Reggio Calabria
 

Giornata mondiale dell'Infanzia e Adolescenza a Palazzo Campanella in ricordo del giudice Rosario Livatino

reggio. auditorio calipariOltre 700 giovanissimi, provenienti dalle scuole di Reggio Calabria e dell'Area metropolitana, hanno riempito stamani l'Auditorium 'Calipari' di Palazzo Campanella, in occasione della 'Giornata mondiale dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza', organizzata dall'Ufficio del Garante Antonio Marziale, con la collaborazione del presidente della Corte d'Appello di Reggio Calabria, Luciano Gerardis.
Tema della Giornata: "Rosario Livatino, quando i giovani fanno la differenza", in memoria del giovanissimo magistrato siciliano la cui vita fu proditoriamente spezzata dalla criminalità mafiosa. Nel corso dell'iniziativa, è stato proiettato il film "Il Giudice Ragazzino", girato nel 1994 dal regista Alessandro di Robilant, che tratteggia la sensibilità sociale e l'intransigenza del giovanissimo e fedele servitore dello Stato.
Nella sua introduzione, Antonio Marziale ha evidenziato che "bisogna offrire ai giovani la possibilità di capire che esiste un'alternativa ai modelli sbagliati imposti dalla società e dal sistema dei mass media, che possono smarcarsi dall'atavica pressione della mafia attingendo ad esempi, come quello lasciatoci in eredità da Livatino, fatto senza dubbio di paure, ma di un coraggio più forte della paura. L'occasione - ha detto il Garante - è anche quella di aiutare bambini e adolescenti a percepire correttamente la figura del magistrato e il suo impegno sul territorio".

Il magistrato Antonino Laganà, segretario della sezione reggina dell'Associazione Nazionale Magistrati, ha raccolto la 'provocazione' di Marziale, sottolineando la finitezza dell'uomo:"Siamo esseri umani normali, con le nostre paure e con il peso delle dinamiche quotidiane di ognuno. Abbiamo deciso di servire lo Stato e preparare il terreno per sconfiggere la mafia. Noi prepariamo il terreno – ha detto Laganà rivolto ai numerosissimi giovani presenti – ma sarete voi, con la vostra vita e le vostre scelte a sconfiggere il crimine. Noi - ha aggiunto Laganà - abbiamo il dovere di essere magistrati sempre, anche nei nostri atteggiamenti fuori dai Tribunali, rifiutando, come ha testimoniato Rosario Livatino, ogni sorta di compromesso".
Sono seguiti poi gli interventi di Antonino De Pace, presidente del Circolo del Cinema "Cesare Zavattini" e Claudio Scarpelli, presidente del Circolo del Cinema "Charlie Chaplin", che hanno messo in evidenza come "il cinema, arte audiovisiva, riesca a trasferire, a distanza di quasi un trentennio, la dimensione del tempo e i più remoti angoli della vita e delle emozioni di un magistrato consapevole di andare ogni giorno incontro alla morte".
Il giornalista Enzo Gallo, portavoce delle Associazioni 'Tecnopolis' e "Amici del giudice Rosario Angelo Livatino", ha parlato sottolineato "l'importanza di raccontare e tenere viva ai giovani la conoscenza di gente come "il giudice ragazzino" attraverso la narrazione, disvelando dettagli delle riprese del film interpretato, tra gli altri, da Giulio Scarpati, Sabrina Ferilli e dal compianto attore calabrese Leopoldo Trieste. Una produzione, che ci consegna la bontà di Rosario e l'onestà, la dirittura morale, che chi come me lo ha conosciuto ha rivissuto nelle scene".
Per Don Giuseppe Livatino, postulatore del processo di canonizzazione diocesano del magistrato, "Rosario era un uomo di fede, che rispettava i poveri e non esibiva il proprio prestigio, non calpestava i diritti della gente che non godeva dei suoi stessi benefici e serviva la legge, quale strumento di eguaglianza e libertà"
"E' stata oggi una grande occasione - ha concluso il presidente Luciano Gerardis - per mostrarvi praticamente chi è, cosa fa e come vive un giudice, che non può rimanere chiuso nella propria stanza, nel proprio ufficio se intende applicare con equità la giustizia. Esso è chiamato a conoscere la società. Mi ha emozionato la visione del film, che avevo già visto, perché richiama alla mia memoria i primi anni della mia attività in magistratura e a quante vocazioni, postume alla morte di Livatino, Falcone e Borsellino, si erano formate in seno ad uomini e donne di legge. Ciò vuol dire che quelle morti non sono accadute invano".
All'iniziativa era presente anche una delegazione dell'Istituto Comprensivo "Rapisardi" di Canicattì, guidata dalla dirigente scolastica Concetta di Falco ed alcuni bambini di quella scuola che hanno recitato a memoria il testo scritto da Rosario Livatino sul comportamento che un giudice è tenuto moralmente a rispettare.