Reggio Calabria
 

Colpo alle cosche Cacciola-Grasso, importavano quintali di cocaina dalla Colombia per le grandi città del nord Italia

cocaina240117"La scomparsa di Domenico Cacciola ha posto in evidenza una situazione che si era ormai incancrenita all'interno del sodalizio Cacciola-Bellocco, tenuto conto che storicamente i Cacciola erano una cosca federata ai Bellocco". Così il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri, incontrando i giornalisti dopo l'operazione Ares. "Da qui - ha aggiunto - l'incrinarsi dei rapporti e l'avvento sugli equilibri di un fatto nuovo, cioè l'ingresso tra i Cacciola della 'famiglia' Grasso, i cui membri erano attivissimi nell'organizzare il traffico di sostanze stupefacenti e di tenere i rapporti anche con altre cosche della ionica reggina, di San Luca, di cui usufruivano l'appoggio per acquistare ingenti quantità di cocaina, nell'ordine di centinaia di chilogrammi". Al centro delle dinamiche criminali, infatti, c'era il traffico di cocaina, marijuana e hascisc. Dalle indagini è emerso come i Cacciola-Grasso abbiano importato tre quintali di cocaina pura al 94% dalla Colombia ed oltre cinque quintali di hashish che venivano piazzati da una rete di pusher sulle piazze delle grandi città del nord Italia.

"L'originaria compattezza della cosca Cacciola - ha detto il procuratore aggiunto della Dda Gaetano Paci - si era notevolmente affievolita con la scomparsa di Domenico Cacciola. Prova ne sia che Gregorio Cacciola, il figlio, probabilmente per riportare 'l'ordine originario' nella cosca omonima, aveva tentato di sequestrare ed uccidere in pieno giorno a Rosarno Salvatore Consiglio, vicino ai Grasso, salvatosi per avere reagito a colpi di pistola dal tentativo di sequestro.

Il fatto ha fornito importanti spunti di investigazione ai carabinieri di Gioia Tauro che hanno consentito di far emergere un quadro indiziario in cui si cristallizzano ormai i contrasti tra i 'Cacciola' e una parte di loro, un gruppo scissionista alleatosi con i Grasso". "Erano sempre pronti a qualsiasi azione armata - ha detto il comandante del Gruppo carabinieri di Gioia Tauro Andrea Milani - e nascondevano le pistole persino negli alloggiamenti degli airbag delle autovetture. Grazie alle intercettazioni ed all'apporto dei collaboratori di giustizia siamo riusciti a individuare i nuovi assetti, documentandone le gravi iniziative criminali, ben oltre il 'locale' di 'ndrangheta di Rosarno. Il gruppo 'Cacciola-Grasso' aveva persino disponibilità di potenti ordigni esplosivi, 'da fare vibrare tutto il paese', grazie all'apporto di Giovanni Ursetta, titolare di una fabbrica di fuochi di artificio, anche lui fermato". I carabinieri, perquisendo le case e i luoghi di pertinenza dei fermati, hanno scoperto e sequestrato un mitragliatore Ak 47 kalashnikov, una pistola cal. 9, un mitragliatore Uzi cal. 9, un fucile a canne mozze, novecentomila euro in contanti e sottoposto a sequestro preventivo un bar, due negozi di abbigliamento, un lavaggio per autovetture e la fabbrica di prodotti pirotecnici.