Reggio Calabria
 

"Antibes": quasi solo assoluzioni in Appello per la cosca Franco di Reggio Calabria

reggiocortedappelloPioggia di assoluzioni in Appello nel processo "Antibes", celebrato contro la cosca Franco di Reggio Calabria. I giudici di secondo grado hanno infatti assolto Davide, Demetrio e Domenico Ambrogio, Agostino Calabrò e Fortunato Pavone. Rideterminata a due anni e un mese la condanna per Antonino Ambrogio, che in primo grado aveva rimediato tre anni di reclusione.

Quasi tutte assoluzioni, dunque, nel troncone ordinario del processo.

In primo grado Demetrio Ambrogio era stato alla pena di nove anni di reclusione; Davide Ambrogio a otto anni di reclusione; Domenico Ambrogio a otto anni di reclusione; Fortunato Pavone (assistito dall'avvocato Ettore Aversano) a dieci anni di reclusione e Agostino Calabrò a un anno e sei mesi.

Spiccano, quindi, le assoluzioni di Demetrio Ambrogio e Fortunato Pavone, quest'ultimo considerato uno dei capi promotori dell'associazione mafiosa.

Il procedimento nasce dalle indagini, avviate nel 2012, con l'ausilio di numerose intercettazioni telefoniche, ambientali e videoriprese, accompagnate da numerosi servizi di pedinamento ed osservazione, hanno consentito di catturare ad Antibes, in Francia, nel luglio 2013, e di estradare successivamente in Italia, il latitante Giovanni Franco, presunto esponente di vertice della locale di 'ndrangheta, condannato a 11 anni e 4 mesi di reclusione, per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti L'operazione "Antibes", condotta dalla Squadra mobile della Questura reggina diretta da Francesco Rattà coadiuvato dal dirigente Giuseppe Giliberti, sotto le direttive dei pm Annamaria Frustaci, Giovanni Gullo e Rosario Ferracane aveva colpito frontalmente la vecchia e la nuova generazione della locale di Pellaro. Vecchi e giovani 'ndranghetisti, secondo l'accusa, siedono allo stesso tavolo per affiliare nuove leve, proposte dal figlio del latitante in nome del padre, con la sua "benedizione", e non mancano di lamentare, a margine del summit, la carenza di picciotti da mettere per strada.

Nel procedimento celebrato con rito abbreviato (e quindi già definito in Appello) è stato condannato, tra gli altri, il presunto boss Giovanni Franco.