Fronte del Palco
 

A Cosenza va in scena “Aysha e il Baobab”, Ernesto Orrico racconta l’Africa in un monologo di Sergio Crocco

La Fondazione Premio Sila chiama, la Terra di Piero risponde.

Il Premio Sila ha già ripreso le sue consuete attività di incontro con gli scrittori e l'edizione 2020 è in preparazione, ma prima che l'estate svuoti la città la Fondazione ha voluto un'iniziativa che riportasse i bambini di Cosenza alla socialità dopo la prova difficile (soprattutto per loro) del lockdown. Qualcosa di significativo, un incontro gioioso ma non privo di contenuti, non superficiale.

E allora, ecco la proposta alla Terra di Piero, a Sergio Crocco.

"Da molto tempo pensavo a una collaborazione con lui – dice Enzo Paolini, presidente della Fondazione Premio Sila – ogni anno il Premio Sila dedica una delle giornate conclusive ai bambini e l'ammirazione nei confronti della Terra di Piero e delle sue attività benefiche è un sentimento antico, che risale alla fondazione dell'associazione e ancora prima all'amicizia che mi lega a Sergio. Ma l'occasione di unire le forze per qualcosa di bello, da realizzare a Cosenza, tardava ad arrivare. Qualche settimana fa, complice forse questo periodo storico eccezionale, i desideri che si fanno più urgenti, ci siamo detti 'è il momento' e abbiamo dato un nome e una data a questa unità di intenti".

Il nome è "Aysha e il Baobab – la mia Africa raccontata ai bambini", titolo del monologo scritto da Sergio Crocco per la Fondazione Premio Sila, la data, il 23 luglio, quando alle 19, nel Parco Piero Romeo, a Cosenza, Ernesto Orrico interpreterà il testo.

"Partecipare ad un'iniziativa collaterale del Premio Sila è gratificante per la Terra di Piero e per me personalmente. – afferma, invece, Sergio Crocco – Parliamo di uno degli eventi culturali più importanti dell'intero meridione d'Italia, un'eccellenza calabrese di cui andiamo fieri".

Sul monologo, l'autore racconta: "È una favola, ma basata sulla realtà africana che ho visto con i miei occhi in 16 viaggi nell'Africa più 'complicata'. Aysha esiste veramente, ed è bianca, figlia di volontari italiani. I bambini africani guardano lei, la sua pelle bianca e dicono che è 'spellata'. Non giudicano, non chiedono e di certo non escludono. E così è pure per i nostri bambini. È la prova che ci "guastiamo" da adulti. Ecco, a me piacerebbe che le nuove generazioni crescessero mantenendo una purezza infantile. Per questo, con la Fondazione Premio Sila, abbiamo deciso di raccontare la storia di Aysha e di un vecchio, malandato Baobab, che è uno dei simboli dell'Africa. Per parlare di diversità con i nostri bambini. E coltivare, mantenere viva la purezza con la quale guardano il mondo, le persone, affinché non dimentichino mai che la diversità è bellezza".