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Lettura, Calabria semianalfabeta. Poche librerie, pochissime biblioteche

letturadi Gilberto Floriani* - Vorrei dire anch'io due parole sul problema del numero di lettori in Calabria e sui risultati negativi dei test Invalsi sulla capacità di comprendere un testo scritto degli studenti calabresi. Combinando questi dati si ricava che il 75% circa della popolazione della nostra regione è sostanzialmente analfabeta funzionale o quasi. Se questi dati corrispondono al vero, un numero intollerabile di persone, un milione e mezzo su due, sono escluse dalla lettura, dalla cultura e non dispongono sufficientemente degli strumenti basilari per partecipare pienamente all'esercizio della cittadinanza attiva.
Sono autentiche vittime di un sistema sociale che invece di includere esclude.

La percentuale di lettori è un dato che può benissimo essere correlato con tutti i ritardi e le patologie di cui soffre non da ora la nostra regione. Anni fa un assessore regionale di grande cultura illustrava in ogni occasione l'impatto che questa situazione avrebbe avuto sulle istituzioni. Non poche persone comprese nel 75% sarebbero nel tempo diventati burocrazia, consiglieri comunali, sindaci, forse addirittura consiglieri regionali e parlamentari, con effetti devastanti per tutti. Uno scenario da incubo nel quale siamo già dentro. Di chi è la responsabilità di tutto questo? La risposta non è facile; ci sono cause storiche, ma, soprattutto, molti ignorano e sottovalutano che questo sia uno dei grandi problemi della Calabria.

C'è una inadeguatezza della scuola, delle famiglie, della politica e delle istituzioni. Siamo una regione con scuole ancora troppo disomogenee, un conto è frequentare la scuola materna ed elementare a Vibo Valentia, un altro è frequentarla a Nardodipace. Abbiamo poche librerie, specie nei centri più piccoli, pochissime biblioteche degne di questo nome. I comuni sono quasi tutti disastrati, i fondi europei sono governati da regole complicate, lo stato fa poco o
nulla per incrementare i livelli delle percentuali di lettori, abbiamo una popolazione mediamente anziana con
scarsa propensione alla lettura. All'attuale governo della Regione Calabria va dato atto, in questi ultimi anni, di aver meritoriamente cercato di sostenere l'attività delle biblioteche e l'inclusione culturale in generale.
I dati dicono però che sarebbe necessaria un'azione molto più forte, incisiva e generalizzata in favore della diffusione delle librerie, delle biblioteche e della promozione della lettura nelle scuole, fin dalla prima infanzia. Le istituzioni tutte dovrebbero capire il forte impatto che una biblioteca di tipo nuovo può avere per migliorare la qualità della vita e il livello culturale di base di una città e di un territorio. Noi del Sistema bibliotecario vibonese ci siamo molto concentrati a promuovere la lettura nella fascia di età zero-sei, circa 6.000 bambini in provincia di Vibo Valentia, decisiva per diventare lettori da grandi. Vero anche, come ha scritto Antonio Cavallaro della Rubbettino, che troppe biblioteche sono farlocche, accessorie, allontanano piuttosto che avvicinare. Soprattutto in Calabria non vi sono bibliotecari, che sono figure necessarie per avviare servizi culturali e di promozione della lettura nuovi e inclusivi e poi a garantirne il funzionamento. Perché per migliorare i dati sulla lettura e Invalsi c'è la necessità di coinvolgere i cittadini mettendo loro a disposizione libri, e-book, film, musica, servizi, letture ad alta voce, eventi per coinvolgere, laboratori, cineforum, mostre, concerti, corsi di lingue, musica, pittura, teatro, spazi attrezzati. Nella nostra regione per il funzionamento delle biblioteche si tira avanti con il servizio civile o con impiegati comunali che non hanno alcuna qualificazione e motivazione professionale.
Anche alcuni sistemi bibliotecari esistono solo sulla carta. La Calabria è anche il luogo della tragedia della Biblioteca civica di Cosenza e del Sistema bibliotecario vibonese, che arranca per pagare le bollette delle utenze e le tasse comunali e ha difficoltà a corrispondere puntualmente gli stipendi al proprio personale. E' il luogo dove nessuno sa o vuole affrontare questi problemi e dove, addirittura, con poca sensibilità sociale e istituzionale, ti possono suggerire di chiudere questi servizi considerato che è sempre più difficile sostenerne le spese.

A me non pare che questa sia una grande risposta da chiunque provenga. Da cittadino e bibliotecario ritengo invece che sia nell'interesse generale affrontare seriamente e responsabilmente tutte queste emergenze, trovando le giuste soluzioni. Altrimenti i dati sulla lettura e test Invalsi saranno destinati a peggiorare e con essi le prospettive sociali di un'intera regione.

* Direttore scientifico Sistema Bibliotecario Vibonese