Reggio Calabria
 

[FOTOGALLERY] Salvini, a Rosarno bagno di folla tra applausi roboanti e “consigli” calorosi: “Con Cinquestelle, no!”

salvini rosarnodi Mario Meliadò - Matteo Salvini arriva nel Reggino accompagnato da una nebbia padanissima che avvolge il tratto dell'autostrada compreso tra Villa San Giovanni e Bagnara. Al Liceo "Piria" di Rosarno – "inferno" dei migranti, centro nevralgico della Piana di Gioia Tauro in cui il Carroccio ha strappato un quasi inimmaginabile 13,8% alle Politiche del 4 marzo scorso, solo in parte giustificabile col traino assicurato dal candidato locale alla Camera, il segretario leghista rosarnese Enzo Gioffrè – è davvero un micidiale bagno di folla, con militanti e simpatizzanti della Lega che circondano il potenziale presidente del Consiglio dei ministri con un calore che l'accompagna dall'arrivo in macchina fino a vari minuti dopo il termine dell'iniziativa elettorale, con l'ormai consueta disponibilità del leader leghista a scattare delle foto coi suoi aficionados, e gente ovunque: seduta, in piedi, davanti alle porte.

Fuori, c'è anche chi protesta. Per esempio un anziano esagitato che si dice elettore di Forza Italia ma strepita con toni e commenti difficilmente riportabili. E una ragazza, che a tutti risponde solo di chiamarsi "Matteo Salvini" e in effetti regge una gigantografia dell'esponente politico e un cartello che vorrebbe ironicamente sintetizzare il suo pensiero («Dire "prima il Nord" è razzista? Ma per piasè, i razzisti sono coloro che da decenni campano come parassiti sulle spalle altrui!»).
E certo, a molti pare singolare la scelta di un istituto scolastico, di una scuola pubblica come sede di un incontro politico. Ci sono perfino decine di cartelli e adesivi "Salvini Premier" praticamente ovunque, perfino sul portone e sui pilastri del portico della scuola. «Ma non c'è niente di strano, questo è l'unico auditorium in tutta Rosarno – spiega Maria Rosaria Russo, già ben nota "preside coraggio" antimafia –. Ospitiamo con piacere un parlamentare del nostro Paese, e sbaglia chi tenta di strumentalizzare». E per scandir meglio questa posizione la Russo, dopo il suo intervento introduttivo, andrà a posizionarsi in platea chiarendo che la scuola «sta solo ospitando» l'iniziativa politica della Lega.

Ai cronisti che riescono a strappargli qualche battuta prima che la manifestazione abbia inizio, Matteo Salvini dichiara d'essere sempre felice di essere in Calabria e particolarmente a Rosarno perché esistono «alcuni problemi che voglio risolvere: una migrazione senza controllo, lo sfruttamento del lavoro, un'agricoltura che dev'essere messa in condizione di competere con gli altri Paesi europei. Lavoro e sicurezza qua trovano un esempio del modo in cui non voglio che sia l'Italia». Ribadito il più assoluto contrasto alla criminalità organizzata («Mi fa schifo, come ho avuto già modo di dire a Reggio Calabria. E chi ha certe idee stia lontano da me e dalla Lega: da questi signori non vogliamo un voto, né alcun supporto»). Mentre l'elezione a senatore in Calabria «per me è la gioia più bella e la responsabilità più grande», risponde Salvini al cronista.

Una volta dentro, accanto a Salvini – come un paio d'ore prima a Lamezia Terme – ci sono tutti i candidati a Camera e Senato nei vari collegi calabresi e, al tavolo dei relatori, lo stesso Gioffrè e i consiglieri comunali (strappati a Forza Italia, evidenzierà con un mezzo sorriso l'ex sindaco Gianfranco Saccomanno, nel far dono al leader leghista di alcuni libri) Giusy Zungri ed Enzo Cusato, ma anche un Nino Spirlì in gran forma che si lancia in una sorta di bastonatura ai giornalisti per tutti i loro "peccati" riguardo alla Lega, non ultimo aver dipinto l'incontro di Reggio Calabria come semideserto (non lo era affatto, anche nell'incontro reggino al cineteatro Odeon tanta pure la gente in piedi).

Atteso, ma assai breve in particolare l'intervento dell'altro eletto leghista in Calabria, il coordinatore regionale e neodeputato Domenico Furgiuele. Poi, occhi puntati addosso a Salvini, peraltro in una congiuntura politica micidiale che potrebbe portarlo a diventare premier nel giro di una manciata di giorni o, in caso di congiunture astrali differenti..., a tornare mestamente alle urne insieme alla coalizione di centrodestra e all'altro vincitore della tornata elettorale, il Movimento Cinquestelle.
Epperò, è curioso come parecchia gente anche a Rosarno non tema il flop, non tema un quasi immediato ritorno al voto malgrado l'affermazione elettorale: quando Matteo Salvini esclama: «Saranno giorni impegnativi. Io ho il dovere di parlare con tutti... e ce la metterò tutta per andare al Governo, perché solo governando si può abolire la legge Fornero» e sta per elencare gli altri punti prioritari del suo programma, dal pubblico qualcuno urla: «Attenzione a Cinquestelle!». E un'altra: «Con Cinquestelle, no!». Lui però poi preciserà: «Certo non mi va di andare a far parte di uno di quei Governi con dentro tutti, per non fare niente».

Ma in prima battuta Salvini racconta di un venerdì e un sabato mattina trascorsi in famiglia, e la figlia che gli chiede: «Vai in Calabria? Perché?». Risposta del papà: «Perché sto lavorando per te. Perché voglio che tutti i nostri figli, a Milano come a Rosarno, abbiano un futuro e ce lo abbiano qui dove vivono». L'orizzonte, spiegherà, è di conquistare non il voto ma «la fiducia» della sua gente e riuscire in tempi rapidi a varare un esecutivo, «ma non un Governo che duri cinque mesi: un Governo che duri, se possibile, almeno dieci anni». Macron e la Merkel sono preoccupati? «Vabbè... penso che dormirò lo stesso».
Poi i suoi punti forti. Per esempio nessuna promessa elettorale particolare prima, ricorda lui, e nessuna ricetta salvifica adesso: «Se andremo al Governo, posso garantire solo un po' di lavoro in più, e un po' di migranti clandestini in meno». Ovviamente, la scuola viene giù dagli applausi, che scandiranno molti degli altri passaggi-chiave dell'intervento del leader del Carroccio. Così anche quando mostra fiero la bottiglia d'olio d'oliva «della legalità» che proprio gli studenti dell'indirizzo agrario del "Piria" anni fa intestarono alla memoria del "giudice ragazzino", Rosario Livatino: «Se permettete, domenica questa la porto in tv da Barbara D'Urso... Ma certo serve qualcuno che lo difenda, quest'olio. Qualcuno non "servo", che vada a Bruxelles e dica: signori miei, l'olio tunisino o il riso cambogiano ve li mangiate voi, noi vogliamo l'olio calabrese...».
Idem al momento in cui si ribadisce la ferma volontà d'abolire la legge Fornero, di riformare la scuola. E la Sanità? «Quella la riformiamo l'anno prossimo, quando vinciamo le elezioni regionali, perché il Pd ne ha fatte di cotte e di crude», vellica Salvini le (fondate) ambizioni del suo elettorato.

È tempo anche di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Esempio, la piccola ripicca verso Fabio Fazio («Lì ora non sono andato, perché è l'unico che non mi ha invitato in campagna elettorale», spiega) o il racconto di un'Italia che, in campagna elettorale, ha avvertito attraversata da manifestazioni singolari: «Era pieno d'antifascisti, ma non c'erano fascisti; pieno d'antirazzisti, ma non c'erano razzisti...».

E poi ci sono i temi inossidabili: applausi sul tema del lavoro, dell'abbattimento delle tasse, e l'intenzione di «reintrodurre il diritto per ogni cittadino della legittima difesa a casa sua, per non essere aggrediti». La tutela delle eccellenze locali, e l'idea che Rosarno non debba essere più nota al resto d'Italia per la «baraccopoli incivile» («Io gli schiavi nel 2018 in Italia non li voglio!, a chi fa comodo quest'immigrazione? A Sinistra, tutti quelli che si riempiono la bocca di "io accolgo, io sono buono..." sono i primi razzisti»). Il rapporto con "l'altro", anche in quest'occasione Matteo Salvini è assai chiaro, non deve pregiudicare i Valori (e cita il ragazzo che, prima dell'inizio della manifestazione, gli ha regalato un rosario): tutto bene con l'integrazione, impensabile per il leader leghista che in nome di questa si rinunci a festeggiare il Natale. «Se ti ospito, ti faccio stare a casa mia e tu cominci a dire: non mi piace il Natale, non mi piace il crocifisso, non mi piace Gesù Bambino, allora torna a stare a casa tua e fai lì quello che vuoi».
Ribadita anche l'urgenza di un'accelerazione dei tempi della Giustizia. E ammessa, senza ipermetropia politica, la "distanza" di un tempo: «Senza "bacchette magiche", son contento di ripartire da qua. Fino a pochi anni fa, che avreste fatto se vi avessero detto: "Arriva il segretario della Lega?". Lo so, lo so... Per tanti anni ci siamo "visti da lontano"».

Poi Salvini assicura che rimarrà, Governo o meno, il suo «essere in mezzo alla gente». E le strizzatine d'occhio, che tanto hanno fatto nella "rivoluzione comunicativa" della Lega degli ultimi anni? ...Ci sono, ci sono. Con tanto di menzione di Corrado Alvaro come uno degli scrittori più amati, di Rino Gaetano e della sua "Il cielo è sempre più blu", persino dell'ex campione del mondo e oggi allenatore del Milan Rino Gattuso...
E in mezzo alle altre, non manca una battuta particolarmente accattivante: «Ci rivediamo a Rosarno: spero di tornarci da Presidente del Consiglio».