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Come se nulla fosse

salvinicontedimaiodi Nino Mallamaci* - Dunque oggi: con la Open arms ancora in mare; con l'ennesima tragedia consumatasi nel Mediterraneo; col padre di Mimmo Lucano in fin di vita che non può ricevere la visita del proprio figlio esiliato; dopo che ancora ieri in diversi luoghi del Bel Paese si sono registrati episodi di razzismo, uno addirittura nei confronti di un sacrestano di colore. Oggi, il "Conte dimezzato" si reca, come dice lui, a parlamentarizzare la crisi di governo. Mentre scrivo, ancora non si conosce il contenuto delle sue comunicazioni, ma sembra che non lesinerà attacchi al ministro della paura (o dell'inferno, a scelta del lettore) per l'atteggiamento tenuto nei confronti suoi e dell'esecutivo, come d'altra parte fa da una decina di giorni. Nel contempo, i 5 stelle, Grillo e Giggetto in testa, utilizzano un linguaggio che niente ha a che fare con la politica, parlando di tradimento, di coltellata alla schiena.

Dopo il passaggio parlamentare, plausibilmente, il novello statista salirà al Quirinale e la crisi sarà formalmente aperta. Per il dopo, si delinea un confronto tra i grillini e il partito democratico per tentare di dare corpo a una nuova maggioranza e a un nuovo governo. Nulla di scandaloso, dal punto di vista della prassi e delle regole costituzionali. Salvini, che minaccia il ricorso alla piazza per quello che considera quasi un putsch antidemocratico, sa, ma fa finta di non sapere, che l'esecutivo gialloverde è nato da un accordo post elezioni, sul quale l'elettorato non si era affatto pronunciato. Ma cosa c'è che non va, dal punto di vista politico, nelle manovre innescate da Renzi - in virtù del controllo dei parlamentari ottenuto grazie a una legge elettorale che glie ne ha data la possibilità – e prontamente fatte proprie da Grillo e Di Maio? Mettendo da parte gli scrupoli morali, la disinvoltura nel passare da un giorno all'altro da una visione all'altra, antitetica rispetto alla prima, evidentemente roba da anime belle e tipica dell'antipolitica dal fascismo e già prima di esso, l'assurdità politica di tutta questa faccenda sta nella voglia di procedere come se nulla fosse, come se in questo annus horribilis Salvini avesse governato da solo. Come se le scelte sull'immigrazione, sulla legittima offesa, sulla negata autorizzazione a procedere per la Diciotti, non fossero state compiute da tutto l'esecutivo e dalla stragrande maggioranza dei parlamentari 5 stelle. Nessuna abiura, nessun pentimento, da parte dei complici della barbarie. Ma neanche un minimo di autocritica, nulla di nulla. Addirittura, si può in tranquillità pensare a un Conte bis senza un'alzata di sopracciglio da parte di chi, in teoria, avrebbe l'obbligo di ricordare che non esistono, o non dovrebbero esistere, uomini buoni per tutte le stagioni. A meno che, ed è questo il cuore della questione, non si pensi che la stagione debba essere sempre la stessa, senza eccessivi stravolgimenti. E cioè: senza cancellare subito tutti i provvedimenti voluti da Salvini (leggi, regolamenti, circolari, direttive, ecc.ecc.)
senza avviare una trattativa serrata con l'Unione per la distribuzione equa e obbligatoria degli immigrati tra tutti i paesi europei prevedendo sanzioni per chi non aderisce o non ottempera;
senza avviare un percorso per approvare nuova legge elettorale che dia agli Italiani la possibilità di scegliere i propri rappresentanti in parlamento prevedendo, se sarà perseguita ancora la via del maggioritario, l'adeguamento delle maggioranze qualificate necessarie per eleggere il Presidente della Repubblica e gli altri soggetti di garanzia, cosa che andava già fatta 25 anni fa;
senza mettere da parte, una volta per tutte, la flat tax e puntare invece su una accentuazione della tassazione progressiva, magari (ma è pretendere troppo, vero?) prevedendo anche una patrimoniale che mitighi le enormi e crescenti diseguaglianze; senza abrogare le modifiche
apportate alle norme del codice penale sulla legittima difesa e alla legge sugli appalti. E tanto altro ancora ci sarebbe da aggiungere: se c'è un senso da dare a un'operazione come quella che si prefigura, esso è quello della discontinuità assoluta, della cesura netta col governo Conte, di un cambiamento anche di prospettiva, e tutto ciò non può essere fatto se non con uomini diversi. Via i Di Maio, i Toninelli, e tutti coloro che hanno contribuito a rendere attuale e verosimile il disegno di trasformare l'Italia in una succursale della Russia di Putin, vicina alle cosiddette democrazie illiberali dell'Ungheria, della Polonia, della Turchia. Insomma, non può finire tutto a tarallucci e vino, in linea con la nefasta tradizione italiana. Non si può consentire uno sbocco utile solo a Renzi e a Grillo per mantenere il controllo del parlamento, giacché questo non risolverebbe il problema, serio e grave, di una vittoria e del consequenziale controllo totale dello Stato – per questo dobbiamo rendere grazie a Renzi e alla sua legge elettorale - da parte dell'estrema destra. Il problema sarebbe solo rimandato e si ripresenterebbe, tra poco tempo, ingigantito dalla constatazione che si è trattato solo di uno stratagemma per non dare la parola agli elettori. La posta in gioco è perciò altissima, e un errore in questa fase sarebbe pernicioso non solo per il PD o per la sinistra, ma per la democrazia italiana nel suo complesso.

* Avvocato e scrittore