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Italiani brava gente

Migrantidonnedi Nino Mallamaci*- Adesso, che centinaia di persone sono state sbattute o stanno per essere sbattute per strada, al freddo, coi loro pochi stracci, le mamme coi loro bambini appesi al collo o portati per mano. Adesso, che degli esseri umani colpevoli solo di fuggire da guerre, miseria, persecuzioni, sono scacciati come animali indesiderati dai loro ricoveri, dai loro rifugi raggiunti a costo di indicibili sofferenze, di viaggi per terra e per mare costellati da violenze, stupri, prigionia. Adesso, che i prefetti di tutto il Bel Paese hanno deciso di applicare in maniera estensiva l'odio e la malvagità fattisi legge dello Stato.

Adesso, che la piazza di Crotone viene trasformata nell'Agorà dell'orrore e riempita nottetempo di sciagurati dalla pelle nera.

Adesso.

Adesso è giunto il momento di seppellire per sempre, ineluttabilmente, il mito degli Italiani brava gente.

Gli Italiani non sono brava gente, se non nell'immaginario auto assolutorio degli smemorati e degli indifferenti, di quelli che davanti allo spettacolo della tragedia in atto danno manforte agli odiatori di professione girandosi dall'altra parte.

Già Angelo Del Boca, nel titolo del suo libro di quasi 15 anni addietro, ci aveva messo un punto interrogativo in fondo a questa espressione. E la risposta era arrivata, secca e cruda, nelle pagine seguenti, scrivendo dei massacri nel meridione d'Italia nella lotta al brigantaggio; dell'edificazione nell'isola di Nocra, in Eritrea, di un sistema carcerario fra i più mostruosi; delle rapine e degli eccidi compiuti in Cina nella lotta ai boxers; delle deportazioni in Italia di migliaia di libici dopo la «sanguinosa giornata» di Sciara Sciat; dello schiavismo applicato in Somalia lungo le rive dei grandi fiumi; della creazione nella Sirtica di quindici lager mortiferi per debellare la resistenza di Omar el-Mukhtàr in Cirenaica; dell'impiego in Etiopia dell'iprite e di altre armi chimiche proibite per accelerare la resa delle armate del Negus; dello sterminio di duemila monaci e diaconi nella città conventuale di Debrà Libanòs; della consegna ai nazisti, da parte delle autorità fasciste di Salò, di migliaia di ebrei, votati a sicura morte.

Ma l'elenco delle vicende narrate da Del Boca non è esaustivo, perché ad esso vanno aggiunte le stragi terroristiche del secondo dopoguerra, con centinaia di cadaveri di innocenti coperti dalla polvere e dall'oblio della mancata giustizia nella maggior parte dei casi; le migliaia di morti ammazzati dalle varie mafie nelle regioni d'Italia, con le punte di invereconda ferocia del ragazzino sciolto nell'acido, dell'uomo dato in pasto ai maiali.

E gli italiani non sono brava gente perché non si sono limitati a seminare morte nel loro paese, ma hanno esportato dappertutto nel mondo, dagli Stati Uniti, alla Germania, all'Australia i loro metodi criminali, affermandosi quali riconosciuti ed emulati maestri di malavita.

Un ragazzo di 26 anni e la sua compagna sono stati trucidati persino nella civilissima Slovacchia, quello Stato separatosi dalla Repubblica ceca senza che si sparasse un colpo di fucile. I colpi di pistola li hanno invece esplosi i nostri conterranei, per fermare le coraggiose inchieste di quel giovane biondo dalla faccia pulita che non aveva ancora avuto la sfortuna di trovare sul suo cammino di cronista scrupoloso la brava gente italiana impersonata, in quel caso, da nostri conterranei spietati esecutori di morte.

Questi siamo. Antisemiti ma non troppo, o perlomeno non come i nazisti.

Razzisti, ma quanto basta, non come il Ku Klux Klan.

O così ci auto definiamo, oltraggiando la verità, la Storia, i fatti.

Siamo come o peggio degli altri, invece. Siamo avvezzi ai giri di valzer, meniamo pugnalate alle spalle, impaliamo gli albanesi. Forti, fortissimi con i deboli. Deboli e codardi con i forti.

Crocifiggiamo persino chi, tradendo lo spirito nazionale, si danna per aiutare il prossimo, chi rischia la vita per soccorrere il moribondo in mare: come quella donna lasciata al suo destino nelle acque del mare Monstrum e salvata per miracolo. Aveva le unghie laccate, hanno detto.

E la ragazza rapita in Kenya? Chi gliel'ha ordinato di frequentare i luoghi pericolosi del continente nero, che ora dobbiamo cacciare i quattrini dalle nostre tasche per recuperarla? Con quei quattrini dobbiamo soccorrere la brava gente "itagliana" quando va a sciare fuori pista e si ritrova sepolta dalla neve, o perduta in fondo ad un crepaccio.

Italiani brava gente. Da oggi un altro tassello nel mosaico. Anzi: tanti tasselli. Tanti quante sono le facce nere appoggiate in fondo al mare, aggrappate dietro le reti dei centri di prigionia chiamati CAS, nascoste sotto le coperte di cartone dentro le stazioni, sopra i nostri marciapiedi, piazzate con la mano tesa ai semafori, davanti ai supermercati e ai bar.

Facce nere, attenti a non intralciare il formichio industrioso della brava gente italiana, intenta a consumare, a vivere. Fianco a fianco con la morte.

*Avvocato e scrittore