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Alternanza calabrese

catanzaro cittadella1511di Matteo Cosenza - A prescindere dalle analisi delle varie elezioni regionali, un dato è evidente: dal 1998 si registra un puntuale cambio di testimone tra centrodestra e centrosinistra alla guida della Regione. Prima ancora mette conto ricordare che per qualche decennio, almeno fino all'introduzione nel 2000 del suffragio universale per l'elezione dei presidenti, la Calabria era diventata un caso nazionale per l'instabilità ai limiti della litigiosità che produceva continue crisi, rinnovate presidenze e anche ribaltoni con cambi di maggioranza politica. Ma sostanzialmente lo scenario politico non mutava molto.
Infatti per 25 anni, dal 1970 al 1995, è il centrosinistra che guida la Regione, con una fortissima connotazione democristiana nel primo decennio e poi con l'ascesa di personalità del mondo socialista interrotta da due presidenze cattoliche (Dc e Ppi) dal 1992 al 1995 quando entra in scena Forza Italia fino al 1999 con due presidenti, Nisticò e Caligiuri. E da questo momento il passaggio di consegne è aritmetico. Per un anno, fino alla nuova legge elettorale sarà un politico del Ppi, Meduri, a tenere banco. Cambio di scena nel 2000 con l'elezione diretta di Chiaravalloti del centrodestra. Da questo momento la staffetta elettorale tra centrodestra e centrosinistra è sincronica con le scadenze elettorali. Dopo il centrodestra la palla ritorna al centrosinistra con Loiero, e subito dopo passa al centrodestra con Scopelliti, al quale succede nel 2014 Oliverio del centrosinistra, e oggi ricompare il centrodestra con Santelli.
Come si vede, tranne un anno in meno per Scopelliti, costretto alle dimissioni per la legge Severino a seguito di una pesante condanna penale, la nuova legge elettorale ha introdotto un fattore di maggiore stabilità e al tempo stesso ha determinato mutamenti politici per effetto della volontà degli elettori. Ma è proprio questo matematico cambio di fronte (a prescindere dal ritorno in campo dei presidenti uscenti) che merita un'attenta riflessione. Come leggerlo? I calabresi - quelli che votano, naturalmente - esprimono un giudizio politico di profonda insoddisfazione per come si è governato e cambiano per vedere se va meglio con quelli dell'altra parte. Poi ci sono gli astensionisti, il 56 per cento, che non si fidano né dell'uno né dell'altro e se ne stanno a casa. Aspettando Godot.