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Dalla parte di Klaus Davi, che ha capito la Calabria meglio di tanti calabresi

Davi Klaus nuova 30 novembredi Claudio Cordova -  Ho sempre guardato con compassione (nel senso che patisco con loro delle loro debolezze e meschinità) le prese di posizione, la puzza sotto il naso non degli snob, ma di chi ama farsi lotte tra poveri, anziché cooperare. Di molti, tra cui anche diversi colleghi, nei confronti di Klaus Davi, che da anni, con modi non convenzionali, talvolta stravaganti, ma certamente leali e coraggiosi, prova a tirare fuori la Calabria dalla marginalità cui è stata condannata e, in parte, si è autocondannata.

Per questo, pur non avendo mai lavorato insieme a lui nel senso contrattuale ed economico del termine, ho cercato di fornirgli supporto e di comprendere il suo punto di vista, le sue battaglie, anche quando non ero totalmente d'accordo con lui. Ora serve che tutti coloro che tifano contro la 'ndrangheta, per la giustizia, contro ogni forma di violenza e sopraffazione, si schierano con Klaus Davi, dopo l'irruzione subita nella propria abitazione reggina. E questo a prescindere dalla matrice del gesto, che, evidentemente, è ancora tutta da chiarire e, come spesso accade dalle nostre parti, non è mai così lineare.

Per me che ho sempre avuto il Futurismo tra i miei riferimenti culturali, è stata una mossa futurista per la sua provocazione, per il suo significato, prendere casa nel quartiere Archi di Reggio Calabria, che purtroppo ha dato i natali ai più potenti boss della 'ndrangheta e che tuttora rappresenta un fulcro nello scacchiere criminale calabrese.

Il tema è proprio questo. Klaus Davi, da non calabrese,  lo ha capito, meglio di tanti calabresi: tra i problemi principali della Calabria c'è l'isolamento, culturale e logistico.

A fronte di una Autorità Giudiziaria che, purtroppo, è sempre più distante dai cittadini, l'azione di Klaus Davi si muove nelle direzioni che io intendo fondamentali per risollevarci: il recupero di un senso di comunità ormai perduto e l'acquisizione di una dimensione nazionale del problema Calabria e del dramma 'ndrangheta. Quello che provo a fare, quello che prova a fare Klaus Davi, spesso osteggiato non dalla criminalità ma di chi dovrebbe schierarsi da una determinata parte e, invece, sceglie miserevoli questioni di pennacchio è proprio contrastare la desertificazione del territorio.

La lotta per uscire dai confini regionali non significa dire che tutti i calabresi sono mafiosi. E nemmeno negare le grandi potenzialità che offre questa terra. Ma, anzi, incazzarsi proprio per la mancata valorizzazione.

Per questo sto con Klaus Davi, tra le persone più preziose in questo momento per la Calabria.

Saremo più grandi, saremo più forti, saremo più uniti, quando diremo no a determinate logiche senza il complesso di inferiorità dell'invasore o del colonizzatore. Sto con Klaus Davi, perché questa lotta è, come cantavano i Negrita, "l'ultimo SOS  dai confini del regno, dove tutto è di moda, eccetto lo sdegno".