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Processioni

madonna della consolazione 500di Nino Mallamaci* - Ieri l'Avvocata (se non erro, una delle poche volte in cui il titolo professionale viene declinato al femminile) ha compiuto il suo tragitto dall'Eremo alla Cattedrale. Scusate se non mi esimo dal redarguire per l'ennesima volta Giuseppe (o Peppe), anche se non è questo l'argomento principale del presente breve scritto rivolgendomi direttamente a lui per un attimo. Ma Giuseppe o Peppe, possibile che non perdi occasione per non tracimare quasi nel ridicolo? Cioè: la processione è più che centenaria, e si fa ogni anno, più volte tra andata e ritorno. Non puoi fare a meno di ringraziare anche i pedoni per avere attraversato sulle strisce o il vento che non ha soffiato troppo forte? Tutti i soggetti che hai nominato nella tua allisciata hanno fatto esattamente ciò che fanno sempre, né più e né meno. D'altra parte, l'altro giorno avete pubblicato sul giornale persino la notiziona da CBS che sono stati assegnati i turni per gli allenamenti nelle strutture cittadine. A questo punto, credo che un giorno o l'altro leggeremo la seguente breaking news: "Stamattina, alle ore 8, l'usciere ha spalancato il portone di Palazzo San Giorgio, cosicché il personale ha potuto entrare e raggiungere le proprie postazioni di lavoro. L'operazione si è svolta in maniera ordinata, senza incidenti o intoppi di sorta". E poi: non puoi fare a meno di rubare il mestiere al vescovo, esibendoti in certe dichiarazioni che, al confronto, Salvini è un miscredente? L'alto prelato è molto preoccupato, a questo riguardo. Chiamalo e digli che non avevi alcuna intenzione di scavalcarlo, e che non miri al suo alto ministero. Almeno, così credo. Mi sembra tu voglia continuare a fare il sindaco, se sarai rieletto. Tra l'altro, ieri, in coincidenza con la giornata dedicata a Maria, si sono verificati due accadimenti che un praticante accorto, e non un empio come me, avrebbe potuto accostare alla intercessione della citata Avvocata. Dopo mesi di orrore, una nave di migranti è stata accolta in un porto italiano, previo accordo con altri Stati dell'Unione. Si è vista, quindi, la discontinuità tanto auspicata da tutti noi tra il nuovo governo e il precedente. Dall'altro capo della nazione, invece, un ragazzo di origine argentina, di nome Angelo (nomen omen) ha invece rischiato la vita per salvare un bambino in caduta da un balcone. Due miracoli, anche per uno come me, che devono indurre alla gioia e alla speranza.

Dopo questa lunga e, a mio avviso, doverosa premessa, vengo al dunque. Stamattina, durante la usuale visita a mia mamma, le ho chiesto, ovviamente scherzando, se era stata alla processione. E ho aggiunto che non mi sembrava di ricordare sue partecipazioni alla cerimonia. Al che lei, cattolicissima, ci ha tenuto a precisare che da piccola e da ragazza ci andava sempre, prima di trasferirsi in paese dopo il matrimonio. A quel punto, mi sono venute in mente le processioni del mio paese. Quella della Madonna del Leandro, prima di tutto. Bellissima, per noi bambini o adolescenti, perché partivamo a piedi dal centro per raggiungere il Colle, ed era una grande festa, un'occasione per stare insieme, per scherzare, giocare, raccogliere fiori. Con fratelli, sorelle, cugini, amici. Ma poi, vagando tra i ricordi, mi si è presentata vivida davanti agli occhi l'immagine del balcone di casa mia adornato dei migliori copriletto, presi da mia madre tra le cose più belle del corredo nuziale ed esposti al passaggio...ma di quale Santo, o Madonna? Non quella del Leandro, essendo casa mia fuori dal tragitto. E allora ho fatto ricorso alla memoria ancora valida di mia zia Antonietta, subito raggiunta per telefono. "Era quella del Corpus domini", mi ha illuminato lei, "che ormai non si fa più". E allora mi sono anche ricordato del tappeto di fiori, specialmente quelli gialli delle ginestre, sul quale avanzavano la statua di Gesù e le migliaia di persone al seguito. "Sì, mi ha detto mia zia, i fedeli li raccoglievano con i panari (non serve la traduzione in lingua) e li spargevano sulla strada". Di solito, come ai funerali e in altro genere di cortei e manifestazioni itineranti, in fondo alla folla in cammino, grazie alla sua altezza di quasi un metro e novanta, spiccava la testa di mio zio Berto, con mio zio Giovanni nei paraggi. Mio padre, invece, tranne quando portava la fascia tricolore da sindaco e doveva stare in testa insieme al prete, diciamo che non frequentava. Dopo non so quanti anni, certamente più di trenta, l'obbligo è transitato sulle mie spalle, ma per la processione di Reggio. "Italo, chiesi al sindaco, ma dobbiamo venire per forza alla processione domani?" "Ma sta zanniandu? Dumani matina u sinducu ca fascia e tutti l'assessori s'anna a presentari a consegna du quadru". Bene, pensai, almeno non devo andare all'Eremo. Ma non mi sono mai pentito di essere stato presente, in quell'occasione. Come ho raccontato altre volte, la nostra entrata nella cattedrale dietro al Quadro, applauditi da due ali di folla (soprattutto il sindaco, ovviamente) rimane uno dei momenti più emozionanti del mio impegno pubblico.

*Avvocato e scrittore