Storie e Memorie
 

“Suona Reggio, Suona!”: le voci della città

MuStruMu5di Valeria Guarniera - Si sono incontrati a Piazza Italia, tutti con un bellissimo sorriso stampato sulla faccia e con la voglia di fare festa. Una grande e rumorosa festa, alla quale in tanti hanno deciso di prendere parte. Perché, l'unica certezza che c'è al momento, è data proprio dalla voglia di partecipare che Reggio (la parte buona, quella che ha deciso di prevalere) sta dimostrando. In tanti lo hanno ribadito: non ci sono funerali da celebrare, piuttosto feste ed eventi da organizzare. E allora canti, balli. Musica e condivisione. Tutti insieme, a far sentire la propria voce. Ed è la voce di chi vive in bilico tra l'amarezza provata nel subire gli eventi e la timida consapevolezza di poterli cambiare. Tra lo stare a guardare e la voglia di partecipare. Tra la speranza che qualcosa cambi e la paura che sia solo una parentesi gioiosa. Una meta comune, tante strade per raggiungerla, diverse prospettive da cui guardarla. L'importante è esserci. Che a spingere sia la rabbia, la speranza, la curiosità, la passione per la musica .. poco importa: questa è Reggio

MuStruMu8"Sono qui per insegnare a mio figlio che la differenza tra il bene e il male sta nelle sfumature. Oggi quella differenza è dentro le note, negli strumenti e negli occhi delle persone. In questo momento quella differenza è nel sorriso di mio figlio che, anche se piccolo, dà il suo contributo. Dobbiamo mettere le condizioni perché quel cambiamento di cui spesso parliamo diventi realtà" – Lucia, 37 anni

MuStruMu6"E' un bellissimo pomeriggio con tante persone accomunate dal fatto di voler resistere ad un sistema malato. Da musicista quale sono, non avrei potuto mancare ad un appuntamento del genere. La musica è tutto. Ma sono qui anche – e soprattutto – come cittadino indignato che dice «no» a questo stato di cose" – Maurizio, 29 anni

"Sono qui perché mi sembra giusto. E' successa una cosa grave. Non sempre questa città risponde: oggi lo ha fatto" – Raffaella, 43 anni

"Siamo qui per dare voce alla nostra città. Quello che è successo è assurdo, è scandaloso. Noi non ci stiamo. Stiamo cercando di farci sentire in tutti i modi" – Ottavia, 15 anni

"Questa manifestazione è bellissima, divertente, partecipata. Mi auguro che serva a qualcosa: nel dubbio, sono venuto. Essere qui significa scrivere una pagina bella – tra le tante brutte - nella storia della nostra città. E' importante dimostrare solidarietà" – Alfonso, 54 anni

MuStruMu9"Reggio è una città strana, per smuovere le coscienze deve sempre succedere qualcosa di grave. E' una festa, va bene. Ma dopo? Finita la festa, cosa succederà? Continueranno a bruciare i nostri luoghi? I cittadini hanno il dovere di partecipare, di praticare la legalità. Ma lo Stato, cosa fa?" – Vincenzo, 42 anni

"Ho portato mio nipote qui, oggi, per fargli vivere questa atmosfera di festa. E' piccolo e non può comprendere la situazione. Non la può capire, ma la può vivere. L'esempio è fondamentale. Con i bambini non servono tante parole" – Nunzia, 65 anni

"Vorrei che questa mobilitazione servisse. Si è parlato del Mu.Stru.Mu. come un simbolo. Che lo sia. Ma che sia un simbolo vivo. Che venga ricostruito, ma non come un posto isolato e per eventi di nicchia. Si dice "donate gli strumenti, le vostre braccia, le vostre voci" la popolazione sta rispondendo e spero che tutto questo non si perda. Vorrei che fosse un messaggio per tutti gli addetti ai lavori, perché di gente che fa musica ce n'è tanta a Reggio. Abbiamo un Conservatorio, scuole di musica, musicisti e insegnanti tra i migliori, abbiamo artigiani che costruiscono gli strumenti. Il problema sono gli spazi, il "non essere pagati", il problema sono gli eventi live deserti. La musica muore se non viene ascoltata" - Marcella, 32 anni

"Quello che sta succedendo oggi ha il sapore della rivoluzione. Basta guardarsi intorno per capire che c'è nell'aria una reale voglia di cambiamento. Và alimentata e non dispersa" – Anna, 24 anni

MuSTruMu10"La mia età mi porta ad essere cauto. Ho vissuto tante situazioni di questo genere. Ho partecipato a tantissime manifestazioni. E ogni volta ci credevo: speravo sempre in un nuovo inizio. L'entusiasmo, oggi come allora, è palpabile. Ma questa terra è sfortunata, sembra destinata a soffrire. Siamo nelle mani sbagliate: chi ci governa non ci aiuta. Chissà, forse questa è la volta buona e questa nuova musica arriverà alle orecchie giuste. Lo spero" – Michele, 69 anni

"Amo la mia città. Nello stesso tempo, però, la odio. E' piena di limiti. Non vuole crescere. Però adesso vedo gioia, condivisione, speranza. Oggi la amo. Oggi ne sono fiera" – Paola, 44 anni

"Bisogna ricominciare dalla bellezza. Questa piazza, oggi, è meravigliosa" – Claudio, 36 anni