Fronte del Palco
 

L’estro e le note di mister Eddie Gomez. Una vita per il jazz (e per Bill Evans)

gomezeddiesuonadi Mario Meliadò - Un magic moment da non sottovalutare, la possibilità offerta dal PlayMusicFestival di ascoltare le note e il grande talento di Eddie Gomez, il mitico contrabbassista portoricano per lunghi anni "spalla" d'eccezione dello strepitoso pianista e compositore Bill Evans.

A margine della sua esibizione al Grand Hotel Miramare, insieme a Eliot Zigmund (batteria) e a una vecchia e piacevolissima conoscenza come Salvatore Bonafede (pianoforte), noi del Dispaccio.it a Gomez abbiamo posto qualche domanda, sulla sua musica... e non solo. Notando con piacere che, visti anche i numerosissimi concerti "made in Italy", ogni tanto nelle sue risposte rigorosamente in inglese spuntava, però, qualche vocabolo in italiano.

Mister Gomez, per lei non è affatto la prima volta qui a Reggio Calabria... vero?

«No, sarà ormai la terza-quarta volta qui a Reggio. Ma è la prima in questa sala, che ha anche una bella acustica... Mi ha fatto molto piacere suonare qui... Il giorno prima abbiamo suonato a Palermo, poi abbiamo attraversato questo braccio di mare e abbiamo suonato qui... Essere qui è molto bello... un bellissimo angolo di mondo, credo. E poi le persone sono molto calorose e aggraziate, qui... insomma sono davvero felice di essere qui, e in una location così incantevole», scandisce la parola in italiano, a rafforzare il concetto.

E com'è stato suonare qui col pianista Salvatore Bonafede? Sappiamo bene che è di Palermo... ma anche un po' di Reggio Calabria, visto che per anni ha insegnato proprio qui, al Conservatorio "Cilea"...

«Assolutamente, Salvatore è uno dei miei musicisti... "artisti" preferiti!, sono stato felicissimo di averlo con me anche stavolta... e ogni volta che posso, cerco di suonare insieme a Salvatore Bonafede, è un pianista davvero speciale...». E un po' come prima, ci tiene a mettere l'enfasi giusta e il concetto lo blinda aggiungendo "particolare" (anzi, "particulare", suona la pronuncia).

E la scena jazzistica oggi? Com'è attualmente per Eddie Gomez, anche rispetto ai fasti dei decenni passati?

«Sai, una volta la scena jazz era molto "concentrata" proprio dal punto di vista geografico, in poche città del mondo. Adesso invece è molto frazionata: e non lo dico solo rispetto ai "luoghi" di esibizioni e kermesse significative ma anche rispetto ai protagonisti, agli umori... tutto, tutto! Capisci?, i posti, le opportunità... puoi avere tante possibilità "diverse". Puoi suonare a Palermo, in altre piazze italiane importanti come Roma o Milano, ma anche in tante città in Francia e in Germania... a New York, in Giappone, in Cina... Dunque oggi ci sono parecchi luoghi della scena jazzistica e prima invece c'erano davvero pochi posti in tutto il mondo. Del resto è una questione di crescita globale: il mondo sta attraversando molti molti molti cambiamenti, il mondo della Cultura, dell'Arte... Ed è sorta una grande, inedita difficoltà per svolgere ogni forma d'arte: jazz, musica, ma anche arte, poesia, teatro... tutto! E però, nella poesia qui in Italia, ad esempio, ci sono un sacco di talenti: e allora devi scovarli e supportarli...».

Tutto vero. Ma è vero pure che, tranne che in periodi ormai lontani, il jazz è stato quasi sempre una musica "per pochi"... Adesso, oltre alle piazze, è frammentato anche il pubblico. Pure questo rende le cose più difficili?

«Sicuro!, è più difficile. Ed è difficile anche per chi fa musica classica... per chiunque nell'arte».

gomezInsomma non è qualcosa che dipenda dal genere musicale proposto?

«Ma no!, non direi proprio... la faccenda è un'altra: ci sono talmente tanti tipi d'intrattenimento, tecnologie, film che puoi guardare su piattaforme diverse, fonti "di distrazione"... E i giovani, oltretutto, sono presissimi dalla tecnologia! Attenzione: anche a me piace, la tecnologia. Però... insomma, stiamo passando attraverso un'epoca di cambiamenti profondi e... Niente, ci tocca vedere cosa ci attende all'approdo!».

Insomma evoluzione "ad alto rischio" per l'arte. Ma la sua arte, che direzione sta prendendo oggi?

«...Ma sai, cambiare costantemente è essenziale, per me! E' l'anima di ogni arte, in realtà. Che genere di jazz mi piace di più suonare attualmente? Quello che ho suonato stasera: melodico, intenso... di grande feeling. Veloce o lento non importa, ma ogni cosa con cui comunicare con grande potenza».