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L'urlo di Accorinti: “Reggio e Messina stuprate, valori fanno volare alto”

accorintirenato ildispacciodi Pasquale Cotroneo - Renato Accorinti Show. E' un fiume in piena il Primo Cittadino Messinese, appassionato, potente, in alcuni casi anche incazzato. Alza spesso la voce durante l'intervento odierno alla Camera di Commercio di Reggio Calabria nell'ambito dell'incontro sulla città metropolitana dello Stretto, senza mai però risultare fastidioso agli occhi del folto pubblico che per tutto il corso del suo lunghissimo intervento lo guarda con attenzione, lo ascolta quasi ammaliato, lo applaude ripetutamente e dice "bravo".
Tutti sembrano essere rapiti dal personaggio, uno che si era già capito essere fuori dagli schemi, ma magari non si immaginava così tanto. Uno che non parla il politichese, e che difficilmente si vede nelle sale stampa, soprattutto a queste latitudini.

Non essendo cittadini messinesi, e non potendo comprendere a pieno le dinamiche che regolano la città peloritana non è possibile di dare giudizi politici sull'azione portata avanti durante questi primi mesi del suo operato. A prescindere, ciò che emerge è che Accorinti prima di essere Sindaco, è una persona perbene, un sognatore, un uomo onesto e vero soprattutto, che non è il fantoccio di nessuno e che non guarda agli interessi di nessuno, se non a quelli della comunità che rappresenta. Uno di quelli che a Reggio servirebbero per uscire dal pantano in cui si trova riversata ormai da anni, e che purtroppo all'orizzonte non ci sembra di scorgere, e che forse anche per questo risulta ancor più efficace agli occhi dei presenti.

Etichetta Reggio e Messina come due città "stuprate per troppi anni e che devono fare i conti l'una col commissariamento per contiguità con la 'ndrangheta, l'altra con i tanti, troppi sfaceli che le vecchie amministrazioni, "sensibili" agli interessi mafiosi, hanno provocato.

La sua azione politica può essere sintetizzata in una sola parola: cambiamento.

Una parola che ripete spesso, che Messina intera ha voluto fare propria alle ultime elezioni e che anche Reggio dovrebbe inserire nel suo dizionario, se davvero "vogliamo cambiare il mondo".

La politica è volontà e cambiamento

"Se si aspettano le cose dall'alto – afferma - non succederà mai niente. Bisogna cambiare, dobbiamo fare tutti lavoro di cambiamento, dobbiamo farlo partendo dagli ultimi. Quel nostro 'Cambiamo Messina dal basso' utilizzato alle elezioni non era solo uno slogan, ma è un principio, applicabile a qualsiasi città". E questo perché la politica è "la più grossa delle occasioni, la più nobile e spirituale arte che l'uomo possa decidere di intraprendere. Una politica vera, umana, "folle", contro ogni forma di egoismo.

"Ci sono esempi di gente strapiena di soldi che avrebbe potuto dare un apporto importante alle nostre città, gente che ha preferito tutelare i propri interessi, quelli della propria famiglia. Che ha guardato al mondo come se fosse l'orticello di casa propria e che li trovavi in spiaggia con la cannuccia a prendere il sole". Gente come "Genovese e Buzzanca" afferma Accorinti riferendosi ai due noti politici messinesi che lo hanno preceduto al Comune, ma come altri amministratori calabresi. Persone che avrebbero fatto smarrire alla gente il vero significato della parola politica. Una politica malata che produrrebbe tanti danni quanti ne crea la criminalità organizzata.
"Oggi continua bisogna confiscare i beni ai mafiosi e la politica ai politicanti. Se combattiamo l'ego e l'ignavia ogni orizzonte è a portata di mano. Solo quando gente avrà interiorizzato tutto questo saremo in grado di conquistare qualcosa. Le dittature cadono e vincere elettoralmente col solo potere della parola contro la mafia catanese e barcellonese, così come contro la 'ndrangheta non ha prezzo".

La politica è altruismo, generosità disinteressata

Donarsi, aprirsi agli altri perché l'amore così come la politica è generosità incondizionata, esercizio del benessere altrui. Farlo nonostante la nostra sia da sempre una generazione di vigliacchi, bravi a vantarsi delle conquiste sociali, del progresso tecnologico, di una presunta e assoluta libertà. "Libertà che in realtà non abbiamo avuto in questi anni" continua Accorinti e che può esprimersi solo col "fare".
"Noi facciamo tanti errori a Messina cercando di fare, e altrettanti ancora ne faremo – dice il Sindaco citando Bertold Brecht – ma facciamo senza aver paura. I 550 milioni di debiti che abbiamo ereditato non ci fanno paura. Prima di combattere il default economico dobbiamo pensare a quello culturale, quel default per il quale per anni Reggio e Messina sono state divise, per la bassezza della nostra politica e degli stolti, per l'egoismo. Anche a Berlino c'era un muro ed è stato abbattuto, molto più facile sarà abbattere quello culturale".

Ma non solo.

"Non dobbiamo fermarci agli orizzonti personali altrimenti non si può sperimentare la gioia vera. Il denaro serve è vero, ma sono i valori che fanno volare alto. Dobbiamo capire che non siamo nelle condizioni di pensare solo a noi stessi, ma che questa preclusione può essere superata con l'educazione, coi sentimenti come l'affetto, con l'onestà, con la dignità, e con la cultura. E per farlo bisogna partire dagli ultimi: dai luoghi più poveri, dalle carceri.

E questa istanze sarebbero fondamentali anche per la costituzione di un'unica città metropolitana dello stretto perché il fatto di appartenere allo stesso popolo è innegabile.

"Voi siete mio fratello e mia sorella e noi dobbiamo vivere insieme come un'unica realtà il cui fine ultimo è la vita in comune. Quando vivi credendo nei veri valori, con gli amici, con le persone che ami, vivi momenti indimenticabili. Voglio una città bella, fatta di cittadini belli, che sognano, come gli Srilankesi che non hanno un cazzo da vivere ma che ridono sempre". Un giorno strinsi un rapporto speciale con un indiano che mi faceva da guida in quel Paese, tanto che lui non avrebbe esitato a non farmi pagare. Alla mia domanda 'Ma tu sei felice?' Lui rispose 'Lo sono solamente se anche tu lo sei'. Quella frase è ancora per me parte fondamentale dell'azione politica".

Reggio e Messina

"Con l'unione di queste città – dice Accorinti - faremo parlare mondo intero. In qualunque posto il paese accanto fa schifo. Ma a noi non è lo Stretto a dividerci, come molti erroneamente dicono, ma i 50 euro che servono per passare da un lato all'altro".

Sognatori, idealisti dunque, ma anche concreti.

"Uno più uno non fa due, ma un milione. Abbiamo sbattuto i pugni sul tavolo del Ministero perché ci sono stati i soldi per spendere 600 milioni per cartacce per la società del Ponte sullo Stretto e non ci sono per cose fondamentali, come gli aliscafi. Ora basta è nostro diritto avere un'unica grande città con un popolo che si contamina tra di esso. Come a Venezia, come in Sardegna, come succede a Capri".
Colpa, secondo il Sindaco delle vecchie politiche clientelari che da sempre governano le due città.
"Solo qua la politica ci ha nascosto tutto e questi signori ci hanno cacciato i diritti. Reggio e Messina vivono un calvario comune sopraffate dalla mano della criminalità che spesso si è nascosta nella politica, e viceversa. A Messina poi alcuni sono stati criminali peggio di Ciancimino".

Niente è impossibile

Tutto è possibile se si fanno le cose in cui si crede, e se si decide che è possibile andare oltre ogni ostacolo. Allora l'utopia diviene realtà, realtà dolce.

"Il futuro – conclude Renato Accorinti – è nelle nostre mani. A Messina noi abbiamo vinto con le biciclette in una gara che facevamo contro delle Ferrari. Una vittoria che non sento mia, mai avrei pensato di poter fare il Sindaco, quanto piuttosto 'del noi'. Quel sogno lo abbiamo realizzato a Messina e ora si può realizzare ovunque, soprattutto a Reggio. Ogni giorno quando entro nella stanza del Sindaco vedo tutte le facce di certi personaggi poco illustri e mi inquieto, ma non le caccio come altri mi hanno suggerito. Le lascio li per ricordarmi quello che ci hanno fatto". Questo perché solo con la memoria è possibile guardare al futuro e ogni cosa può essere fatta, partendo da una piccola considerazione di fondo e da uno striscione che Accorinti dice di aver alzato poco dopo la vittoria alle elezioni: "Non sapevano che era impossibile quindi lo hanno fatto".

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