Reggio Calabria
 

Doppia Preferenza: la Calabria sceglie il 28 settembre

Questa è la volta buona per votare e scegliere se anche in Calabria si vuole affermare una democrazia paritaria. A livello nazionale qualche passo in avanti è stato fatto, se è vero che in Parlamento siedono poco più del 30% di elette, a fronte delle percentuali risicate delle passate legislature. In Calabria, purtroppo, il Consiglio regionale continua a contare su una sola donna su trenta consiglieri, con una sotto-rappresentanza politica delle donne che assume toni patologici tanto da richiedere dei correttivi del sistema elettorale. Eppure la Regione Calabria all'art. 4 del suo Statuto, in tema di partecipazione popolare, sancisce che "la Regione promuove la partecipazione dei singoli, delle formazioni sociali e politiche e di tutte le componenti della Comunità calabrese, nonché delle comunità dei calabresi nel mondo alla vita delle istituzioni regionali, al fine di realizzare una democrazia compiuta e lo sviluppo civile delle popolazioni", quindi una uguaglianza formale che trova riscontro all'art. 1 in cui riconosce tra le proprie finalità "la rimozione di ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, economica e culturale, nonché la promozione della parità di accesso tra gli uomini e le donne alle cariche elettive", prevedendo anche gli strumenti che rendano questa uguaglianza non solo formale, ma anche sostanziale, fino all'art. 38 che, disciplinando il sistema elettorale, ribadisce che "la legge regionale promuove la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive". Potrebbe perciò sembrare un percorso in discesa quello della proposta di legge a firma della consigliera Flora Sculco, che invece finora è stato a dir poco sofferto, con l'approvazione in Commissione nel 2015, ma ancora in attesa di essere sottoposta al voto definitivo del Consiglio. La norma in questione va a modificare la legge elettorale regionale nel senso che introduce una percentuale minima di rappresentanza di genere nelle liste dei candidati, tale che nessun genere può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi dei candidati.

Ed ancora, introduce la possibilità per l'elettore di esprimere due preferenze, a patto che una sia di genere maschile ed una di genere femminile, pena l'annullamento della seconda preferenza, vale a dire solo una possibilità in più per le donne di essere votate dopo essere state inserite nelle liste. Dunque nessuna "quota rosa" o "riserva indiana", né una via prioritaria o agevolata per le donne, ma solo un ripristino delle condizioni paritarie di partenza per entrambi i generi, che continueranno a concorrere con gli aspiranti candidati-uomini per l'inserimento nelle liste prima e la conquista del voto da parte degli elettori dopo; tutti, uomini e donne, valutati per le loro qualità personali, le competenze professionali o i meriti politici. Non è una norma che obbliga a votare una candidata donna, ma che potrà favorire una maggiore presenza femminile nella massima Assemblea elettiva regionale. La campagna di informazione avviata negli ultimi mesi dalla Commissione regionale per l'uguaglianza dei diritti e delle pari opportunità, presieduta da Cinzia Nava e dalla Consigliera regionale di Parità, Tonia Stumpo, ha nelle ultime settimane subito una naturale accelerazione, raccogliendo una messe di consensi in ogni contesto in cui la proposta di legge sia stata illustrata, rafforzata anche da numerose Associazioni, come "La casa delle Donne" di FimminaTV, le sigle sindacali maggiormente rappresentative, tra cui CGIL, CISL, UGL, SUL e UIL, che da anni sostengono la promozione della leadership femminile come occasione di crescita culturale dell'intera società. Ampio consenso all'approvazione della proposta di legge sulla doppia preferenza è stato espresso sia dal Presidente della Regione, Mario Oliverio che da quello del Consiglio Regionale, Nicola Irto, ai quali nel mese di luglio seicento donne, parlamentari, rappresentanti del mondo sindacale e imprenditoriale, semplici cittadine, di tutti gli schieramenti politici (proprio a sottolineare il sostegno trasversale alla modifica normativa), avevano rivolto un appello a "rispettare la Costituzione, le norme ordinarie e il diritto delle donne a essere rappresentate nelle istituzioni con pari dignità competitiva nei processi elettorali, anche nella nostra Regione". Alcuni consiglieri regionali hanno espresso il proprio consenso alla doppia preferenza, alcuni pubblicamente come Sebi Romeo, altri in confronti privati, altri ancora preferiscono riflettere in attesa del voto in Aula. Noi della CPO regionale ci crediamo e crediamo che non si possa oltremodo rinviare la decisione su una proposta di legge ampiamente e lungamente argomentata e supportata. La palla passa ora al Consiglio, chiamato al banco di prova venerdì 28 settembre, affinché venga riconosciuta una effettiva democrazia compiuta e paritaria, anche in Calabria.

Lo scrive Anna Briante, Componente Commissione Pari Opportunità Regione Calabria.