e Comunità montane in Liguria avevano affidato i lavori alla società per un importo complessivo di oltre cinque milioni di euro. Tanto che la stessa aveva deciso di aprire un ufficio a Cogoleto per seguire da vicino i lavori.

Ma anche la F.F.C Costruzioni prende degli appalti in quella regione,

La Dia di Genova, in particolare, con una informativa del 31.10.2013 inviata alla Prefettura di Reggio Calabria, a quella di Genova, a quella di La Spezia e al Centro Operativo Dia di Reggio Calabria, aveva accertato che l'azienda F.F.C Costruzioni di qualità s.r.l, si era "definitivamente aggiudicata l'appalto integrato relativo ad 'Interventi di ripristino della viabilità – SP 51 Dei Santuari, Comune di Vernazza (SP)', per un importo di gara pari ad oltre 2 milioni di Euro, bandito dalla Regione Liguria, in relazione ai danni causati nell'ottobre 2011 in molte località della provincia spezzina dalle eccezionali avversità atmosferiche verificatosi".

"Qualcuno che conosceva la mia storia ed il mio passato, il secondo classificato – ipotizza Cutrupi – mi ha fatto ricorso sperando di riuscire a 'togliermi' quell'appalto. I nostri mezzi erano già partiti per Genova, credevamo di aver ottenuto un ottimo risultato e che quel lavoro poteva portare del benessere alla nostra società. Quando tutto fu bloccato per noi fu un colpo durissimo, ci abbiam messo mesi, tra l'altro, prima di riuscire a 'recuperare' i mezzi e farli tornare in sede".

La Dia nell'informativa passa al setaccio la composizione societaria, poi effettua tutta una serie di approfondimenti investigativi su Andrea Cutrupi, al quale, in questo caso viene contestata la posizione di vicinanza ai Guarnaccia nelle vicende giudiziarie precedenti, e che questo sia il 'titolare di fatto' dell'azienda nonostante dal 2009 risultasse per l'Inps come dipendente della F.F.C. Costruzioni di qualità s.r.l. Una titolarità che sarebbe dimostrata inoltre dalla vicenda "Terra Bruciata" che contestualmente sta coinvolgendo, proprio in quei mesi, Cutrupi nelle vesti di denunciante di un crimine.

La stessa quindi affermava "che emergono in maniera incontrovertibile chiari e convergenti gravi indizi circa la sussistenza di elementi atti ad affermare che l'azienda in parola sia esposta al pericolo dei tentativi di infiltrazione mafiosa..." e "...di voler prendere atto del quadro indiziario offerto valutando di conseguenza l'emissione di un provvedimento interdittivo nei confronti della società F.F.C. Costruzioni di qualità s.r.l.".

Quella informativa poneva le proprie basi su vecchie situazioni giudiziarie quindi, in parte già chiarite dallo stesso Cutrupi, risultato innocente nel procedimento "Arca".

E sul ruolo di dipendente Cutrupi fornisce dei chiarimenti.

"Non ero il titolare dell'azienda solo perché avendo avuto in passato un contenzioso di tipo economico volevo evitare che i beni potessero essere pignorati. Ed inoltre mi sembra assurdo dire che io non potessi avere quello stipendio, visto che da 40 anni lavoro nei cantieri, con serietà e professionalità".

"Terra Bruciata". Cutrupi denuncia il Boss Pasquale Libri

Il 2013 è anche l'anno in cui, dopo quattro incontri con gli emissari di Libri (Claudio Bianchetti e Antonino Sinicropi) Cutrupi deciderà di denunciare le richieste estorsive, seguite anche da un'intimidazione su un cantiere e una lettera di minacce.

Nello specifico, durante il primo incontro Bianchetti, portando i saluti di Pasquale Libri, avrebbe chiesto ben 50mila euro a titolo di "prestito" per le difficili condizioni economiche del boss. Nel dicembre 2012, l'imprenditore riceverà nuovamente la visita di Bianchetti e il sollecito per il pagamento del denaro richiesto. A quel punto, l'imprenditore avrebbe riferito all'interlocutore di aver dato incarico ad una terza persona di avvicinare Libri per fargli pervenire la sua decisone in merito alla richiesta estorsiva, fingendosi meravigliato che ciò non fosse accaduto.
Bianchetti si sarebbe quindi presentato nuovamente presso la società dell'imprenditore insieme ad Antonino Sinicropi, detto "Antonello". In questo caso la nuova richiesta, molto più perentoria delle prime: diecimila euro entro Natale, neanche un centesimo in meno. Ad una settimana di distanza da quell'ultimo incontro, Bianchetti, da solo, si sarebbe presentato nuovamente presso la società dell'imprenditore con l'intento di ottenere la consegna della somma richiesta, cosa che tuttavia non accadeva: "Gli dissi che volevo essere lasciato in pace" riporta Cutrupi.

Da quel momento Cutrupi e le sue società avrebbero subito tutta una serie di intimidazioni fino al momento in cui nella cassetta della posta della società verrà ritrovato un plico contenente una lettera anonima di minacce, dopo la quale l'imprenditore avrebbe registrato tutto e denunciato ai Carabinieri.

Cutrupi, parte civile nel processo al potente boss, conferma tutte le accuse in tribunale e questo vale la condanna per Libri e la conclusione del processo.

Ma anche questo caso, paradossalmente, concorrerà a determinare la sua interdittiva antimafia!

Impossibile? Leggiamo quanto si legge nella seduta del 21 febbraio 2014 del Gruppo Tecnico Antimafia riunitosi presso la Prefettura di Reggio Calabria.

"Un procedimento interdittivo potrebbe andare in contraddizione con l'episodio di cui alla succitata recente operazione di polizia che vede un imprenditore che denuncia la criminalità organizzata e nello stesso tempo viene interdetto dalla Prefettura e definito come un soggetto che si fa condizionare dalla ndrangheta".

Nella stessa un Tenente Colonnello dell'Arma afferma ancora: "La 'Ndrangheta si evolve e non rimane ferma: non è facile al momento interpretare perché Cutrupi si rivolge ai Carabinieri nei confronti dei Libri, cosca comunque, come si evince dalla relazione della Dia di Genova, non più vicina agli imprenditori Guarnaccia, di cui Cutrupi è un prestanome".

La lettura di queste righe fa infuriare Cutrupi.

"Un colonnello dei Carabinieri non si spiega perché io mi rivolgo ai carabinieri per denunciare? Ma stiamo scherzando?! Vorrei chiedere a questo signore perché invece gli altri imprenditori di Reggio Calabria non si rivolgono alle forze dell'ordine quando subiscono delle richieste estorsive?".

E ancora: "Vorrei scrivere alle istituzioni più alte per dire: è così che lavorano i vostri ragazzi?" o: "ma poi che ci voleva la Dia di Genova per fargli capire quali sono i legami della 'ndrangheta e i suoi vari collegamenti sul territorio? Non dovrebbe saperlo lui che lavora sul campo?".

L'ipotesi degli investigatori sarebbe quindi che Cutrupi avrebbe denunciato Libri per mantenere una parvenza di legalità ad una società in realtà 'malata', quasi per facciata.

"Siamo arrivati all'assurdo – denuncia l'uomo, supportato dalla figlia Menia – dovevano darci una scorta e invece ci hanno dato una interdittiva. Tutto questo è paradossale. Per loro io avrei detto a Pasquale Libri: sai che fai? Fammi un'estorsione, mandami 4 ragazzi a chiedermi il pizzo, che io poi registro tutto e ti mando in galera".

Non solo.

"A questo punto continua Cutrupi – paradosso per paradosso – la difesa dei Libri e degli imputati del procedimento 'Terra bruciata' potrebbe chiamarmi perché tutta questa vicenda potrebbe anche capovolgersi in loro favore. Perché se fosse vero che io mi sarei rivolto ai Carabinieri solo per mantenere un'apparenza, allora il processo e tutto quello che è stato dimostrato si poserebbe su basi inesistenti".

Ma perché Cutrupi ha deciso allora di denunciare? E soprattutto lo rifarebbe?

L'imprenditore è chiaro, ci mostra la citazione di Corrado Alvaro stampata sulla sua parete: "La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile".

"Non possiamo pensare che tutto è marcio, lo rifarei mille volte, soprattutto per i giovani. Io ho lavorato a San Severo, Aprilia, Avellino, Trapani, Alcamo e mai nessuno è venuto a chiedermi soldi o lavoro irregolare, ora a casa mia vogliono la mazzetta? Se io lo faccio domani mattina respiro aria malata, e ai miei figli cosa lascio in eredità? Pagare il pezzo andava contro ogni logica, regola morale".

E confessa il malcostume che avvolge la stragrande maggioranza degli imprenditori reggini.

"In tanti sono venuti a dirmi: 'Ma cu ta fici fari? Pagavi e campavi, come facciamo tutti".

Il ricorso al Tar

A riportare le conclusioni inoltre che erano state scritte nella seduta del 21 febbraio 2014 del Gruppo Tecnico Antimafia riunitosi presso la Prefettura di Reggio Calabria è anche il Tar che si pronuncia sul ricorso operato dalla società contro il provvedimento interdittivo, e che dichiara inammissibile il ricorso che viene rigettato in quanto infondato.

Lo stesso Tar aveva richiesto la documentazione e gli atti alla Prefettura per i quali la società faceva ricorso contro il provvedimento di interdittiva.

La Prefettura invia il 30 maggio del 2014 tutti gli atti: ben 19 documenti diversi, e Avvocatura dello Stato conferma che i documenti sono stati depositati.

Il Collegio del Tar però il 3 Luglio del 2014 afferma che l'adempimento dell'acquisizione di quegli atti "non risulta assolto allo stato da parte dell'Amministrazione che ha depositato memoria difensiva a cui è stato allegato il solo provvedimento gravato".

Cosa significa? Che il Tar quei documenti non li ha mai ricevuti.

"Mi ha condannato, o mi avrebbero assolto senza leggere le carte – accusa Cutrupi – e questo è vergognoso. Dove non arrivano i provvedimenti, operano le zone grigie e la burocrazia. Mi stanno facendo un (sedere) grosso così perché io ho denunciato, non vogliono farmi lavorare".

Fa delle ipotesi l'imprenditore portando ad esempio due gare che lo hanno visto protagonista in questi ultimi anni: in entrambe è arrivato secondo, non si è aggiudicato l'appalto quindi, ma in entrambe ha presentato ricorso (perdendolo), per "gravi irregolarità" sostiene: i lavori sul Corso Garibaldi ed il Water Front.

"In entrambi i lavori, in uno capogruppo era la mia impresa, nell'altro un'azienda siciliana, insieme a noi c'era 'Impianti e Costruzioni s.r.l.' che non ha fatto una dichiarazione che tuttavia non era motivo di esclusione nel bando, e siamo stati esclusi per questa mancanza".

Sul Water front ad esempio aggiunge: "tra i motivi del nostro ricorso additavamo al fatto che l'impresa vincitrice voleva abbattere vecchia stazione marittima di Reggio mare e altro immobile del nucleo dei Vigili del Fuoco sommozzatori, nonostante fossero stati appena terminati, mentre noi invece non avevamo previsto demolizione ma riutilizzo di quei luoghi".

Per questo la società aveva anche scritto ai Commissari, senza ricevere alcuna risposta. Cosa che Cutrupi ha nuovamente fatto nei confronti della nuova Amministrazione, in attesa di una risposta.

Sui lavori privati la società poi non può essere competitiva, per logiche di mercato.

Ed anche il Consiglio di Stato ha confermato l'interdittiva per la "FFC Costruzioni", nonostante "abbiamo chiesto per quattro volte alla Prefettura di riesaminare la nostra posizione".

Quale destino allora? Cutrupi è Chiaro: "Il fallimento, è inevitabile". E la colpa sarebbe di quello Stato che gli impedisce di lavorare.

"Dove non è arrivata la mafia, è arrivato lo stato. Non mi sento di pentirmi per i rapporti avuti con nessuno, nemmeno con i Guarnaccia, perché ho lavorato tutta la vita ammazzandomi come un cane, mi sono aggiornato professionalmente, ho girato per anni tutta l'Italia".

"Perché si guarda a rapporti di due decenni fa e non al presente? Cutrupi oggi è un criminale? Giudicatemi per quello che sono. Hanno ucciso la mia azienda".

"Ho pensato di scrivere al Papa anche – afferma la figlia Menia a conclusione dell'incontro nella sede della società – e anche alcuni parlamentari hanno fatto un'interrogazione sulla vicenda. Ma od oggi non abbiamo avuto alcuna risposta. Stiamo vivendo un incubo. Siamo noi oggi a chiedere allo Stato: come si combatte la mafia?".

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