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Reggio, Squillaci: "Non si può accettare che non ci sia un futuro"

squillaciluciano ildispacciodi Valeria Guarniera - "Oggi, a Reggio Calabria, non parlare in termini di speranza è delittuoso. Chiunque dice che a Reggio Calabria non c'è speranza è un assassino e sta uccidendo il futuro di questa città". Una convinzione, forte e determinata, che accompagna l'operato e i pensieri di Luciano Squillaci, portavoce del Forum Provinciale del Terzo Settore e che nasce dalla consapevolezza di una situazione estremamente difficile per la città e, in particolare, per le fasce più deboli. Una frase che non è fatta solo di parole, ma traduce un modo di vivere: da sempre impegnato in attività a sostegno del sociale - anche ricoprendo ruoli di rilevanza nazionale con la vicepresidenza della FICT (Federazione Italiana Comunità Terapeutiche e di CSV net (Coordinamento Nazionale dei Centri Servizio) – Luciano Squillaci non si nasconde, ma scende in campo, manifestando per il riconoscimento dei diritti e proponendo soluzioni valide alternative. Un cammino difficile che, con il Forum Provinciale del Terzo Settore, porta avanti. Tante le difficoltà e profonda l'amarezza nel constatare che spesso "legalità e giustizia non coincidono". Ma andare avanti è un dovere, "per costruire insieme quella Polis che tutti quanti vorremmo si costruisse"

Di recente avete ufficializzato il passaggio da Coordinamento a Forum del Terzo Settore, approvando lo Statuto provinciale. Un passaggio che è figlio di un lungo percorso e che rappresenta un passo importante , che ha segnato una crescita ed una maggiore consapevolezza del vostro ruolo..

"Il Forum del Terzo Settore è l'Organismo che riunisce e rappresenta tutte le organizzazioni del Terzo Settore che hanno finalità di carattere sociale e che si occupano in generale di sviluppo del territorio, avendo a cuore il senso e il significato di un territorio in termini di sviluppo e di comunità. Quello del Terzo Settore è un mondo estremamente variegato, fatto di Volontariato, Associazionismo, Cooperazione Sociale, Solidarietà Internazionale, Finanza Etica, Commercio Equo e Solidale. E' un' Organizzazione nazionale, che poi ha ramificazioni regionali e territoriali ed è una parte sociale riconosciuta. La normativa vigente, infatti, vuole che il Forum del Terzo Settore – in quanto parte sociale rappresentativa degli interessi delle organizzazioni del Terzo settore – sia parte integrante in tutti i processi di formazione delle leggi, sia in termini consultivi che applicativi. Se, a livello nazionale, la costituzione del Forum è avvenuta secondo dinamiche, per così dire, formali (con delle grandi Organizzazioni che si sono messe insieme e lo hanno costituito), nel nostro caso è successo diversamente: a Reggio Calabria più che altro è stato il percorso che ha inseguito un sogno. Mi spiego meglio: noi siamo partiti in maniera diversa. Cioè, non siamo partiti – come spesso purtroppo capita negli organismi di rappresentanza – dalla testa, ma siamo partiti dai piedi: abbiamo iniziato a camminare, a fare strada insieme, superando tutta una serie di ostacoli, di barriere (tante, purtroppo, anche all'interno del mondo del Terzo Settore) e di diffidenze comuni. E alla fine, dopo tre anni di percorso insieme, abbiamo deciso di costituire il Forum e – come tale – siamo stati riconosciuti. Devo dire – e lo dico con orgoglio – che in questo caso il modello Reggio ha funzionato e che viene anche preso a modello nel resto d'Italia. In modo particolare nel resto della Calabria dove il Forum Regionale sta cercando di sviluppare nei vari territori lo stesso percorso che è stato fatto a qui. Il Forum a Reggio nasce come strumento di partecipazione, vuole essere un esempio di come i cittadini possano partecipare al bene comune del Paese. In un'ottica che vuole uscire dal meccanismo "reggiocentrico" , l'idea è quella di andare a costituire una serie di Forum territoriali (quello della Locride già esistente poi Gioia Tauro, Villa San Giovanni e quello dell'Area Grecanica appena costituito) che dovranno essere le gambe che, insieme al Forum Provinciale, porteranno avanti questo strumento di partecipazione"

Tante le associazioni e le realtà che ne fanno parte e che, secondo lo Statuto, devono "favorire il reciproco arricchimento di idee, proposte, esperienze al fine di sostenere sul territorio della Provincia di Reggio Calabria lo sviluppo del Terzo Settore, valorizzando l'attitudine delle organizzazioni che ne fanno parte a sostenersi l'una con l'altra". Ciò avviene sempre? O le difficoltà – soprattutto di natura economica – creano qualche dissapore?

"Il percorso che noi, partendo dai piedi, abbiamo tentato di fare ci ha consentito in qualche modo di chiarire a monte tanti dissapori: purtroppo, anche il mondo del Terzo Settore, era entrato in un meccanismo concorrenziale, dimenticando come invece fosse connaturata a questo mondo, più che la concorrenza la cooperazione. Noi abbiamo semplicemente tentato, in questo processo, di tornare a quella che è la natura stessa del mondo del Terzo Settore, cioè riuscire a ragionare in termini di cooperazione e non di collaborazione. Parallelamente all'esperienza del Forum, stanno nascendo sul territorio Provinciale tantissime esperienze di collaborazione in rete: ormai il mondo del Terzo Settore per il 90% dei servizi lavora in rete, attraverso collaborazioni più o meno strutturate. Questo è indice di una crescita che negli ultimi anni sicuramente c'è stata. Noi siamo partiti da una situazione di fortissima frammentazione, spesso legata anche ad un disegno politico preciso, perché è molto più semplice governare quando riesci a dividere. Grazie anche – e qui la crisi diventa opportunità – a un momento di difficoltà generalizzato, abbiamo preso coscienza di questo disegno - che non era il nostro e, in qualche modo, ci voleva divisi per meglio governarci – e abbiamo capito che insieme si riusciva ad avere una voce molto più forte. Abbiamo sicuramente perso tante battaglie. Altrettante, però, ne abbiamo vinte, non perché sei l'amico dell'amico, ma perché sei forte di un Organismo di partecipazione che ha una rappresentanza unitaria e quindi costringi chi governa (chiunque sia) a convocare l'Organismo di Rappresentanza. Questa consapevolezza ci ha fatto superare tante divisioni. Ciò non significa che ci sia un pensiero unico. C'è, piuttosto, un pensiero condiviso. Le esperienze, la storia, l'ispirazione sono diverse, non siamo tutti uguali. Però la forza del Forum è che, in qualche modo, si riesce ad arrivare a sintesi"

Le difficoltà economiche non accennano a diminuire e, purtroppo, rischiano di mettere in ginocchio l'intero sistema. C'è un settore che, più degli altri, ne paga le conseguenze?

"I due grossi filoni su cui lavora l'organizzazione del Terzo Settore nell'ambito dei servizi sono le Politiche Sociali e le Politiche Sanitarie. Sicuramente c'è un discorso di difficoltà che è generalizzato e che però riguarda in modo particolare il settore delle Politiche Sociali. A livello nazionale, negli ultimi cinque anni, i fondi di riferimento sono stati notevolmente ridotti. Di conseguenza i Comuni sono andati in crisi e le Politiche sociali – che da questi dipendono direttamente – ne hanno pagato le conseguenze. Mentre sulla Sanità si riesce (con molte difficoltà) a sopravvivere, le Politiche Sociali sono un disastro perché, le risorse sono poche ma soprattutto il modello è vecchio. Noi lo diciamo da parecchio tempo: non è tanto una questione di scarsità delle risorse (che comunque c'è) ma di utilizzo corretto. Quando le risorse sono poche, il buon padre di famiglia si organizza per cercare di far rendere quelle poche risorse che ha al meglio. Quindi, per prima cosa, dà da mangiare ai figli. Che – tradotto – significa che per prima cosa, si occupa dei più deboli. Così com'è il sistema di Welfare, in Italia, non può continuare. Cioè, è necessario fare un'inversione di tendenza fortissima che passi dal sistema fin'ora conosciuto e applicato, a un sistema che si occupi di politiche di comunità, dove in qualche modo si riescano a integrare le risorse pubbliche con la capacità del privato, del volontariato, del Terzo Settore, di porre in essere quelle necessarie attività che possano integrare le risorse pubbliche e riuscire a costruire una comunità che risponda effettivamente ai propri bisogni. Questo cambio di mentalità è, in questo momento, molto lontano. Per cui alla fine, le risorse sono poche ma ancora ci sono degli sprechi importanti. Non c'è un settore che soffre più di altri. Probabilmente quelli che soffrono di più sono i settori totalmente dimenticati. Abbiamo fatto tante battaglie per far sopravvivere quello che c'era. Però a Reggio Calabria sono spariti tutti i servizi per gli immigrati, tutti i servizi di prossimità, i servizi di quartiere, gli asili nido. Tutti settori dove prima si riusciva in qualche modo a dare risposte, per quanto non risolutive, ma adesso sono totalmente dimenticati. Cioè, la città di Reggio Calabria ha settori di disagio e di emarginazione totalmente dimenticati che, se non ci fossero le organizzazioni della Caritas, il volontariato (laico o religioso che sia) sarebbero totalmente abbandonate a se stesse. Quindi, le maggiori difficoltà riguardano quei servizi che non ci sono"

"In questo momento di crisi economica – hai detto – si rischia che alcuni servizi essenziali siano considerati superflui. E d'altra parte il rischio è anche quello di un ritorno alla beneficenza, facendo passare in secondo piano quelli che sono diritti costituzionali garantiti". Nello stesso tempo, però, hai specificato che "non è solo un problema di risorse: prima di tutto – hai sottolineato – è una questione di carattere politico e culturale"

"Se noi pensiamo oggi, con le risorse che ci sono, di poter rispondere a tutti i bisogni che si presentano quotidianamente, senza riuscire a ragionare in termini programmatici e progettuali, commettiamo un grosso errore. Per costruire un modello diverso, che sia alternativo, occorre riuscire a integrare i percorsi che si fanno sui territori, rendendo la comunità stessa responsabile di questi percorsi, cioè rendendo i singoli cittadini responsabili dello sviluppo di questo territorio. Noi continuiamo ad utilizzare inconsapevolmente il paradigma bipolare che è l'esatto opposto del principio di sussidiarietà. Cioè noi paradossalmente - nonostante l'articolo 118 della Costituzione abbia sancito in Italia l'esistenza del principio di sussidiarietà e quindi la necessità di rispondere ai bisogni attraverso i cittadini organizzati, in qualunque forma – ancora in Italia abbiamo la cultura legata al paradigma bipolare Stato-cittadino, dove lo Stato è superiore e il cittadino è quasi suddito. Allora, o si cambia totalmente oppure sarà sempre un problema di risorse. In questa maniera è ingestibile e insostenibile: è come guidare un'impresa sapendo che fattura la metà di quanto produce"

Hai sempre parlato chiaro, cercando di agevolare il dialogo con le Istituzioni. Solo qualche mese fa, esasperato da una situazione al collasso, certificavi "la morte clinica dello Stato sociale", annunciando la possibile sospensione dei servizi. Se il terzo settore dovesse davvero gettare la spugna, cosa succederebbe?

"Se il Terzo Settore domani dovesse chiudere i servizi, lo Stato sociale imploderebbe perché il Comune non gestisce i servizi direttamente ma lo fa attraverso il Terzo Settore. Per cui se all'improvviso il Terzo Settore decidesse di non poter più andare avanti probabilmente, come ho detto, imploderebbe lo Stato sociale. Tante volte siamo andati realmente vicini alla chiusura dei servizi e – considerando che negli ultimi anni, a Reggio Calabria, sono stati chiusi quasi il 50% dei servizi – in alcuni casi la chiusura è stata inevitabile. C'è da dire però che il Terzo Settore è sottoposto ad una sorta di ricatto morale perché chiudere un servizio non è come chiudere un ufficio postale. Nel momento in cui chiudi una struttura per anziani, o un servizio per bambini, o un centro di aggregazione (come spesso è avvenuto e, praticamente, in città non ce ne sono più) tu hai davanti a te volti, persone, storie e non lo fai. Quantomeno, fai di tutto per non farlo. Siamo andati avanti, nonostante tutto, proprio per questo motivo: perché di fondo avremmo abbandonato e messo in mezzo a una strada tante storie. Tante persone. Quindi, ogni volta, raccogli i cocci e cerchi di rimetterli assieme"

A quasi un anno di distanza da quelle dichiarazioni, cos'è cambiato? A che punto è il dialogo con le Istituzioni?

"Grazie al cosiddetto Decreto 35 – un intervento statale che ha consentito agli Enti Pubblici di avere delle risorse aggiuntive (di fare dei prestiti praticamente) per poter pagare il pregresso – la situazione, da un certo punto di vista, è migliorata. Però il problema vero – che mi fa continuare a parlare di morte dello Stato sociale – a Reggio riguarda, ripeto, i servizi che non ci sono. Cioè qui, sotto il profilo delle politiche sociali, abbiamo una situazione altamente deficitaria, che è legata al fatto che le risorse sono veramente irrisorie rispetto ai bisogni. E' inutile che mi dicono che Reggio è una città normale ed è come tutte le altre. Reggio non lo è. E chi ha visto le altre città sa che è così. Almeno questo non possiamo nascondercelo. Cioè, una città dove mancano, per esempio, gli asili nido e i servizi per gli immigrati. Una città dove non ci sono azioni concrete, da parte del Comune, nei confronti delle situazioni di povertà e dove non ci sono sussidi di alcun genere né servizi per le madri in difficoltà. una città dove il trasporto pubblico è quello che è. Una città che è inaccessibile, non è una città normale: Palazzo San Giorgio, la casa della città, non è accessibile ai disabili. Quando parlo di morte dello Stato Sociale, mi riferisco a tutto questo. Sotto il profilo del dialogo, tutto sommato, non abbiamo grossi problemi: riusciamo ad essere sufficientemente riconosciuti. Sotto questo punto di vista la politica – come anche gli uffici, la parte dirigenziale e burocratica (noi collaboriamo strettamente con l'ufficio Politiche Sociali) – ha fatto dei passi in avanti. Il problema è che purtroppo le risposte sono spesso deficitarie, a causa anche di alcuni meccanismi che non fanno altro che complicare la situazione. A Reggio Calabria è tutto estremamente complicato, ma lo è in tutta la Provincia considerando che più del 50% dei Comuni sono commissariati. Di conseguenza, la situazione è che tutte le cose che potresti fare ti sono vietate, tra l'altro, dalla legge. Per esempio la questione della decisione da parte del Comune di Reggio Calabria, di non consentire l'iscrizione ai bimbi disabili alle scuole per l'infanzia, non aveva una motivazione esclusivamente o direttamente economica, ma – essendo Reggio Calabria un Comune in pre dissesto economico - era giustificata dall' impossibilità giuridica di procedere con l'assunzione di nuove figure, insegnanti di sostegno. Ovviamente quel bando era incostituzionale ed è stato modificato"

Proprio riferendoti a quella situazione hai detto che è stata "l'ennesima dimostrazione che legalità e giustizia non coincidono.."

"Ad essere messo in discussione è il principio che c'è all'interno di questo bando. Ovviamente è stato rettificato, ma c'è comunque una questione di principio: cioè, i bambini disabili hanno diritto di iscriversi alle scuole per l'infanzia comunali. Punto. E non è un diritto che può essere sottoposto a condizione perché, sottoporre a condizione questo diritto, significa abdicare alla Costituzione. Nello stesso tempo però il Comune è obbligato a rispondere alle norme che lo Stato gli impone. Uno Stato che a mio parere dovrebbe fare molta più attenzione, quando fa le leggi, a ragionare anche in termini di priorità, oltre che economici. Perché purtroppo noi viviamo un'epoca in cui si misura solo il livello economico, non pensando ei diritti e alle fasce deboli. Quindi, in quel caso, la legge ti impone di passare per le Forche Caudine della Commissione degli Enti Locali per assumere gli insegnanti di sostegno. E però la giustizia ti impone di dare ai bambini disabili la possibilità di essere come tutti gli altri. Quindi la legge e la giustizia, in questo Paese in modo particolare, non coincidono. Faccio un altro esempio: la questione della Tares: se per tutti i cittadini è un problema, per le fasce deboli è un vero dramma perché, per come è strutturata, è una legge ingiusta. Sarà anche legale, ma non è giusta. Non ci sono esenzioni per i disabili, per i poveri. La Costituzione, nell'articolo 53, dice che ciascuno deve contribuire in base a quelle che sono le sue possibilità: la Tares è completamente scollegata da un discorso di reddito ma è totalmente legata ad un discorso patrimoniale, cioè all'avere la casa. Il tributo, infatti, agisce indifferentemente tenendo conto esclusivamente dell'ampiezza dell'abitazione e del numero dei componenti il nucleo familiare. Per cui, paradossalmente, una famiglia più numerosa e con un piccolo appartamento (cosa abbastanza frequente tra le famiglie più disagiate della città) si ritrova a pagare più di un piccolo nucleo, sia pure con una casa di caratteristiche e metraggio superiori. Purtroppo, salvo rarissime eccezioni, non vi sono – nei Comuni della Provincia di Reggio Calabria – forme di agevolazione o esenzioni riferite alle fasce più deboli. La Tares è un'imposta assolutamente iniqua, che è stata pensata per sanare i debiti procurati non certo da chi ne paga il peso maggiore"

A proposito di legalità: alcune indagini della magistratura e alcuni passaggi della relazione di scioglimento del Comune hanno evidenziato come anche dietro (o dentro) alcune associazioni o cooperative del Terzo Settore si possono annidare sacche di illegalità e che anche un ambito così nobile come quello del sociale possa essere terra di conquista per chi vuole solo lucrare infrangendo le regole. I germi del malaffare reggino, hanno contagiato anche il Terzo Settore?

"Questa domanda mi fa piacere perché mi dà la possibilità di affrontare un tema abbastanza complicato. All'interno della relazione della Commissione d'Accesso - che ha poi portato allo scioglimento del Comune di Reggio – sono state individuate alcune realtà e indicate, in qualche modo, come collegate al malaffare. Noi, già all'epoca, abbiamo detto di fare attenzione perché ci sembrava che qualcosa non fosse così chiaro. Poi alcune realtà - la più eclatante di tutte è il Consorzio Terre del Sole - sono state raggiunte da interdittiva antimafia perché al loro interno avevano persone raggiunte da atti giudiziari (o comunque con precedenti penali) che lavoravano. Perché questo? Perché il Consorzio Terre del Sole fa anche inclusione lavorativa, cioè è una Cooperativa di tipo B e, come tale, svolge attività al fine di inserire, dal punto di vista lavorativo, delle persone svantaggiate. Tra queste, anche gli ex detenuti o i condannati ammessi ad alcune misure alternative di detenzione. Il Cereso, ad esempio, è una comunità per tossicodipendenti: il 90% dei nostri ragazzi ha precedenti penali. Se domani dovessero chiederci l'elenco delle persone che noi abbiamo in comunità, molte di queste risulterebbero affiliate a qualche cosca. Quindi significa che noi siamo funzionali alla 'ndrangheta? Non posso escludere – e non lo escludo – che comunque anche il nostro mondo possa in qualche caso aver conosciuto o aver fatto gola a qualche famiglia in quel senso, però generalizzare, come è stato fatto rispetto al mondo del Terzo Settore, è veramente una cosa indegna. E lo è stata. Tant'è che quelle interdittive antimafia sono state poi sospese dal Tar. Personalmente sono fermamente convinto – perché conosco bene il mondo del Terzo Settore di questa Provincia – che sia sostanzialmente pulito. Anzi, che sia quanto di più pulito che in questo momento c'è, nel campo dell'Impresa o del lavoro"

Tra pochi mesi Reggio Calabria tornerà a votare. Cosa deve essere al centro del programma dei candidati a Sindaco e, con riferimento al Terzo Settore, quale dovrebbe essere la prima azione amministrativa del nuovo Sindaco?

"Sono due le azioni che, secondo me, dovrà mettere in campo immediatamente. Per prima cosa dovrebbe riprendere in mano il discorso della creazione di una programmazione adeguata delle Politiche Sociali a Reggio Calabria. Quindi un'analisi che consenta di avere quanto meno un quadro per la lettura dei bisogni e delle eventuali azioni da porre in essere, che deve essere fatta in maniera partecipata, democratica, che non può essere una cosa "calata dall'alto" o fatta da una commissione di esperti ma che deve vedere la partecipazione di tutte le parti sociali. La seconda azione che dovrebbe subito intraprendere è l'istituzione della Consulta. Anzi, la re istituzione della Consulta. Il regolamento comunale prevede una serie di strumenti di partecipazione dimenticati. Tra questi la Consulta delle Associazioni e del Terzo Settore Comunale. Cosa che c'è stata fino a qualche anno fa e che, all'improvviso, è scomparsa. Queste secondo me sono le prime due cose da fare. Poi, è chiaro che chi andrà a governare la città avrà tante difficoltà. Però questo non significa che non bisogna andarci, a governare la città. Cioè, io non accetto frasi riduttive del tipo "ci sono troppi problemi, si fa quel che si può". Oggi, a Reggio Calabria, non parlare in termini di speranza è delittuoso. Cioè, chiunque dice che a Reggio Calabria non c'è speranza è un assassino e sta uccidendo il futuro di questa città. E non è consentito a nessuno. Lo dice uno che, sicuramente, in questi anni, è stato in piazza più di una volta. Però non possiamo accettare supinamente l'idea che non ci sia un futuro per questa città: lo dobbiamo a chi viene dopo di noi. Certo, ci saranno tante fatiche, bisogna essere realisti. Però questo non significa che non dobbiamo rimetterci in movimento per creare un minimo di vivibilità in questa città. Mi auguro che, al di là di quello che fa, il nuovo Sindaco sia uno che sente. E che dimostra di sentire "

Nel settore sociale – lo vediamo tutti i giorni - giochi un ruolo da protagonista. Saresti disposto a farlo anche sul piano politico?

"Io faccio politica. Però la faccio in maniera un po' diversa da come siamo abituati a pensare che si debba fare politica. Nel sentire comune fare politica significa candidarsi all'interno di partiti o all'interno di liste civiche e candidarsi a governare all'interno delle Istituzioni locali. In realtà la politica è molto altro, è molto di più. Ed è questo lavoro per il bene comune che si deve tendere a fare per costruire quella Polis che tutti quanti vorremmo si costruisse. Allora, se la domanda è "sei disposto a lavorare anche sul piano politico?" la risposta è si, già lo faccio quotidianamente. Se poi l'ipotesi riguarda la possibilità di un impegno diretto istituzionale, io rispondo che io vado per "chiamata": in questo momento sono stato chiamato a fare il portavoce del Terzo Settore. La mia fede cattolica mi fa pensare che questa sia, adesso, la mia chiamata. E per me è già un impegno politico molto importante"

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