“Caso Miramare”: in aula le accuse a Falcomatà & co.

reggio miramare500di Claudio Cordova - Il processo sul "caso Miramare" potrà diventare terreno di scontro anche politico. La prossima udienza di dicembre, infatti, sarà quella in cui, qualora non decidesse di avvalersi della facoltà di non rispondere, l'ex assessore comunale Angela Marcianò sarà chiamata a deporre dai pm Walter Ignazitto e Nicola De Caria. E si potrebbero vedere scintille. Già nel corso dell'udienza di ieri, infatti, diversi supporters della Marcianò (recentemente condannata a un anno di reclusione nello stralcio abbreviato) erano in aula.

Davanti al Tribunale Collegiale di Reggio Calabria hanno sfilato alcuni dei testimoni della Procura, che accusa il sindaco Giuseppe Falcomatà e diversi, tra assessori e dirigenti, di abuso d'ufficio e falso. I quattro testi hanno risposto alle domande dell'accusa, ma anche dei difensori (tra cui gli avvocati Marco Panella, Andrea Alvaro e Sergio Laganà).

Al centro dell'inchiesta, la delibera della Giunta comunale con cui l'Amministrazione affidava all'imprenditore Paolo Zagarella, titolare dell'associazione "Il sottoscala", la gestione temporanea del noto albergo Miramare, da tempo chiuso. L'affidamento della gestione della struttura di pregio, notissima in città, sarebbe avvenuto in maniera diretta a Zagarella: questi, infatti, è uno storico amico del sindaco Falcomatà e gli avrebbe anche concesso, in forma gratuita, i locali che avevano ospitato la segreteria politica nella campagna elettorale che porterà l'attuale primo cittadino alla schiacciante vittoria sul centrodestra nella corsa verso Palazzo San Giorgio. Una delibera, quella del 16 luglio 2015, che sarebbe stata approvata a maggioranza con l'assenza dell'allora assessore, Mattia Neto, che infatti non verrà coinvolta nell'inchiesta del pm Walter Ignazitto. La Marcianò è stata l'unica tra le persone coinvolte a scegliere il rito abbreviato, mentre il resto della Giunta ha optato, compatta, per il dibattimento. Oltre a Falcomatà e a Zagarella sono imputati anche il segretario generale del Comune, Giovanna Acquaviva, l'ex dirigente Maria Luisa Spano', gli assessori Saverio Anghelone, Armando Neri, Patrizia Nardi, Giuseppe Marino, Giovanni Muraca, Antonino Zimbalatti e l'ex assessore Agata Quattrone.

A deporre, i dipendenti comunali Paolo Giustra e Giorgio Azzarà, protagonisti della cessione delle chiavi all'allora assessore Giovanni Muraca, poliziotto e uomo fidato di Falcomatà, che poi le avrebbe girate a Zagarella, che ben prima dei tempi previsti, avrebbe avuto la disponibilità del "Miramare", da sempre struttura di pregio della città: "Non ho ricevuto alcuna ricevuta della consegna delle chiavi" dice il geometra Giustra. Una procedura del tutto anomala, dato che i sopralluoghi, sempre e comunque, sarebbero dovuti avvenire in presenza di delegati del Comune: "Solo in un caso abbiamo lasciato le chiavi, che poi non sono mai state restituite" afferma Azzarà.

E in aula è apprezzabile la differenza di trattamento, tra l'associazione dell'amico Zagarella e altri casi. A riferire è la professoressa Claudia Califano, presidente dell'associazione Ulysses, che in quegli anni, curerà gli eventi delle Officine Miramare. L'associazione non vivrà alcuna delle dinamiche di cui avrebbe potuto usufruire "Il Sottoscala", nonostante avesse vinto il bando. E, anzi, vivrà pure il mancato rinnovo della concessione.

Zagarella, invece, al "Miramare" sarebbe stato di casa. Addirittura, nel corso di un sopralluogo in un locale attiguo, due funzionarie della Sovrintendenza Belle Arti e Paesaggio della Calabria, Giuseppina Vitetta e Angela Vescio, avrebbero sentito dei rumori provenienti dalla struttura. A riferire in aula è proprio l'architetto Vescio, che, incuriosite dai rumori, bussando alla porta del Miramare nelle prime ore di una data individuata nell'1 luglio 2015 (e quindi antecedente alla delibera) avrebbero incontrato proprio Zagarella, impegnato in lavori all'interno del Miramare. Questi avrebbe affermato di aver avuto le chiavi per svolgere lavori e pulizie, dato che ben presto avrebbe avuto in uso uno dei "gioielli di famiglia", come più volte sottolineato dallo stesso Falcomatà nel corso di interventi pubblici.