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Salvini? Ce sta' a prova'

salvini logolegadi Nino Mallamaci* - Ci volete scommettere? Tra un mesetto circa ce lo ritroveremo a torso e panza nudi su una trebbiatrice, o vedremo la luce accesa fino a tarda notte nel suo ufficio, mentre lui trangugia pane e nutella da qualche altra parte. E prima gli ita(g)liani, e tireremo dritto, e ordine e disciplina, e il grembiulino, e "io lavoro, voi che fate?", e il comizio – fatto gravissimo, il ministro dell'interno che occupa il municipio per interessi di parte in campagna elettorale – dallo stesso balcone dal quale si affacciò più volte Lui. Non ci sono più dubbi sul fatto che lo scansafatiche per eccellenza, il perdigiorno che non ha lavorato, nel vero senso della parola, un solo giorno in vita sua, sia impegnato in un'operazione che punta alla pancia di questo paese senza memoria, ai cervelli vuoti dei masochisti nostalgici di un regime reo di aver portato, insieme a una casa regnante inetta, l'Italia alla fame, alla rovina, alla distruzione. Mussolini, la sua stella polare, passò con grande disinvoltura, adattando i giri di waltzer della politica estera italiana alla sua personale parabola politica, dalla difesa degli operai a quella dei padroni; dal programma socialisteggiante di San Sepolcro al liberismo camuffato di corporativismo; dal ripudio della guerra all'interventismo più sfrenato e guerrafondaio. Perché la verità è che il fascismo fu solo uno strumento, duttile ed elastico, privo di una ideologia precisa, per conquistare il potere, a gloria del duce e dei suoi complici. Il nostro, dalla militanza nella lega da (diceva lui) comunista, dalla padania e dai napoletani che puzzavano, è transitato in uno spazio politico che gli ha consentito di intercettare le pulsioni dei masochisti ignoranti – ignorano la Storia – col risultato di egemonizzare il dibattito politico italiano ricavandosi, addirittura, un ruolo rilevante in Europa. Pensate voi: dopo Spinelli, De Gasperi, e tanti altri, Salvini!

Nel romanzo "La Storia", Elsa Morante fa una comparazione tra Mussolini e Hitler, e li definisce entrambi falsari, entrambi "dei falliti e dei servi, e malati di un sentimento vendicativo di inferiorità...un tale sentimento lavora dentro le sue vittime con la ferocia di un roditore incessante, e spesso le ricompensa con i sogni. Mussolini e Hitler, a loro modo, erano dei sognatori; ma...la visione onirica del "duce" italiano (rispondente a una sua voglia materiale di vita) era un festival da commedia, dove tra labari e trionfi lui, vassalluccio d'intrallazzo, recitava la parte di certi antichi vassalli beatificati (i cesari, gli augusti...) sopra una folla vivente umiliata al rango di fantoccio".

Mussolini cerca il riscatto da una vita grama, avara di successi. I responsabili li individua prima nei compagni di partito, i socialisti, che non lo seguono come lui vorrebbe nella spinta rivoluzionaria; poi negli operai e nei contadini per lo stesso motivo; infine, negli italiani tutti, che si mostrano recalcitranti, per loro indole, a diventare un popolo di guerrieri - come i Romani - forgiati al combattimento e alla guerra per la ri-conquista degli antichi fasti imperiali.

Il nostro Matteo ci riprova, e sogna un'Italia piegata ai suoi voleri. I suoi alleati – che a un certo punto, per sopravvivere, cominciano a scalciare in ogni direzione come certi asini quando si stancano della soma– i mezzi d'informazione, i giudici. Questi ultimi, nella sua visione malata, non dovrebbero esprimere il proprio punto di vista giuridico, nell'applicazione della legge, sentenziando, ma candidandosi alle elezioni.

Purtroppo per lui l'Italia di oggi, sia pure soggetta alla propaganda da Minculpop, è molto diversa da quella degli anni 10 e 20 del secolo scorso.

L'Italia è una Repubblica democratica che affonda le sue radici nella Costituzione, detta anche Carta fondamentale non per una finezza semantica, ma perché non è una legge come le altre. Ai suoi principi e valori, all'organizzazione dello Stato in essa disegnata, con le sue figure di garanzia, con i suoi pesi e contrappesi, con la sua divisione dei poteri, ciascuno indipendente dall'altro, ogni legge e ogni cittadino hanno l'obbligo di adeguarsi. E così, se Salvini pensa di poter fare approvare al Parlamento una norma che, di fatto, impedisce a un richiedente asilo di essere iscritto all'anagrafe, deve poi dare una ripassata – se l'ha mai letto – all'art. 104: La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Fatta la legge, è il Giudice a stabilire se essa è conforme alla Costituzione, non un ministro o il potere esecutivo o quello legislativo. Se Salvini, nel contempo, pensa di poter piegare ai suoi voleri il Presidente della Repubblica, deve tener conto che non è lui ma la Costituzione italiana a sancirne le prerogative. Lo stesso per il Presidente del Consiglio, per i Ministri, per i Sottosegretari, per l'apparato amministrativo. E', il nostro, uno Stato di diritto. Se ne faccia una ragione. Per stravolgerne le fondamenta può solo sperare di controllare, attraverso il voto democraticamente espresso, i due terzi del Parlamento, e in alcuni casi non sarebbe neanche sufficiente. Oppure optare per una svolta antidemocratica, con l'appoggio delle forze armate, che venga poi accettata dal consesso delle civile internazionale. Scenari da fantapolitica, caro il nostro ministro della paura.

Ho scritto queste riflessioni non per sminuire il problema, che esiste e non va certamente sottovalutato, né per partecipare al dibattito, a mio avviso accademico e stucchevole, sul nuovo fascismo e sulle sue possibili forme. Niente di tutto questo. Ho solo voluto ricordare, nel mio piccolo, che l'Italia ha in sé gli anticorpi, giuridici e politici, ma anche sociali, per scongiurare sbocchi autoritari manifesti o celati che siano. Ho solo voluto sottolineare, da modesto cittadino, che non è il momento della paura, dell'insipienza, dell'ignavia. Il presente è, invece, il periodo della consapevolezza. Abbiamo nella nostra disponibilità tutti gli strumenti per scongiurare salti nel buio. Sta a noi agire con fermezza, azionando quegli strumenti che i Padri della Patria, quelli veri, quelli che per costruire la Democrazia hanno investito la loro vita o incontrato la morte, ci hanno consegnato.

*Avvocato e scrittore