Reggio Calabria
 

“Acero-Krupi”: il pm De Bernardo chiede 18 anni per il presunto boss Rocco Aquino

debernardoantonionuova500Diciott'anni di reclusione. È una richiesta di condanna pesantissima quella invocata ieri dal pm antimafia Antonio de Bernardo nei confronti del presunto boss Rocco Aquino imputato nel processo "Acero-Krupi" in corso di svolgimento, con il rito abbreviato, dinnanzi al gup distrettuale Filippo Aragona. Aquino era l'unico ad essere stato "stralciato" all'esito dell'udienza preliminare e ieri quindi l'accusa ha trattato la sua posizione.

L'operazione "Acero" risale al settembre dello scorso anno e ha colpito la cosca Commisso -Macrì operante a Siderno con proiezioni in Canada e Olanda, nonché Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica , e il traffico di sostanze stupefacenti riconducibile alla famiglia degli Aquino-Coluccio. Il blitz fu messo a segno dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e dal Ros dell'Arma dei Carabinieri .

Particolarmente rilevante è stata l'attività di coordinamento svolta dal Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo in relazione alle Direzioni distrettuali antimafia interessate e in relazione alla Procura della Repubblica di Amsterdam, che ha prestato ampia cooperazione internazionale. Il provvedimento restrittivo è il risultato di una intensa attività di indagine che ha colpito, in maniera concentrica, famiglie ritenute storicamente elitarie nel panorama criminoso della fascia jonica-reggina.
In estrema sintesi, le indagini si sono focalizzate, da una parte, sulle famiglie Commisso e Crupi, considerate di elevato lignaggio nel Locale di Siderno che annoverano ramificazioni in Olanda e in Canada, laddove, da tempo, si sono insediate pericolose ed agguerrite cellule di 'ndrangheta che sono riuscite ad accaparrarsi una buona fetta del mercato economico e, dall'altro, su quella degli Aquino-Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica, storicamente al vertice di quel locale di 'ndrangheta.

La caratteristica dell'indagine è costituita da un'armonica e convergente messe di elementi di prova, costituita da intercettazioni telefoniche e ambientali, riscontri sul campo, contributo informativo di collaboratori di Giustizia ed attività rogatoriali curate dalla D.D.A. reggina.

I due filoni, originariamente separati, l'uno curato dalla Polizia di Stato, riguardante l'area di Siderno e l'altro, ovvero quello del territorio di Marina di Gioiosa Jonica, dal Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri, una volta esaminati compiutamente, hanno trovato un'armonica sintesi che si caratterizza per la piena convergenza logica, fattuale e probatoria che esalta la genuinità del risultato ottenuto.
A questo va aggiunto l'apporto fondamentale dei collaboratori di Giustizia che hanno arricchito vieppiù il quadro, consentendo di fornire una chiave di lettura univoca e palese a dati probatori comunque già di per sé di indubbio spessore probante.

Al di là del primo filone, curato esclusivamente dalla Polizia di Stato ed afferente tematiche squisitamente 'ndranghetistiche, in uno con reati che costituiscono generalmente l'attuazione del programma scellerato delle organizzazioni di stampo mafioso (operazione "Siderno Connection") l'altro ha riguardato anche il narcotraffico ed altri reati in materia di armi, riciclaggio e intestazioni fittizie) ed ha come elementi a sostegno principalmente il lavoro dei Carabinieri del R.O.S. Nei mesi scorsi poi, il pm De Bernardo ha invocato per gli imputati alla sbarra cinque secoli di carcere. La sentenza del gup Aragona è attesa entro aprile.