Reggio Calabria
 

Ecco la parte segreta della ‘ndrangheta: mani su politici, elezioni e istituzioni

operazionemammasantissima 500di Claudio Cordova - 'Ndrangheta che infiltra le Istituzioni, da quelle locali fino ai livelli più alti, attraverso la propria componente riservata e invisibile. 'Ndrangheta che attenta all'ordine democratico del Paese, condizionando le elezioni di ogni ordine e grado, 'ndrangheta che sceglie i propri uomini politici, che li "cresce", li "costruisce", in modo tale che gli stessi, nel proprio percorso, possano essere funzionali agli scopi dell'organizzazione. Ci sono oltre dieci anni della storia di Reggio Calabria, e non solo, nell'inchiesta "Mammasantissima", con cui il Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri ha eseguito cinque arresti nei confronti dell'elite della 'ndrangheta: i "soliti" avvocati Paolo Romeo e Giorgio De Stefano, già detenuti da qualche mese e ormai emersi in tutta la propria potenza decisionale e relazionale. Agli arresti domiciliari (perché ultrasettantente) va invece Francesco Chirico. Ma i due nomi "nuovi" (e che fanno assai rumore) sono quelli di due politici molto noti in città: l'ex sottosegretario regionale, Alberto Sarra, tradotto in carcere dai militari dell'Arma, e il senatore di Forza Italia, Antonio Caridi, per cui la Procura di Reggio Calabria, retta da Federico Cafiero de Raho, ha inoltrato al Parlamento le carte d'indagine, affinchè si possa procedere all'arresto.

Tutti accusati di associazione mafiosa, perché individuati come quegli esponenti del vertice occulto della 'ndrangheta, ormai padrona incontrastata di fette importanti del Paese.

IL LATO OSCURO DELLA 'NDRANGHETA

Base di partenza dell'indagine denominata "Mamma Santissima" è costituita dalle pregresse inchieste sviluppate sempre dal ROS dei Carabinieri: "Meta", "Ndrangheta Banking", "Reale" e "Crimine". Le investigazioni, alcune già caratterizzate da sentenza definitiva, hanno dimostrato l'unitarietà ed il tendenziale verticismo della 'ndrangheta come organizzazione di tipo mafioso, nonché l'esistenza e l'operatività di un organo collegiale di vertice, la "Provincia", in seno al quale sono rappresentate le cosche dei tre Mandamenti (Centro, Jonico e Tirrenico) e delle altre articolazioni dell'organizzazione operanti in altre parti del territorio nazionale ed all'estero.

Da quei procedimenti, il ROS è partito per dimostrare l'esistenza di una ulteriore Struttura direttiva occulta, sovraordinata rispetto alla Provincia, ed in generale di contesti occulti all'interno della 'ndrangheta: questo è stato il tema dell'indagine Mamma Santissima. Nelle singole indagini, infatti, plurimi erano i riferimenti a un "terzo livello", composto da menti raffinate, che avrebbero rappresentato il gotha della 'ndrangheta. I dati singoli, però, non consentivano di procedere nei confronti delle persone individuate dalle indagini: unendo tutti gli elementi, però, gli inquirenti sono convinti di essere riusciti a identificare in Paolo Romeo e Giorgio De Stefano (soprattutto) ma anche in Alberto Sarra e Antonio Caridi alcuni tra i soggetti di vertice della 'ndrangheta.

Le indagini, quindi, avrebbero confermato l'esistenza della "Mamma Santissima" o "Santa", prima struttura direttiva "segreta" della 'ndrangheta, caratterizzata da regole speciali in grado di rimuovere e superare a favore dei suoi qualificati componenti i divieti fissati dalle regole tradizionali della 'ndrangheta. A tale struttura avevano accesso anche "massoni" o "nobili", intendendosi per essi coloro che non avevano estrazione propriamente criminale. Con la «Santa» - la cui ideazione va ricondotta ai casati mafiosi De Stefano, Piromalli, Nirta, Araniti, Libri, Mammoliti, Cataldo e Mazzaferro - si assiste ad un sostanziale mutamento della 'ndrangheta funzionale ad un processo di infiltrazione degli ambiti in cui è articolata la società civile attraverso i «Santisti» che, pertanto, hanno operato nelle vesti di appartenenti all'Organismo decisionale occulto.

Un'evoluzione che la storia della 'ndrangheta colloca negli anni '70, quando l'organizzazione criminale calabrese riesce a stringere rapporti con massoneria, destra eversiva e servizi segreti deviati, effettuando il salto di qualità che la porterà a essere ciò che è oggi.

Numerosi sono gli elementi dai quali far derivare l'attuale esistenza ed operatività della componente riservata della 'ndrangheta. Oltre a quelli di ordine dichiarativo e documentale, particolare valore dimostrativo assumono le intercettazioni: in alcune di esse – contenute nell'inchiesta "Bellu lavuru" - si fa esplicito riferimento sia al livello "visibile" che a quello "invisibile", ponendo quest'ultimo in rapporto di necessaria interrelazione, in ordine agli affari di maggior rilievo, rispetto al primo, corrispondente al "provinciale", intendendo per esso la "Provincia" come organo di vertice mafioso. In altre emerge che "la 'ndrangheta non esiste più", ora "fa parte della Massoneria" e si è ridotta a "delinquenza comune". Un assunto sostenuto dal boss Mancuso di Limbadi. In un'altra ancora si fa esplicitamente riferimento al fatto che gli inquirenti, quanto a conoscenze, "sono arrivati fino ad un certo punto ... in effetti sapevano dell'Australia, dell'America ..." ma sono totalmente all'oscuro di altro soggiungendo che "c'è un'altra cosa ancora che non la sanno nemmeno loro...: qua a Reggio contano i ... i Segreti ... Giorgio De Stefano gliel'ha calata la questione ... sei, sette ... erano in totale ... (inc.) ... il coso è di sette ...". Evidente – secondo il Ros - il riferimento al contesto occulto – i "segreti" - ed alla relativa struttura "il coso ... è di sette".

IL CONDIZIONAMENTO DI POLITICA E ISTITUZIONI

La struttura occulta svolge i compiti di curare il coordinamento delle diversificate operazioni criminali riferibili al complessivo sistema criminale di tipo mafioso operante sul territorio nazionale ed all'estero, composto dalla 'Ndrangheta e dalle altre mafie storiche (Cosa Nostra, Camorra e Sacra Corona Unita); di definire le strategie criminali di massimo livello col fine di estendere il programma criminoso negli ambiti di maggior interesse, con particolare riferimento a quelli, informativi, imprenditoriali, economici/finanziari/bancari, amministrativi/politici/istituzionali interferendo, in questo ultimo caso, con enti pubblici locali territoriali e singoli membri di organi politici di rilievo costituzionale. Sotto quest'ultimo profilo compito del "Santista" era quellodi "impadronirsi o infiltrarsi in Enti Pubblici avvalendosi del consenso elettorale", evidentemente condizionato e viziato.

La componente riservata ed elitaria della 'ndrangheta sarebbe quindi riuscita a controllare fette fondamentali della politica. Molti appuntamenti elettorali sono stati oggetto di condizionamento da parte della 'ndrangheta, attraverso la formazione delle liste, orientando i consensi elettorali a propria disposizione e influenzando le nomine all'interno degli organi politico-aministrativi. Si fa riferimento alle elezioni del 2001 (comunali), del 2002 (comunali e provinciali), del 2004 (Europee), del 2005 (Regionali), del 2006 (provinciali), del 2007 (Comunali), del 2009 (europee) e 2010 (Regionali).

Per questo, l'inchiesta ricostruisce – sotto il profilo investigativo, ma anche storico – un'epoca della città, dai primi anni 2000. A partire dal 2002, Paolo Romeo e Giorgio De Stefano avrebbero avuto un ruolo determinante per la elezione di Giuseppe Scopelliti e Pietro Fuda rispettivamente a Sindaco del Comune e a Presidente della Provincia di Reggio Calabria, nonché nella formazione degli organi di governo locale secondo un programma che, oltre a garantire loro - secondo un modello replicato nel tempo - il potere di interferire sul regolare funzionamento dei due enti attraverso più soggetti politici, in proiezione prevedeva l'infiltrazione degli Organi di governo regionale sino al Parlamento nazionale ed europeo. Il prioritario risultato che mirava a conseguire Paolo Romeo, dunque, era quello della sinergica operatività Comune/Provincia e successivamente con gli altri organi di governo. Progetto questo che doveva essere realizzato in tre distinti momenti: il primo momento, nel 2002, coincide con l'elezione di Scopelliti a Sindaco del Comune di Reggio Calabria che, dimettendosi dall'incarico di Assessore regionale, consentì a Sarra - primo dei non eletti nella tornata del 2000 - di approdare in Consiglio Regionale; il secondo, da concretizzarsi nel 2004, per effetto dell'elezione di Umberto Pirilli al Parlamento Europeo, cosa realmente avvenuta e che consentì allo stesso Sarra di subentrargli in un incarico assessoriale; il terzo avrebbe trovato compimento nel 2005, con la candidatura di Pietro Fuda alla Presidenza della Regione Calabria, intento vanificato da vicende giudiziarie che coinvolsero l'interessato oltre che lo stesso Romeo. Particolarmente significative sono le emergenze relative alle elezioni, comunali e provinciali, del 2002 in relazione alle quali affiora che l'affermazione elettorale di Scopelliti sull'altro candidato Demetrio Naccari, va ricondotta, oltre che alla maggiore controllabilità del primo, agli specifici interessi della criminalità mafiosa anche nei settori dei lavori pubblici in generale, nella gestione dei fondi del Decreto Reggio e nella creazione delle società di servizi a capitale misto pubblico privato, progetto questo avviato a partire dal 2001. Oltre a queste, sono stati alterati i risultati delle elezione delle rappresentanze "Provinciali e Grande Città" del partito "Popolo della Libertà" tenutesi in Reggio Calabria nel febbraio 2012 ciò sia attraverso la premeditata compilazione di schede elettorali a favore dei candidati prescelti sia alterando i verbali di elezione.

"La 'ndrangheta è una forza capace di attentare all'ordine democratico del nostro Paese – hanno detto gli inquirenti – tramite una struttura che, managerialmente, costruisce uomini per infiltrare uomini nelle Istituzioni. La componente riservata ed elitaria interviene negli ambiti strategici della politica e dell'imprenditoria.

E così, allora, la parte segreta della 'ndrangheta avrebbe scelto i propri uomini e poi li avrebbe monitorati. Alberto Sarra – che nel corso del tempo si è avvalso, per sé ed in favore di altri candidati, del sostegno elettorale delle cosche Pesce, Condello, De Stefano, Tegano, Logiudice, Alvaro, Libri/Caridi, Vadalà, Lampada, Pangallo, Crucitti - ha operato direttamente in sinergia con Paolo Romeo al fine di elaborare ed attuare il progetto politico di cui lui stesso era parte integrante e che attribuiva un ruolo di centralità in primo luogo a Scopelliti.

SARRA, IL CONTROLLO DI SCOPELLITI E L'ATTENTATO A PALAZZO SAN GIORGIO

In particolare, Sarra - una volta acquisite le funzioni pubbliche a seguito di consultazioni elettorali viziate dalle pressanti ingerenze mafiose - ha agevolato e rafforzato il sistema criminale di tipo mafioso gestendo un enorme bacino di voti della 'ndrangheta da orientare al fine di perfezionare, in proiezione, l'articolato programma criminoso; interferendo, mediante l'uso deviato del proprio ruolo pubblico, sull'esercizio delle funzioni degli organi regionali di cui era divenuto componente; favorendo le componenti politiche – in costanza di campagna elettorale - ed imprenditoriali delle varie articolazioni territoriali della 'ndrangheta al fine di garantirgli rilevanti vantaggi patrimoniali.

Ecco il rapporto di forza che si ribalta: non Sarra uomo di Scopelliti, come la città credeva, ma viceversa. Scopelliti soggetto da indirizzare e da bacchettare, quando evidentemente non si adeguava alle scelte più consone. L'indagine, secondo quanto riferito dagli inquirenti, apre uno squarcio di verità anche sul tritolo ritrovato nei bagni di Palazzo San Giorgio in uno dei momenti più difficili del mandato di Scopelliti a sindaco di Reggio Calabria. Una strategia – come sempre sopraffina – del gruppo di Paolo Romeo e Giorgio De Stefano: da un lato "avvertire" Scopelliti, dall'altro identificarlo come un soggetto nel mirino della 'ndrangheta, consentendogli quindi di mettere le ali ai piedi.

ANTONIO CARIDI

Ruolo chiave, anche se più "operativo", quello dell'attuale senatore di Forza Italia, Antonio Caridi, che nel corso del tempo si è avvalso, per sé ed altri candidati, del sostegno elettorale delle cosche DE Stefano/Tegano, Libri/Caridi, Crucitti, Audino, Borghetto/Zindato, Nucera, Morabito di Africo, Iamonte, Maviglia ed in ultimo i Pelle con cui si è incontrato in occasione delle elezioni Regionali del 2010 - ha operato direttamente in sinergia con Paolo Romeo al fine di attuare il progetto politico di cui lui stesso era parte integrante, andando a ricoprire nel 2002 e 2007 l'incarico di assessore all'ambiente del Comune di Reggio Calabria, cosa quest'ultima, che ha permesso alla cosca De Stefano di controllare la società FATA MORGANA SpA. In particolare,Caridi - una volta acquisite le funzioni pubbliche a seguito di consultazioni elettorali viziate dalle pressanti ingerenze mafiose - ha agevolato e rafforzato il sistema criminale di tipo mafioso gestendo un enorme bacino di voti della 'ndrangheta da orientare al fine di perfezionare, in proiezione, l'articolato programma criminoso descritto, interferendo, mediante l'uso deviato del proprio ruolo pubblico, quale componente del Senato della Repubblica, imponendo l'assunzione di persone anche riferibili alle indicate articolazioni della 'ndrangheta nelle società a capitale misto pubblico privato, favorendo le componenti imprenditoriali delle varie articolazioni territoriali della 'ndrangheta al fine di garantirgli rilevanti vantaggi patrimoniali. Addirittura, in epoca assai più recente, e quindi quando Caridi completa la "scalata" fino al Parlamento, il gruppo di Paolo Romeo avrebbe pilotato alcuni suoi emendamenti con riferimento al tema della Città Metropolitana.

"Il sen. Antonio Stefano Caridi è una figura politica costruita in tutto lo sviluppo della sua carriera e fino al Parlamento nazionale e, di volta in volta, si pone come strumento per eseguire gli ordini della 'cupola' e conseguirne le finalità" ha detto il capo della Procura distrettuale di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho in conferenza stampa tratteggiando il rapporto tra esponenti della politica calabrese e nazionale con la 'ndrangheta degli invisibili al cui vertice gli inquirenti pongono l'ex parlamentare del Psdi Paolo Romeo, l'avv. Giorgio De Stefano, Francesco Chirico e l'avv. Alberto Sarra. "Un autentico svezzamento politico - ha aggiunto De Raho - posto in essere dal direttorio della cupola per infiltrare la politica, soprattutto le istituzioni, favorendo le elezioni nei vari consessi di persone, che una volta elette, continuavano ad essere monitorate ai fini del loro effettivo apporto per il raggiungimento degli interessi economici e di potere che il gruppo occulto aveva progettato".

LA COMPRAVENDITA DI VOTI

Indagati, ma non raggiunti dall'arresto, anche Bruno Nicolazzo, Alessandro Delfino e il collaboratore di giustizia Roberto Moio, poiché ritenuti responsabili, in concorso, del delitto di scambio elettorale politico mafioso. Delfino, candidato alle elezioni comunali del 2007 nella lista CDC - ITALIANI NEL MONDO riferibile ad Alberto Sarra e Francesco Chirico, accettava la promessa di Moio e Nicolazzo di procurare voti in cambio della erogazione di una somma di denaro pari almeno ad € 15.000,00, di cui 10.000,00 consegnata personalmente da Moio allo zio Giovanni Tegano, soggetto apicale del mandamento di Reggio Calabria. Moio quindi, su richiesta di Delfino, assumeva l'impegno di attivarsi nei confronti dell'elettorato dispiegando concretamente il proprio potere di intimidazione derivante dal suo ruolo di rilievo in seno alla cosca Tegano di Archi di Reggio Calabria, per essere nipote diretto di Giovanni e Pasquale Tegano, avvalendosi a tal fine del Nicolazzo, anch'egli appartenente al clan per la diretta percezione del denaro utilizzato per pagare i voti da destinare a Delfino, come confermato dagli accertamenti bancari eseguiti dal Ros dei Carabinieri.

La 'ndrangheta ha quindi evoluto il proprio modello che è fondato, non più solo sull'utilizzo di soggetti che si "mettono a disposizione", ma anche su soggetti di propria estrazione che meglio di tutti possono garantire gli interessi dell'organizzazione. 'Ndrangheta capace di entrare ovunque, attraverso un'infiltrazione silenziosa e costante.