Reggio Calabria
 

Nucera (Confindustria Reggio Calabria): “Investire in Albania, dalle tlc all’edilizia al fotovoltaico ottimi riscontri”. Beu (Ministero dell’Interno albanese): “Da noi niente mafia, sicurezza per le imprese”

ConfConfindustria24giugno2di Mario Meliadò - Il focus di ieri sulle opportunità d'investimento in Albania, il territorio cui la Calabria settentrionale in particolare è così profondamente legata per via dell'epopea di Giorgio Castriota Skanderbeg e delle possenti radici arbresh – cantate così bene dall'ottimo Carmine Abate da Carfizzi – ha visto un'attenzione assai peculiare da parte del promotore dell'appuntamento e "padrone di casa", il presidente di Confindustria Reggio Calabria Peppe Nucera.

Presidente, quale il senso della giornata?

«Reggio Calabria ha sicuramente bisogno di questi momenti di visibilità anche fuori dal proprio territorio. Avere qui il console dell'Albania è un fatto decisamente positivo: gli imprenditori guardano anche oltreconfine, l'Albania è di certo un Paese dove si fa economia, dove oggi si può investire, con poca burocrazia. Per parte nostra, ci auguriamo che anche l'Italia e la stessa Regione Calabria diventino più competitive ed eliminino lacci e lacciuoli che bloccano l'azione degli investitori».

Chi è più interessato a eventuali investimenti oltreconfine, gli imprenditori calabresi o gli operatori albanesi?

«Sono sicuramente quelli reggini e calabresi, ma sarebbe sbagliato ipotizzare che investire fuori dal nostro Paese è fatto negativo: chi lo dice, è fuori dal mercato. Tra l'altro, i ricavi tornano qui. E su scala più ampia, è bene tenere presente che la bilancia commerciale del nostro Paese è largamente positiva proprio grazie agli investimenti che gli imprenditori italiani realizzano oltreconfine. E Confindustria è presente in quel territorio con una propria sede».

Il tessuto imprenditoriale albanese nel passato anche recente è stato capace di sorprendere, specie nel segmento tlc, dal televisivo all'articolato mondo dei call-center, mentre il Paese nel suo complesso sta cercando d'amplificare la propria attrattività grazie a un'accorta politica di detassazione. Cosa manca, in atto?

«Dalla telecomunicazioni al fotovoltaico, dall'edilizia al turismo, le testimonianze portate nel corso dei lavori da imprenditori che in Albania già hanno investito ci dicono che i tempi sono già maturi. Investire vuol dire fare economia; e l'Albania, poi, è davvero a due passi dal nostro territorio».

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Artur Beu è l'ufficiale di collegamento tra la Polizia albanese e quella italiana. Nei fatti, Beu accompagna da mesi il console generale d'Albania Adrian Haskaj nelle "missioni" in altri territori da "evangelizzare" alla possibilità di nuove, sorprendenti partnership imprenditive e commerciali col Paese balcanico.

Molti imprenditori italiani, specie da Roma in su, dovendo scegliere di delocalizzare o investire nel "Paese delle Aquile", si pongono una domanda ricorrente: ma sarà sicuro? Beu, lei cosa può dirci al riguardo?

«La sicurezza è una materia così complessa che, a parte la sicurezza percepita individualmente o collettivamente, l'uomo ha bisogno anche di riscontri oggettivi. Senza entrare nel dettaglio dei dati sulla criminalità, elementi su cui si basano gli indici in materia di sicurezza, posso dire solo che la microcriminalità in Albania è davvero bassissima: qualche furtarello c'è, ma ci difendiamo molto bene. Ma a proposito d'indicatori, vorrei proporgliene uno meno oggettivo o scientifico, ma incontrovertibile. In atto, in Albania ci sono tantissimi studenti italiani, specie alla popolare Università cattolica "Signora del Buon Consiglio" di Tirana: secondo voi, le famiglie ce li manderebbero dall'Italia, se avessero l'impressione che non si tratta di un Paese sicuro?»

Vale anche per le imprese?

«Beh, posso dire che ci sono tante aziende che hanno resistito tranquillamente anche ai momenti di crisi e instabilità dal '97 in poi: in seguito, peraltro, la situazione s'è stabilizzata. Certo, la risposta più pertinente potrebbe arrivare da chi già opera in Albania, di sicuro le Istituzioni funzionano tutte bene e non registriamo particolari problematiche con le imprese operanti sul nostro territorio. Persino dal punto di vista giudiziario, già la Giustizia ordinaria funzionava bene, pochi anni fa l'Albania ha introdotto il Tribunale amministrativo, in grado di fornire molte risposte nel giro di 45 giorni. In ogni caso, l'Albania è Paese membro di tutte le organizzazioni internazionali di polizia: Interpol, Europol...».

Però, Beu, anche in Albania c'è una mafia forte, in rapida ascesa. O no?

«Mafia? Ma no. Quello che voi considerate "mafia" attualmente in Albania non esiste assolutamente».

...Un'organizzazione criminosa strutturata, magari su base pluriregionale e con interessi radicati in vari altri Paesi, lei dice, in Albania di fatto non c'è...

«...Assolutamente no. Sarà facile per voi consultare i rapporti internazionali, fermo restando che tali rapporti si rifanno a quelli che possono essere gruppi criminali con elementi albanesi, che magari sono dislocati in vari Paesi europei. Ma ovviamente, tenendo conto della popolazione albanese che non tocca 2 milioni 800mila unità, non è possibile avere tutte queste organizzazioni criminali...».

Va anche detto che c'è, decisamente, chi non la pensa così: nell'analisi dello stesso procuratore distrettuale di Catanzaro Nicola Gratteri, dallo scorso anno almeno i clan albanesi avrebbero fatto ingresso nel gotha continentale dei narcotrafficanti, intrattenendo robusti contatti diretti coi potenti narcos sudamericani («C'è una "nuova mafia" emergente, di cui ancòra non si parla: quella albanese. S'è alleata con la 'ndrangheta e fanno grandi affari insieme vendendo droga», ha osservato nel dicembre scorso il magistrato su La7).

Insomma un problema di criminalità organizzata in Albania non c'è, Beu. O no?

«Noi abbiamo più che altro un problema di percezione e dell' "ultimo arrivato", direi io: poiché dal punto di vista delle azioni criminali conosciute siamo gli ultimi arrivati, colpiamo di più nell'immaginario collettivo. La realtà è che noi facciamo tantissimo per garantire alti standard di sicurezza: magari è sufficiente che due o tre criminali albanesi con base all'estero vengano arrestati, per demolire mediaticamente tutto quello che noi come forze dell'ordine attive in Albania costruiamo faticosamente ogni giorno».