Lettere
 

Peppino e Peppone

falcomatascopellitiRiceviamo e pubblichiamo:

Stamattina l'ottimo Peppe Scopelliti, già sindaco-devastatore della città di Reggio e aspirante devastatore della Calabria finché non gliel'hanno levata dalle mani, l'Attila de noantri, ha espresso la sua energica condanna per l'ennesimo albero caduto, e per il fatto che questa Amministrazione non si prende cura del monumento naturale che abbiamo in via Marina, gli alberi maestosi piantumati all'epoca della sua realizzazione. Ora, carissimo Peppone, io credo che il sindaco attuale sia un incapace totale, e che le sue dichiarazioni siano letteralmente infarcite di idiozie.
Che sia anche un chiacchierone alla Renzi, sua ex stella polare.


Che faccia la guerra alla nota esponente del pd di destra, Marcianò, sulla pelle della città.
Ma tu, Peppone, con quale faccia ti permetti di parlare di qualsiasi cosa che riguardi la città? Non ti è bastato averla ridotta alla miseria, di avere determinato un grave impoverimento dei cittadini costretti a pagare di tasca loro le tue malefatte? Ce l'hai uno specchio in casa? Se ce l'hai, guardati bene e dici: quello nello specchio è il caterpillar che ha raso al suolo la città di Reggio.
Poi ,se sei credente, mettiti in ginocchio e chiedi di essere assolto dalla giustizia divina, giacché quella terrena la sua sentenza l'ha già emessa.
Per tornare all'oggi: caro Peppino, te l'ho detto e scritto più volte. Lascia stare le Piramidi, l'Altare della Patria, il ponte sullo Stretto. Prendi tutti i soldi destinati alle minchiate futuriste e investili sulle cose che servono alla città e ai suoi abitanti, le cose che servono per fare di Reggio una città normale e, di conseguenza, turistica.
Rifai tutti i marciapiedi, tutte le strade, metti la segnaletica orizzontale e verticale, aggiusta i semafori, cura il verde, occupati degli impianti sportivi e falli usare a chi fa attività, pulisci tutti i luoghi divenuti discarica, fai in modo che la depurazione funzioni, che l'acqua arrivi nelle case, che le vie siano illuminate, prendi i beni confiscati e usali per fini sociali, fai funzionare le mense, gli asili, le scuole, fai terminare i lavori sul corso Garibaldi in tempi accettabili, fai togliere dagli spazi pubblici gli abusivi, mettiti a lavorare a testa sotto per fare arrivare i treni a Reggio, per far volare gli aerei.
Datti da fare, Peppino, se sei capace.
Dimostra di essere all'altezza del ruolo che ti è stato conferito per meriti dinastici.
Fai tutto ciò, Peppino, se sei capace. E se non lo sei, torna a bordo piscina coi tuoi amici, dedicati alla famiglia, alla professione, anche al parrucchiere, se proprio devi.
E tu, Peppone, facci la grazia di tacere. L'erba non cresceva dove passava Attila, e Attila non si è mai sognato, dopo, di dolersi per le distruzioni che lui stesso aveva provocato.

Nino Mallamaci