Fronte del Palco
 

Reggio, il sorriso delle Facce da Bronzi

faccedabronzi festivaldi Luisa Nucera - Per fortuna che la gente ha ancora voglia di ridere. Forse è un riso amaro, visto il particolare momento che la città sta vivendo sommersa da problemi di ogni genere. Dario Fo diceva che quando un popolo non sa più ridere diventa pericoloso. E' noto infatti il potere liberatorio che una risata possiede, il più eminente meccanismo di difesa da una realtà difficile di fronte alla quale manteniamo le distanze per proteggerci. Eppure molti sono intervenuti, la sera di mercoledì 8 maggio, al Teatro Odeon per assistere alla prima edizione del Festival nazionale del Cabaret titolato Facce da Bronzi, kermesse promossa dall'associazione culturale arte e spettacolo dietro le quinte in collaborazione con l'associazione Cabareboli patrocinata dalla Provincia di Reggio Calabria, dal Comune e dal Consiglio regionale della Calabria. Con maggiore facilità riusciamo a guardare le preoccupazioni dall'esterno, come se non ci appartenessero, nella speranza che poi, dopo aver sospeso il giudizio, torniamo ad affrontarle con maggiore lucidità. Ridere insieme poi sdrammatizza e crea complicità e senso di appartenenza. Il primo Festival itinerante ha offerto a tutti questa possibilità. Che forse avevamo perso o lasciato sopire nel cassetto perché ormai a Reggio si parla, si vocifera, si protesta, si urla. Per poi vivere il silenzio dell'attesa credendo illusoriamente che qualcosa possa cambiare. Perché se la parola è d'oro e il silenzio d'argento, allora sono loro, le facce che si aggiudicano il bronzo... procurando ilarità e leggerezza, positività ed entusiasmo.

Ma il riso è tutt'altro che stupidità. E' un mistero che affonda le radici in meccanismi inconsci complessi. Il talento, la creatività, la preparazione dei partecipanti, ognuno col suo linguaggio espressivo e gestuale, a volte cadenzato e rapido, costellato di ambiguità e doppi sensi e ricco di condensazioni verbali di esilarante effetto catartico, ci ha fatto sentire liberi e svincolati da una quotidianità noiosa e logorante. L'intento della manifestazione è stato quello di valorizzare i giovani comici che hanno voglia di ridere e che soprattutto trasmettono tale desiderio. Una comicità legata ad una discreta ironia che ha fatto emergere la vincitrice, Mariuccia Cannata. Un'ironia sottile,capace di cogliere tra disincanto e indignazione, le profonde connessioni tra riso e pianto, comico e tragico, inevitabilmente appartenenti alla condizione umana. Di fronte alla quale forse è più facile piangere che ridere poiché il dolore imprime una scia difficilmente indelebile rispetto al riso che invece sembra rivelare ciò che ignoriamo, in un continuo perenne divenire. Ma il vero comico, a detta del talent show del momento, Gennaro Calabrese esibitosi brillantemente a fine serata, non deve far ridere, né piangere. Egli deve indurre al sorriso, alla commozione, alla pacata riflessione. Il sorriso infatti è constatazione serena di quanto già conosciamo, una sana consapevolezza. Speriamo di aver colto anche questo messaggio.