Reggio Calabria
 

"Mediterraneo": 9 condanne sulla cosca Molè di Gioia Tauro

gioiatauroporto 500nuovadi Claudio Cordova - Regge l'accusa nel primo grado del processo "Mediterraneo", celebrato contro la cosca Molè di Gioia Tauro. Il Tribunale di Palmi ha emesso la sentenza di primo grado nei confronti delle persone che avevano scelto di essere giudicati con il rito ordinario. Nel dettaglio, il Collegio presieduto da Gianfranco Grillone ha condannato Girolamo Molè a 4 anni di reclusione, riconoscendo la continuazione con una precedente condanna; Giuseppe Galluccio a 9 anni e 6 mesi; Claudio Ruffa a 2 anni e 9 mesi; Giuseppe Salvatore Mancuso a 11 anni e 6 mesi; Manolo Sammarco a 11 anni e 3 mesi; Enrico Galassi a 5 anni e 3 mesi; Carmelo Bonfiglio a 2 anni e 6 mesi; Alessio Mocci a 10 mesi (pena sospesa e non menzione); Mirko Di Marco a un anno e 3 mesi. Il Tribunale ha invece assolto Maria Teresa Tripodi, Massimo Modaffari, Claudio Celano e Ferdinando Vinci.

L'indagine, curata dai pm Roberto Di Palma e Matteo Centini, andò a colpire il business della cosca Molè nel settore della droga e delle slot machine. Verranno documentate le ingerenze del clan nel Lazio. L'operazione "Mediterraneo" infatti, ha ricostruito le strategie economiche del clan a partire dal primo febbraio 2008, giorno in cui verrà freddato l'unico dei tre fratelli in libertà, Rocco Molè. Dopo l'uccisione del boss, secondo gli inquirenti, sarà proprio il capo storico del clan, Girolamo dal carcere di Secondigliano, a impartire gli ordini alla cosca: allontanarsi da Gioia Tauro verso Roma, rientrando in Calabria solo periodicamente. L'indagine, dunque, ha svelato l'attività di narcotraffico del clan, attraverso la quale i Molè sarebbero riusciti ad assicurarsi un regolare flusso di ingenti quantitativi di hashish e cocaina in entrata sulla Capitale, sfruttando tre direttrici di approvvigionamento e il ricorso a una strutturata rete di partecipi, sia italiani, che stranieri.

Subito dopo gli arresti uno degli indagati, Pietro Mesiani Mazzacuva, genero di Mico Molè, ha deciso di collaborare con la giustizia e già i suoi verbali, insieme a quelli di Arcangelo Furfaro e Marino Belfiore, sono entrati nel dibattimento, curato dal pm Di Palma.

Il grosso delle persone coinvolte nell'inchiesta ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato. Sul clan Molè sono già piovuti quasi 200 anni di carcere nel troncone degli abbreviati, già giunto alla sentenza d'appello (leggi qui l'articolo).