Reggio Calabria
 

Il processo "Ramo spezzato" torna in Corte d'Appello: annullata con rinvio condanna per il boss Antonino Iamonte

iamonteantoninoIl processo "Ramo Spezzato" torna, ancora una volta, in Corte d'Appello. Ieri la Cassazione ha infatti, annullato con rinvio ad un'altra sezione della Corte reggina la condanna per il boss Antonino Iamonte e per Sergio Borruto. Iamonte, difeso dai legali Marino Punturieri e Pietro Madafferi, era stato condannato nell'ottobre del 2015, a 20 anni di carcere, mentre 12 anni e 11 mesi furono comminati a Borruto, difeso da Punturieri. Confermata invece, la condanna emessa nei confronti di Pietro Rodà punito dalla Corte, presieduta dal giudice Iside Russo a due anni e otto mesi di detenzione. Il processo "Ramo Spezzato" nasce dagli episodi estorsivi perpetrati ai danni dell'imprenditore Saverio Foti; stando alle carte processuali l'inchiesta aveva colpito gli affari del clan Iamonte, famiglia integrante del gotha della 'ndrangheta reggina, che sul traffico di stupefacenti ha costruito negli anni la propria fortuna, ma che non ha mai smesso di disdegnare quella che era in origine la principale attività della famiglia, ossia la macellazione della carne.

E proprio il traffico e la commercializzazione di animali in pessime condizioni di salute, sono finiti al centro dell'inchiesta della Procura reggina, coordinata dal pm antimafia Antonio De Bernardo, che ha potuto contare anche sulle dichiarazioni del testimone di giustizia Saverio Foti, imprenditore vessato dalla cosca Iamonte che ha deciso di rivolgersi alla giustizia per ottenere la punizione dei propri taglieggiatori.

Per la Dda gli Iamonte, in questo troncone del processo, avrebbero costretto Foti a consegnarli 50mila euro, ma anche ad affidargli la vendita, a terzi, di capi di bestiame- acquistati all'imprenditore con propri fondi ed in carico alla sua azienda- senza che lo stesso Foti potesse controllare e interloquire su questa attività o godere dei ricavi. Adesso però, il processo torna in riva allo Stretto per essere celebrato per la seconda volta davanti ai giudici della Corte d'Appello.