Storie e Memorie
 

[FOTOGALLERY] Da Cannes a Reggio Calabria, Marcello Fonte che trasforma la pioggia in applausi

fontemarcellonuovadi Walter Alberio - Gesticola vivacemente Marcello Fonte. Sembra un "piccolo diavolo", citando quella pellicola di fine anni '80 che aveva come protagonista Roberto Benigni. Lo stesso premio Oscar che alla 71esima edizione del Festival di Cannes ha consegnato all'attore reggino la Palma d'oro come miglior attore per "Dogman" di Matteo Garrone. Un film che prende spunto dalla vicenda del "canaro della Magliana", per poi spaziare nelle sofferenze, nell'abbandono e nella realtà di un 'non luogo', di una periferia qualsiasi, tratteggiata con uno stile neorealista.

Nato a Melito di Porto Salvo e cresciuto a Reggio Calabria, nel quartiere Archi, Marcello Fonte è tornato nella sua città, abbracciando la sua famiglia, vecchi amici e conoscenti, nonché quel pubblico che alla fine della proiezione della pellicola al Cinema Aurora gli ha dedicato diversi minuti di applausi. Perché "Dogman", al di là dei riferimenti di cronaca, è un film che può vantare, sì, una pregevole fotografia di Nicolaj Bruel e una regia ispirata, ma sa anche comunicare il dramma della frustrazione e della solitudine che alberga negli ultimi, nell'animo di coloro che non hanno voce e che vorrebbero averla almeno una volta nella vita. Questo sentimento, Fonte, a margine della proiezione del film all'Aurora, sembra volerlo trasmettere ai cronisti: "Progetti cinematografici a Reggio? Ci sto, ma voglio sentire le risposte. Qui, però, non si parla mai degli altri problemi. Mia madre a 80 anni è costretta a fare cinque piani a piedi per raggiungere una casa senza acqua. Ancora esistono queste realtà. Il personaggio di Dogman – dice Fonte ai microfoni delle emittenti reggine - parla anche delle dignità dell'essere umano. L'uomo, quando viene calpestata la sua dignità, alla fine diventa cattivo o, per meglio dire, si difende. Questo è un film contemporaneo perché rispecchia molte situazioni attuali. Dispiace molto vedere la gente arrangiarsi, mentre non accade nulla, come se ci fosse un inghippo irrisolvibile. Tutti – evidenzia l'attore reggino - devono poter avere la dignità di vivere e non di sopravvivere solamente e di lavorare per vivere e non di vivere per lavorare".

Il lavoro, valore fondante della Repubblica, che a queste latitudini appare come un miraggio, soprattutto per i più giovani. E la storia di Marcello Fonte è una storia di perseveranza, volontà e talento che confluisce nella "macchina dei sogni": il cinema. Ci sono i gesti e le sue parole a testimoniarlo, ma ancor di più i suoi occhi, dai quali traspare la spontaneità, "la magia di rischiare tutto per realizzare un sogno che nessuno vede tranne te", direbbe la voice over di Morgan Freeman in "Million Dollar Baby" di Clint Eastwood.

E adesso? "Adesso voglio vedere cosa succede!", esclama Marcello. "Questo entusiasmo voglio vedere dove va a finire. Ci sono tanti spazi abbandonati; diamoli in uso a chi vuole studiare, a chi vuole fare teatro. Il teatro – sottolinea Marcello Fonte – salva la vita e ti cura. Con me lo ha fatto. Bisogna dare la possibilità ai ragazzi di sperimentare, bisogna aprire i cinema, non chiuderli. Ai giovani dico di continuare a sognare, non avere paura e incominciare a confrontarsi con gli altri e con altre realtà. Bisogna uscire dalla propria stanza per misurarsi con il mondo". E per trasformare la pioggia in applausi scroscianti.