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Il tormento dell’ultima scelta nella pièce “Prima di andar via”

20190320 174416di Enzo Romeo- PRIMA DI ANDAR VIA di Filippo Gili è una piece stupenda. Un pugno nello stomaco certo, un dramma profondo, ma emoziona e colpisce. Se non si capisce questo, non è colpa di nessuno. Un dramma teatrale, concepito quasi con un sapere cinematografico. Creato per essere rappresentato senza palcoscenico e platea, ma con il pubblico disposto a ruota. La prima volta fu rappresentato al teatro Argot di Roma, un piccolo, ma intenso laboratorio nel cuore di Trastevere, poi Giorgio Colangeli, immenso attore italiano, e l'altrettanto immenso Filippo Gili hanno voluto rischiare rappresentandolo nel modo più tradizionale. Attori sul palco e spettatori in platea. Sabato scorso al teatro Gioiosa, Colangeli e Gili , insieme a Michela Martini, Aurora Peres, Vanessa Scalera, Barbara Ronchi, sono stati impegnati nella difficile prova. Ottimamente riuscita. PRIMA DI ANDAR VIA è la storia di una famiglia unita e serena che si ritrova una sera a cena. Il padre, la madre e i tre figli, un fratello e due sorelle, ognuno dei quali con la sua vita autonoma, ma legati ai genitori. Il maschio,Francesco, rimasto vedovo pochi mesi prima, annuncia all'improvviso, mentre si parla e si raccontano cose di normale serenità, che il suo cammino con la vita si concluderà il giorno dopo. E' l'annuncio scioccante di un suicidio. Una scelta lucida confiderà al padre ( Colangeli), voluta, che ha il fine di evitare l'abisso della depressione. E' un annuncio che sconquassa, anzi uccide l'anima. I genitori e le sorelle, tranne una che capirà il senso delle parole del fratello e la forza della sua scelta, si catapultano in una dimensione di dolore immenso, alternando la speranza alla cupa certezza che la decisione del giovane uomo sarà dallo stesso rispettata.
Cercando di riprendersi, reagiscono, cercano anche di programmare la solita vacanza estiva sulle montagne francesi di Chamonix. Ma niente sembra smuovere Francesco dal suo proposito. Arriva la notte, tutti resteranno nella casa dei genitori, dormendo e crollando nella disperazione di incubi e di confronti reali, che avverranno tra un dormiveglia e l'altro.

Il dramma esalta anche quelli che ci piace definire silenzi urlanti ed è in quei frangenti che gli attori danno ulteriore prova della loro bravura, riuscendo a mantenere il ritmo, anche in assenza della parola.
In una nota dell'autore Filippo Gili scrive che "dirompe l'amore in questa piece che ho scritto. Rompendosi violentemente un sentimento e più diabolicamente una affettività. La famiglia ne esce con le ossa rotta, ma in piedi. Il tormento di un uomo solo mantiene salde le sua ossa, ma rimane a terra".
Quel tormento che fa torcere le budella di tensione e lascia tracce di sconvolgimento anche a sipario calato. Una fotografia dell'anima di un uomo non disperato, ma lucidamente cinico nella prova ultima del suo vivere.
Bravissimi tutti, da brividi. Eccellente la regia del calabrese di Soverato Francesco Frangipane.