“Galati riferimento delle cosche di Lamezia Terme”: le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

galatipino 500di Claudio Cordova - Per i magistrati, Pino Galati sarebbe stato un politico asservito ai clan della 'ndrangheta di Lamezia Terme, per via di un rapporto stabile duraturo con la criminalità organizzata. Una condizione che lo renderebbe ancor più pericoloso, in forza delle conoscenze, a tutti i livelli, vantate dallo stesso Galati. Per questo, quindi, si sarebbe resa necessaria la misura cautelare degli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta "Quinta Bolgia", che ha svelato l'intreccio tra cosche, politici e manager dell'Asp di Catanzaro. Sul conto dell'ex deputato di Forza Italia, pesano diverse acquisizioni tecniche e documentali, ma anche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.

Per quanto concerne la sua posizione, parlamentare della Camera dei Deputati dal 1996 al 2018, non rieletto il 4 marzo 2018, sono diversi i pentiti che rendono importanti dichiarazioni sui rapporti tra l'Onorevole e le cosche lametine.

Già negli interrogatori del 23 giugno 2015 e del 28 luglio 2015, Gennaro Pulice accenna alla circostanza che Giuseppe Galati, fin dai suoi esordi nella politica, sarebbe stato sostenuto dalla cosca Torcasio, allora potente sodalizio imperante a Lamezia Terme: "Ha sempre chiesto l'appoggio della famiglia Torcasio per le elezioni [...] è una persona che dovunque sono andato, anche a Cutro, mi parlavano di Galati che è una persona disponibile, una persona che si mette a posto".

Gennaro Pulice, per anni killer della 'ndrangheta di Lamezia Terme, non è comunque l'unico membro delle cosche lametine a testimoniare sul conto di Galati.

Anche Giuseppe Giampà, nell'interrogatorio del 13 novembre 2013, ha dichiarato: "Galati ci pagò per i voti delle elezioni del 2000, dette a me personalmente 30 milioni". Il meccanismo di compravendita delle preferenze sarebbe stato messo in atto insieme a un consigliere comunale, su cui, al momento, prevalgono gli "omissis". E richieste ed elargizioni sarebbero state effettuate a tappeto "So che poi sono andati da Torcasio a fare la stessa cosa" dice ancora Giampà. Ed in effetti, il 16 aprile 2000 si sono svolte le elezioni regionali in Calabria, con l'elezione del Presidente della Giunta Regionale Giuseppe Chiaravalloti sostenuto dal Centrodestra in cui militava Giuseppe Galati. L'anno successivo, il 13 maggio, si sono tenute le elezioni comunali a Lamezia Tcrme, vinte dal centrodestra, il cui Consiglio fu poi sciolto nel 2002 per infiltrazioni mafiose e le elezioni politiche che portarono al secondo Governo Berlusconi, in cui Giuseppe Galati fu eletto alla Camera dei Deputati e nominato Sottosegretario di Stato presso il Ministero delle Attività Produttive.

Sono gli anni in cui Pino Galati diventa uomo forte a Lamezia Terme e dintorni. Un centro di potere radicato in ogni settore in una città strategica per la politica regionale.

Un altro collaboratore, Angelo Torcasio, racconta di appellare Galati con il nomignolo di "parrucchino", per eludere le intercettazioni e mascherare il nome di quello che, evidentemente sarebbe stato il referente delle cosche lametine: "In quel periodo gli Iannazzo, tramite Pino Galati, avevano grandi prospettive di inserimento in lavori al nord Italia, anche se non so specificarvi con esattezza in quale zona" afferma ancora.

Da tutte le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia, univoche nell'individuare in Galati un politico "portato" e il riferimento della cosca, per gli inquirenti si definisce la figura dell'indagato come soggetto a disposizione del clan Iannazzo, legato ai Giampà da un patto di non belligeranza.

Da uomo politico sostenuto dai clan, Galati sarebbe quindi riuscito non solo a orientare le stagioni politiche di Lamezia Terme, ma anche a giungere fino al Parlamento, ricoprendo l'influente e prestigioso incarico di sottosegretario di Stato.