"Crimine": la Cassazione rende definitive le condanne sulla 'ndrangheta unitaria

cortedicassazione 500di Angela Panzera - Anche il troncone ordinario del maxi-processo "Crimine" supera il vaglio della Cassazione. Nella tarda serata di ieri la Suprema Corte ha sostanzialmente confermato quando deciso dalla Corte d'Appello reggina il 16 luglio del 2015. Si è chiuso quindi, positivamente per l'accusa, uno dei più importanti processi contro la 'ndrangheta messa in piedi dalla Dda dello Stretto.

Gli Ermellini, così come accaduto per il troncone abbreviato, ieri hanno infatti sposato l'impianto accusatorio costruito tassello dopo tassello dai pm Antonio De Bernardo, Marialuisa Miranda e Giovanni Musarò (questi ultimi due adesso in forza rispettivamente al Tribunale di Napoli e alla Procura antimafia di Roma) che hanno costituito un vero pool antimafia insieme ai magistrati Giuseppe Pignatone, Michele Prestipino e Nicola Gratteri. Pignatone e Prestipino dopo anni proficui e costellati di numerose indagini adesso sono rispettivamente procuratore capo e procuratore aggiunto alla Procura Capitolina, mentre Gratteri è procuratore capo di Catanzaro. Un anno strategico per la Dda reggina il 2010 che ha visto poi, nel luglio culminare anni di lavoro con il fermo della maxi-inchiesta "Crimine".

Il pronunciamento degli Ermellini di ieri sera ha interessato una trentina di imputati, giudicati nel filone dell'ordinario che si è concluso in Appello con gran parte delle conferme della sentenza di primo grado, con condanne per circa due secoli di carcere. Dalle prime indiscrezioni giunte in tarda serata la Cassazione ha ritenuto inammissibili una serie di ricorsi, accogliendone quattro promossi dalla Procura Generale con riferimento all'esclusione dell'aggravante relativa al capo promotore dell'associazione di tipo mafioso, che dovrebbe comportare un nuovo giudizio d'appello per gli imputasti interessati. In una circostanza ci sarebbe stata una sentenza di annullamento senza rinvio previa esclusione della contestata recidiva e contestuale diminuzione della pena. Infine la Cassazione ha rigettato due ricorsi della Procura Generale per altrettanti imputati, già assolti in primo e secondo grado. Al di là delle singole posizioni il dato importante è che anche in questo caso è stato confermato il principio giuridico dell' unitarietà della 'ndrangheta. La Dda reggina è infatti, riuscita a dimostrare che la 'ndrangheta è una e sola. Non importa se le 'ndrine siano sparse a Siderno, a Rosarno, a Genova, Milano, Torino, in Svizzera, Canada e Australia.

Tutte dipendono da "Mamma-Calabria", tutte devono rendere sempre conto al "Crimine".

La testa dell'organizzazione è qui e adesso la Cassazione ha posto un nuovo sigillo. Il troncone ordinario del maxiprocesso "Crimine" aveva visto, la Corte d'Appello di Reggio Calabria, confermare le 23 condanne emesse il 19 luglio del 2013 dal Tribunale di Locri, presieduto da Alfredo Sicuro. Anche nel secondo grado di giudizio, così come richiesto dai sostituti procuratori generali Adriana Fimiani e Antonio De Bernardo, la Corte presieduta dal giudice Costa ha confermato gli oltre 200 anni di carcere disposti in primo grado. Fondamentali, nel corpus accusatorio, furono le intercettazioni ambientali, captate a casa del boss Giuseppe Pelle, nella lavanderia Ape Green di Siderno di Giuseppe Commisso, "u mastru",nell'aranceto rosarnese del capo-crimine Mico Oppedisano ma, soprattutto, le acquisizioni ottenute nel corso della festa a Polsi, per le celebrazioni in onore della Madonna della Montagna dove ogni anno venivano ratificate le nuove cariche di 'ndrangheta. Adesso quindi, dopo le decine e decine di condanne confermate in abbreviato, arrivano anche quelle del troncone ordinario. Dopo la decisione di un gup, quella del Tribunale di Locri, e di ben due Corti D'appello e di due sezioni della Corte di Cassazione ormai il principio giuridico per cui la «ndrangheta è un'organizzazione unitaria governata da un organismo di vertice, la Provincia», è diventato storia giuridica e processuale. Una storia che adesso, a sette anni di distanza, vede apposta la parola "fine" sul maxi-processo "Crimine", ma che di fatto vede un nuovo inizio per tutte le Dda italiane nella lotta alle organizzazioni mafiose.

Questa la sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Reggio Calabria:

Vittorio Barranca 8 anni di reclusione

Francesco Bonarrigo 12 anni di reclusione

Giuseppe Bruzzese 9 anni di reclusione

Giuseppe Caccia 3 anni e 8 mesi di reclusione

Giuseppe Capasso 2 anni di reclusione

Michele Capasso 2 anni di reclusione

Domenico Rocco Cento 9 anni di reclusione

Antonio Angelo Cianciaruso 8 anni di reclusione

Antonio Commisso 13 anni di reclusione

Roberto Commisso 8 anni di reclusione

Antonio Cuppari 9 anni di reclusione

Carmelo Ferraro assoluzione confermata

Antonio Figliomeni 11 anni di reclusione

Michele Fiorillo 8 anni di reclusione

Vincenzo Fleres 2 anni di reclusione

Antonio Futia 11 anni di reclusione

Domenico Gangemi 19 anni di reclusione

Francesco Gattuso 13 anni di reclusione

Giuseppe Giampaolo 9 anni di reclusione

Francesco Marzano assoluzione confermata

Ernesto Mazzaferro 12 anni di reclusione

Vincenzo Nunnari 2 anni di reclusione

Nicola Perrotta 2 anni di reclusione

Giuseppe Siviglia assoluzione confermata

Mario Giuseppe Stelitano 15 anni di reclusione

Rocco Bruno Tassone 13 anni di reclusione

Giuseppe Velonà assoluzione confermata