Reggio Calabria
 

Don Alejandro Solalinde a Polistena

LOC-solalinde-Polistena-ALTAUnica tappa calabrese per don Alejandro Solalinde, il prete candidato al premio Nobel per la pace 2017. Un prete scomodo sia per il governo messicano che per i cartelli di narcotrafficanti che ha osato sfidare.

Il prete battagliero sarà a Polistena il prossimo 24 ottobre alle ore 18 presso il duomo della città in un incontro promosso dalla Comunità parrrochiale, dal Centro Padre Puglisi, e dall’associazione Il Samaritano.

La sua sarà una testimonianza in presa diretta di un sistema corrotto e malato che si incentra sul business del narcotraffico e dei migranti. Un sistema disumano a cui il “don Ciotti messicano” – come è stato definito – ha deciso di opporsi mettendosi in trincea a combattere una guerra difficilissima sin dal 2005.

Padre José Alejandro Solalinde Guerra, 72 anni, nel libro – realizzato insieme alla giornalista di Avvenire Lucia Capuzzi e con prefazione di don Luigi Ciotti – racconta la sua storia e denuncia la situazione drammatica presente nel Messico, dove si contano oltre 23.000 omicidi all’anno e va avanti l’orrore delle fosse comuni clandestine.

Sulla sua testa pesa una taglia di un milione di dollari. Vive da cinque anni sotto scorta, i narcotrafficanti lo vogliono morto perché non ha paura di denunciare la tragedia dei 500.000 migranti senza documenti del Centro e Sud America che si trovano a passare per il Messico nel tentativo di raggiungere gli Stati Uniti, né le connivenze con le forze dell’ordine e la politica, con altissimi livelli di corruzione (spesso è l’esercito o la polizia a sequestrare e consegnare alla criminalità manodopera da schiavizzare). Dal 2006 ad oggi si ipotizzano oltre 32.000 scomparsi, in prevalenza migranti che vengono rapiti, chiusi nelle “case de seguridad” (veri e propri campi di concentramento, dove si organizza il traffico di essere umani o di organi), torturati, violentati, uccisi se non pagano un riscatto in cambio della loro stessa vita o non vogliono lavorare come sicari per il crimine organizzato.

Da dieci anni, nel Sud del paese, ha fondato il centro per migranti “Hermanos en el camino” (“Fratelli sulla strada”), dove ogni anno transitano oltre 20.000 migranti diretti negli Stati Uniti. Ha ottenuto diversi riconoscimenti per il suo impegno sociale, come il Premio nazionale per i diritti umani. Diverse associazioni umanitarie hanno avanzato la sua candidatura al Nobel per la Pace.