Reggio Calabria
 

“I Labate sono come i moschettieri: uno per tutti, tutti per uno”: le dichiarazioni del pentito Liuzzo sulla cosca del Gebbione

Pentito500di Claudio Cordova - Tra il materiale raccolto dai pm Stefano Musolino e Diego Capece Minutolo sulla cosca Labate e riversato nell'inchiesta "Cassa continua", interessante e inedito è il recente contributo sulla perdurante vitalità ed operatività della cosca, che proviene dal neo collaboratore di giustizia Giuseppe Stefano Tito Liuzzo.

Liuzzo è un soggetto che ha ricoperto un importante ruolo strategico nell'ambito della 'ndrangheta reggina, così come accertato all'esito dei giudizi relativi ai procedimenti "Olimpia 2" e "Araba Fenice". Nel corso dei primi interrogatori, Liuzzo ha apertamente confessato la risalente partecipazione alla storica cosca Rosmini, operante nella città di Reggio Calabria, e, più in generale, la sua intensa relazione con numerosi esponenti della 'ndrangheta cittadina, facendo decorrere tali condotte sin dalla sua adolescenza. Pur avendo trascorso in carcere molti anni, Liuzzo è portatore di un bagaglio conoscitivo delle dinamiche criminali reggine, anche molto recenti, in ragione del ruolo ricoperto nell'ambito della 'ndrangheta reggina. Ed infatti, Liuzzo ha dimostrato una straordinaria conoscenza di fatti e personaggi delle cosche locali, avendo contezza anche degli attuali organigrammi associativi, ciò in ragione del fatto che, nonostante la sua detenzione si protragga dall'ottobre dell'anno 2013, egli ha avuto modo di confrontarsi con altri detenuti affiliati, i quali con lui si confidavano e rapportavano, riconoscendogli una spiccata autorevolezza criminale.

Con riferimento alla operatività della cosca Labate, Liuzzo ha riferito di avere a lungo frequentato la famiglia Labate, intrattenendo un rapporto di solidale vicinanza con i suoi più rappresentativi esponenti, sì da carpirne segreti e dinamiche interne: "Io, sin da quando ero ragazzo, ho frequentato la famiglia Labate e conosco molto bene il loro mondo". Le prime dichiarazioni di Liuzzo arrivano alla fine del 2019 e, complice il periodo di emergenza sanitaria, molto del suo narrato è ancora ignoto. Il collaboratore ha innanzitutto riconosciuto fotograficamente numerosi indagati. Dal verbale dell'ottobre 2019: ""La famiglia LABATE è diversa dalle altre famiglie di 'ndrangheta; è molto più unita e strutturata delle altre. Sono come i moschettieri "uno per tutti, tutti per uno". I Labate sono egemoni in una delle aree più ricche di Reggio Calabria".

Il collaboratore identifica Pietro Labate come "il più autorevole e carismatico esponente della cosca. Mette terrore solo con lo sguardo. Almeno sino a quando sono stato arrestato, era considerato il boss indiscusso della cosca". E il figlio Paolo avrebbe già da tempo iniziato a percorrere con padronanza criminale il percorso del genitore: "È un ragazzo molto serio – dice ancora Liuzzo – è "figlio di suo padre", nel senso che è il più gettonato a prendere in mano il posto del genitore. Era molto vicino (almeno fino a quando sono stato arrestato) agli zii Franco e Nino Labate e allo zio Rocco Cassone. Orazio Assumma (storico affiliato di rilievo della cosca, ndr) mi disse più volte che quando parlava con Paolo gli sembrava di parlare con suo padre. Lo elogiava e mostrava stima nei suoi confronti".