Reggio Calabria
 

Calabria capofila della proposta di legge popolare per riconoscimento maggiorazione contributiva convenzionale per i medici che hanno lottato contro il Coronavirus

cusumanogiovanna13lugLo scorso 10 luglio è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale – serie generale n.172- la Proposta di legge di iniziativa popolare finalizzata al riconoscimento di una maggiorazione contributiva convenzionale, utile per la determinazione del trattamento pensionistico dei medici e degli operatori sanitari impegnati nel contrasto dell'epidemia Covid -19.

Il comitato promotore è presieduto dall'avv. Giovanna Cusumano del Foro di Reggio Calabria ed è composto da avvocati di diverse regioni del Paese, in rappresentanza di importanti Fori (Milano, Bolzano, Torino, Venezia, Firenze, Perugia, L'Aquila, Roma) nonché da professori universitari.

Il comitato si adopererà in tutte le regioni d'Italia, affinché la proposta venga regolarmente sottoscritta, entro i sei mesi previsti, da almeno 50.000 cittadini italiani attraverso il coinvolgimento degli Ordini professionali dei medici e degli infermieri, i cui iscritti sono i naturali destinatari del beneficio pensionistico. Raggiunto il quorum necessario, è auspicabile che le forze politiche rappresentate in Parlamento si impegnino e approvino la proposta in Aula perché diventi Legge.

L'Avvocatura italiana con questa proposta di legge ricorre ad uno degli strumenti di democrazia diretta riconosciuti dalla nostra Costituzione qual è, appunto, l'iniziativa legislativa popolare, al fine di tributare un doveroso riconoscimento all'impegno profuso dagli operatori sanitari per fronteggiare la terribile pandemia causata dal Covid-19.

Il Presidente del comitato, avv. Giovanna Cusumano, spiega che il beneficio della contribuzione aggiuntiva convenzionale ai fini pensionistici previsto dalla proposta di legge de qua, ha lo scopo di compensare il maggiore sacrificio e/o il maggior rischio, sostenuti dagli operatori sanitari nell'espletamento delle loro mansioni durante la pandemia.

I medici e gli operatori del Servizio Sanitario Nazionale impegnati a fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19, infatti, secondo i promotori, hanno il diritto di incrementare il trattamento pensionistico, che sarebbe loro spettato in condizioni ordinarie di svolgimento dell'attività professionale, e per compensare il maggior dispendio di energia fisica e psichica necessaria per lo svolgimento dell'attività lavorativa nel corso della pandemia e per l'elevata probabilità di contagiarsi, con ulteriore rischio di diffusione del contagio ai propri familiari.

La proposta, pertanto, spiega ancora l'avv. Cusumano, prevede che il contributo previdenziale del lavoratore venga moltiplicato per un coefficiente di maggiorazione determinando una anzianità contributiva convenzionale che si somma a quella effettiva ed è utile sia ai fini della misura che ai fini del diritto alla pensione.

Il beneficio dovrà così essere calcolato: per ogni mese di attività lavorativa effettivamente svolta in condizioni di emergenza epidemiologica, viene riconosciuta una maggiorazione contributiva di tre mesi, fino a un massimo di 3 anni.

E' doveroso precisare, afferma sempre il presidente Cusumano, che la maggiorazione contributiva ha natura indennitaria, in quanto finalizzata a compensare una prestazione sanitaria resa in peculiari condizioni ambientali, senza che rilevino profili risarcitori derivanti dal contagio del Covid-19 o dall'inadempimento di obblighi di prevenzione del datore di lavoro (carenza strumenti di protezione).

L'avv. Giovanna Cusumano, che fornirà maggiori delucidazioni sull'iniziativa intrapresa nel corso di una conferenza stampa che si terrà nei prossimi giorni, evidenzia come questa proposta di legge si inserisce nel solco di quella "Giustizia distributiva" che riguarda le relazioni della società con i singoli individui e comprende ogni forma di distribuzione di beni fatta da una Autorità tra i membri della società. E', infatti, una questione di giustizia ed equità che i medici e tutti gli operatori sanitari impegnati durante l'emergenza pandemica ricevano dallo Stato un trattamento pensionistico migliore rispetto ai loro colleghi "pre e post Covid-19".

Pertanto, conclude l'avv. Cusumano, poiché attraverso questa proposta di legge si tende a realizzare giustizia, essa non poteva non essere pensata e sostenuta da avvocati che sono strumento di giustizia per antonomasia, sebbene mai come in questo preciso momento storico si tenda maldestramente ed indegnamente di attribuire alla figura dell'avvocato una accezione sovente negativa.

La ratio è dunque realizzare una uguaglianza proporzionale che si potrebbe così sintetizzare "A ciascuno secondo il suo impegno!"