“Mi sento fortunata e penso a chi invece non lo è”

PANE TRADIZIONICoronavirus: come sta cambiando la vostra vita? Scriveteci

Raccontaci come stai affrontando la quarantena o come questa emergenza sta cambiando la tua vita. Una testimonianza scritta, una foto, un video che pubblicheremo. Un modo per stare più vicini, seppur distanti. Scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ho un tetto sulle spalle, ho olio di casa e vino in cantina, ho un orto con frutta e verdura, ho il forno a legna, ho il caminetto e legna da ardere, ho le scorte di mamma che si prepara per la quarantena da più di trent'anni, ho una libreria che non immaginavo così grande, ho amici che scrivono, amici che suonano e amici che si confidano.

La mia vita non è cambiata granché, ho sempre vissuto molto la casa e ho sempre tratto ispirazione di qualunque tipo dalla solitudine. Ma quest'isolamento forzato mi sta facendo riscoprire tutte le fortune di noi "terroni", di noi che la terra ancora un po' la coltiviamo.

La mia vita da universitaria fuori sede è scandita molto alla giornata. Quando stai tutto il giorno fuori ti riduci ad arrangiarti con quello che hai a casa al tuo rientro, fai la spesa quando il frigo piange. Quella la considero la mia vita di città, adesso fortunatamente sono a casa, nella mia vita di campagna.

Per chi nasce in città certe mancanze sono scontate, ma per chi è nato ed è vissuto in campagna essere privato di certe comodità è un disagio. Noi abbiamo le dispense a prova di rimpatriate estive, natalizie, pasquali e quelle in cui viene a trovarci il cugino dell'America.

Parlo di cibo perché in situazioni del genere, di emergenza, il superfluo perde ogni valore. Per quanto riguarda il nutrimento dell'anima, abbiamo così tanti modi per fare spesa da poter soddisfare anche i palati più raffinati.

Per me, che non ho problemi di salute che mi costringono ad uscire, che non ho un lavoro (chi me lo doveva dire che avrei ritenuto la disoccupazione una fortuna), che ho imparato ad essere amica di me stessa, la quarantena non è una condanna ma un tempo diverso, per quanto imprevisto.

Il tempo come raccoglitore di passato e dispensatore di opportunità.

Lo vivo bene questo tempo, perché so che è passeggero.

Penso, però, a chi le mie fortune non le ha:

a chi ha il cielo come tetto; a chi è lontano da casa; a chi ha colpe; a chi ha un ruolo di responsabilità e deve prendere decisioni che in ogni caso comporteranno perdite in un campo o nell'altro; a chi lotta in prima linea con tutti i rischi che ne derivano; a chi muore senza sentirsi una lacrima sulla pelle; a chi ha paura di morire; a chi ha paura di veder morire; a chi teme le conseguenze economiche del blocco delle attività commerciali; a chi è solo da sempre; a chi non sa stare con se stesso; a chi canta il dolore e a chi canta il silenzio.

Sento la loro vicinanza.

Sto finalmente vedendo che i social svolgono il loro ruolo di aggregatore. Spesso, durante uscite serali o cene fuori, i social causavano individualità collettiva, si usciva sì insieme ma si stava attaccati al cellulare a postare foto o a vedere quelle degli altri. Quantomeno, oggi che lontani lo siamo concretamente, possiamo sfruttare questa connessione per conoscerci e per scoprirci.

La "liberazione" la immagino un po' come la fine dell'alluvione che qualche anno fa ha messo in ginocchio il nostro paese. Quando tutti uscimmo a vedere cosa era stato sconfitto dalla natura e cosa invece aveva resistito, quando tutti ci rimboccavamo le maniche per ricostruire le nostre case e le nostre chiese.

Ma la immagino anche come la nevicata del 2017. In quell'occasione tutti ci ritrovammo a meravigliarci di un evento più unico che raro e uscimmo per toccare con mano ed assicurarci che non fosse solo un sogno. Guardavamo lo stupore di una tale meraviglia negli occhi di chi incontravamo e condividevamo in silenzio una grande vicinanza, anche tra perfetti sconosciuti.

Spero che uscire da questa situazione ci insegni ad avere rispetto per i morti, per i vivi e per la terra, la nostra terra che è una.

 

(Foto e testo di Maria Mezzatesta)