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[FOTOGALLERY] Peperoncino Jazz Festival, esordio bruciante. Steve Gadd “incendia” il Tau di Arcavacata

stevegadd4di Mario Meliadò - Proprio mentre il Peperoncino Jazz Festival diventa maggiorenne, la sua edizione 2019 parte con una novità molto interessante pure in prospettiva: la collaborazione, per la prima volta, con l'Università della Calabria. E questa diciottesima edizione della nota kermesse jazzistica ideata da Sergio Gimigliano – che, di suo, segue una "New York Session" di maggio addirittura col mitico contrabbassista John Patitucci, peraltro originario di Torano Castello, nelle vesti di co-direttore artistico – trova un esordio "bruciante", al Tau dell'Unical appunto, con la "prima volta" al Peperoncino Jazz Festival di Steve Gadd.

Un funambolo del drumming, Gadd – che ha per madre una Deliberti, palermitana – che nella sua impareggiabile carriera da batterista, ha incrociato i percorsi musicali di colossi del jazz come Dizzy Gillespie, Michel Petrucciani, Frank Sinatra e (a più riprese) Chick Corea, ma pure di icone di altri generi musicali come Eric Clapton, Ray Charles "The Genius", il nostro compianto Pino Daniele (negli album Ferryboat e Schizzechea with love), sul versante del più celebrato pop internazionale Paul Simon e James Taylor, del quale sostanzialmente ha cooptato la band: il chitarrista d'origini calabresi Dave Spinozza (che vanta il record d'essersi trovato in sala d'incisione, negli anni Settanta, con ben tre dei quattro Beatles: Paul McCartney, poi John Lennon, quindi Ringo Starr), il bassista Jimmy Johnson (che ha a lungo suonato anche con Lee Ritenour, da solista e coi suoi Fourplay uno dei protagonisti assoluti della fusion su scala planetaria), il trombettista Walt Fowler (che vanta collaborazioni anche con "mostri" del calibro di Ray Charles, Frank Zappa e Billy Cobham), il pianista Kevin Hays (partner musicale anche del mitico sassofonista Sonny Rollins).

Il live di ieri, davvero assai ben performato, è stata occasione soprattutto per presentare i brani di Steve Gadd Band, album premiato nel febbraio scorso col prestigioso Grammy per il miglior album di jazz strumentale contemporaneo: un riconoscimento ancor più significativo, considerando che è stato il primo premio di questo tipo ottenuto (...a 73 anni: il batterista di Rochester ne ha compiuti 74 il 9 aprile scorso) da un musicista raffinatissimo, unanimemente considerato tra i most influential drummers di tutti i tempi, turnista deluxe giustamente strapagato.

Eseguiti nell'occasione anche diversi brani firmati da due pregressi perni della Steve Gadd Band: l'organista Larry Goldings (già all'Hammond e al piano in progetti di John Pizzarelli, Jim Hall, John Scofield, Maceo Parker e tanti altri) e Michael "Mike" Landau, vera istituzione della "sei corde" e session-man per centinaia di artisti (e peraltro attivissimo nelle collaborazioni con artisti italiani come Andrea Bocelli, Vasco Rossi ed Eros Ramazzotti): tra questi, l'inizio "da riscaldamento motori" con Where's Earth?.

Ottimo crescendo sulle ali della chitarra blues di Spinozza in I know, but tell me again, con tanto di vorticose scale discendenti all'unisono basso-tromba e nel ripescaggio di The long way home e poi di un'ottima, bluesissima Green Foam, dall'album del 2013 Gadditude.

Proprio con Green Foam il pubblico dell'Unical s'infiamma, per poi non calare più d'intensità nello scandire virtuosismi e melodie: così anche con One Point Five, ritmatissimo brano dell'ultimo album firmato dal bassista Jimmy Johnson, in cui il cesello di Fowler («terza tromba – è stato detto nell'introduzione al concerto –, non quella degli assoli squillanti né quella che mette in campo le armonie, ma quella che realizza le giuste isole musicali»). E ancòra l'introspettiva Auckland by numbers, Timpanogos – brano che chiude l'album vincitore del Grammy, firmato dal trombettista Fowler e nel quale, come si può intuire dal titolo, proprio i celebrati timpani "sospesi" per la prima volta allestiti giusto da Gadd hanno un ruolo pregnante –, il pianismo blues di Hays in Hidden Drive fino a un omaggio al miglior Keith Jarrett: Wind-up, brano estratto dall'album Belonging che però il suo quasi mezzo secolo di vita proprio non lo mostra.

C'è ancòra molta voglia di sentire suonare il mago della batteria e i suoi amici-di-musica, e c'è ancòra spazio per Foameopathy e Way Back Home – dai cari vecchi Ottanta della The Gadd Gang, che reinterpretò questo brano di Wilton Felder, storico sassofonista dei Crusaders –, la superenergetica Sly boots (come The long way home estratta dall'album dei 70 anni di Gadd, 70 Strong).

Il bis? Vede una sorpresa nella sorpresa: l'omaggio a Robert Allen Zimmerman, cioè il Nobel per la Letteratura Bob Dylan, col bluesaccio di Watching The River Flow cantato dal tastierista Kevin Hays.

Si chiude così.

Tornano in mente alcune parole del patron Sergio Gimigliano, a precedere il riuscitissimo live: «Un sogno che s'avvera». Ché poi, come ricordato anche nel book che cristallizza il notevolissimo programma del Peperoncino Jazz Festival n. 18, The real dream is the dreamer: il vero sogno è proprio colui che sogna.

...Forse è anche per questo che, neanche sfumate le luci sul fantasmagorico Steve Gadd e la sua band, il "sogno" già continua: dopo il concerto di oggi a Castrovillari, dove al Chiostro francescano s'esibirà il Marianne Sollivan-Jerry Weldon Quintet, venerdì 19 nello stesso luogo della città ai piedi del Pollino si esibirà un leggendario protagonista del jazz, il batterista di Kind of Blue (semplicemente il disco più venduto della storia del jazz, quello firmato da Miles Davis) Jimmy Cobb, 90 anni il 20 gennaio scorso.