Falcomatà nomina nel Collegio Sindacale della società in house il sindaco nipote del boss e pluri-indagato

Malara Francesco sindaco1di Claudio Cordova - In buone mani. Il sindaco metropolitano di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, ha proceduto, alcune settimane fa, alla nomina del Collegio Sindacale della Svi.Pro.Re. S.p.a., società in house della Città Metropolitana che ha "lo scopo di promuovere la crescita del tessuto produttivo nel territorio metropolitano di Reggio Calabria, la gestione di servizi esternalizzati e pubblici di competenza della Città Metropolitana e l'incremento occupazionale nell'ambito dello stesso territorio".

Tra i professionisti nominati, con il Decreto n. 38 del 2019, c'è anche il sindaco di Santo Stefano in Aspromonte, Francesco Malara, dirigente del Monte dei Paschi di Siena, indagato dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria per la vicenda che portò all'arresto l'avvocato Santo Alfonso Martorano, titolare di un'agenzia di intermediazione finanziaria, la "Emme Tre". Martorano è un personaggio molto noto a Reggio Calabria, essendo fratello dell'ex consigliere comunale Giuseppe Martorano, ma anche in ragione del suo ruolo di presidente della locale sezione dell'Aci. La Guardia di Finanza nel giugno 2018 sequestrò allo stesso preventivamente il provento dei reati contestati, pari a 17 milioni.

Stavolta, insomma, sarà difficile per Falcomatà dire "non ne sapevo nulla", come fatto in passato, per esempio, per la vicenda sollevata dal Dispaccio riguardante la nuora dell'avvocato Giorgio De Stefano, considerato un'eminenza grigia della 'Ndrangheta. L'arresto di Martorano e il coinvolgimento di Malara, infatti, avevano avuto grande eco sulla stampa locale e non nel secolo scorso, ma nemmeno un anno e mezzo fa. Tutto ciò, però, non è bastato per evitare di ratificare la nomina, arrivata con proprio decreto di Falcomatà – in qualità di sindaco metropolitano – dopo l'invio di Malara (e di altri professionisti) del curriculum all'apertura dell'avviso pubblico bandito dalla Città Metropolitana nel giugno scorso.

I reati ipotizzati nei confronti di Malara, che al momento dello scoppio del caso Martorano era componente del Collegio dei Revisori dei conti del Consiglio regionale della Calabria, sono associazione per delinquere finalizzata alla truffa e all'autoriciclaggio. Malara, secondo l'accusa, agendo in qualità di direttore delle filiale n. 2 di Reggio Calabria del Monte dei Paschi di Siena, avrebbe posto la sua posizione al servizio di Martorano, asservendo i suoi poteri di direttore di banca agli interessi del gruppo imprenditoriale che faceva capo al mediatore finanziario arrestato. Nella filiale del Montepaschi diretta da Malara c'era stata in passato anche un'ispezione della Banca d'Italia che si era conclusa con un giudizio sfavorevole nei confronti della società finanziaria "M3", di proprietà di Martorano, "gestita - secondo gli ispettori - con modalità non ispirate a logiche imprenditoriali". Tra le operazioni analizzate dagli ispettori dell'istituto di emissione c'era stata, tra l'altro, l'accensione di un conto corrente "in nome e per conto - é detto nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip a carico di Martorano - della Euro Capital presso la Bank of China" per un importo di un milione e mezzo di euro provenienti dal Monte dei Paschi. "Somma convertita - si aggiunge - in yuan e successivamente in euro senza l'autorizzazione preventiva della Banca d'Italia".

Malara, che è nipote del defunto boss Rocco Musolino, è peraltro indagato in un'altra inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria. Nel fascicolo d'indagine sulla scrivania del pm Giovanni Gullo, infatti, è iscritto per il reato di falso, con riferimento alle dinamiche elettorali relative proprio alla sua elezione a sindaco di Santo Stefano in Aspromonte.

Ancora una volta, dunque, una nomina almeno "opaca" da parte di Falcomatà. E questo nonostante in questi anni si sia cercato di ammantare tutto con un'aura di legittimità, attraverso la pubblicazione di bandi e avvisi pubblici. Eppure, spesso i nomi sono quelli di sempre. Malara è ritenuto uno degli esponenti politici più intimi di Sebi Romeo, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio Regionale fino ad alcune settimane fa, quando, cioè, verrà posto ai domiciliari nell'ambito dell'inchiesta "Libro Nero" per tentata corruzione. Proprio grazie a un emendamento presentato da Sebi Romeo, nel 2015, venne modificata una legge regionale che permise allo stesso Malara di essere nominato revisore dei conti del Consiglio Regionale, nonostante fosse già sindaco di Santo Stefano in Aspromonte.