Reggio Calabria
 
 
 
 

Operazione “Buena Ventura”: i dettagli dell'inchiesta nelle parole degli inquirenti

Confpoliziarc10gennaiodi Angela Panzera- "Un'indagine complessa, difficile, ma grazie al lavoro sinergico fra le varie Procure italiane e le forze dell'ordine internazionali, siamo riusciti a bloccare i narcotrafficanti che lavoravano sull'asse Locride-Sud America". È il Procuratore reggino, Federico Cafiero De Raho, a illustrare i dettagli dell'operazione "Buena Ventura" messa a segno questa mattina dalla Questura reggina, diretta da Raffaele Grassi, e dalla squadra mobile diretta dal vice questore aggiunto Francesco Rattà. L'inchiesta ha fatto finire in galera 15 persone , mentre 4 sono ai domiciliari accusate di aver messo in piedi un sodalizio transnazionale dedito al traffico di cocaina dal Sud America in Calabria. "Ancora una volta- ha riferito Cafiero- è la 'ndrangheta il centro propulsore dei traffici di droga e ancora una volta sono le cosche della Locride a gestire il tutto". Fra gli arrestati, ci sono infatti, persone legate alla famiglie Morbito-Bruzzaniti-Palamaraegemoni nei territori di Bova Marina, Bianco, Africo, San Luca e Platì. "Coinvolti anche gruppi criminali di altre regioni, soggetti che attraverso i calabresi acquistavano cocaina in Colombia. La Calabria però è il motore di tutto, la base per l'importazione della droga. Replicato- ha concluso Cafiero- il modello di una 'ndrangheta che è il modello di vertice nel reperimento, nella distribuzione della cocaina a livello internazionale".

Il narcos colombiano Carlos EulogioEasquivelLozada è stato braccato nella sua terra e in queste ore sono in corso le procedure di cooperazione giudiziaria internazionale.

L'inchiesta "Buena Ventura", condotta dal pm antimafia Francesco Tedesco, è partita da una email inviata dall'organizzazione colombiana delle "Aquilasnegras" e indicava Giovanni Palamara, classe 1960, un narcotrafficante italiano che, insieme a quelli dei cartelli colombiani, "legati a loro volta- ha sottolineato il Questore Grassi- ai guerriglieri del sesto fronte delle Farc-ep operanti nel nord del dipartimento colombiano del Cauca, spediva dal paese sudamericano in Italia fiumi di cocaina. L'inchiesta- ha proseguito Grassi- si è articolata attraverso una collaborazione a 360 gradi con le omologhe strutture investigative di Milano, Napoli, Bologna e Pescara".

Può sembrare un meccanismo banale, quello di gestire i traffici di droga attraverso le mail, ma non è stato così.

" Le forme di comunicazione fra i narcotrafficanti erano sofisticate, oltre al linguaggio criptico- ha riferito il capo della Mobile Rattà- usavano scambi di email e abbiamo dovuto fare ricorso alle intercettazioni telematiche . Questi narcotrafficanti usavano un escamotage molto particolare ina volta scritta la mail non la inoltravano al destinatario della corrispondenza, ma la cancellavano e la spostavano nella cartella bozze. Il destinatario aveva la parola chiave- e questo denota proprio il vincolo associativo che si è instaurato fra i partecipanti dell'organizzazione criminale- ed entravano nella posta elettronica del mittente e quindi leggevano le comunicazioni.".

Ma la droga non arrivava "solo" dalla Colombia.

" Abbiamo motivo di credere- ha aggiunto Rattà- che oltre alla Colombia la coca sia stata importata dal Perù, dall'Equador e dalla Repubblica Domenicana. Nel corso delle indagini sono stati effettuati diversi sequestri di droga, a riscontro delle intercettazioni captate. Ricordo un sequestro effettuato nei pressi dello svincolo di Rosarno, ma anche a Madrid. L'arrestato Monizza aveva applicato le buste contenenti la cocaina, alle cosce e gambe e aveva nastrato gli arti per poter camminare, lasciando fuori solo le ginocchia.L'indagine ci dice soprattutto una cosa: la leadership della 'ndnrgheta nel settore del narcotraffico, ma ci dice anche che i cartelli colombiani trattavano partite di cocaina non inferiori a 35 chilogrammi. Se veniva chiesta una partita inferiore, i colombiani rifiutavano. Loro avevano questo standard di vendita".

C'è un altro aspetto che la Dda ha approfondito nell'indagine: le connivenze con alcuni soggetti in servizio presso lo scalo aeroportuale di Bologna. "Abbiamo monitorato l'attività illecita- ha chiosato Cafiero- di operatori che smistavano la droga non appena giunta in Italia. Avevamo chiesto l'arresto anche di un finanziere colluso, ma il gip la rigettato, ma noi continueremo ad insistere su questo aspetto".

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