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Visite provvidenziali

conte 3di Nino Mallamaci* – Stamattina mi sono svegliato come sempre di buonora. L'umore, fino almeno alle 8,30 – 9, non è mai dei migliori, tanto che, quando frequentavo il glorioso liceo Volta - quello senza divise, per intenderci – la mitica professoressa di francese Brancatisano sapeva che non mi doveva disturbare fino al termine della prima ora. Il francese, non so per quale strana combinazione, era sempre alla prima ora, ma ciò non mi ha impedito di impararlo bene tanto che ge parl fransè com se nient fuss. Comunque, fatto sta che questa inclinazione all'umore nero di prima mattina mi è rimasta incollata addosso per sempre.
Oggi, però, appena alzato, ho avvertito qualcosa di diverso nell'aria. Come una sensazione di positivo, di novità, di svolte inaspettate e repentine, mi ha inebriato il corpo e l'anima, e le mie membra, solitamente inclini all'ignavia, sembravano attraversate da una serie di scariche elettriche che mi invogliavano all'attività più sfrenata: uscire, fare, incontrare, parlare. Sorridere, addirittura. Appena varcata la soglia di casa, ho compreso che questa sensazione di euforia aveva contagiato anche la ragazzina che abita di fronte a casa mia e che a quell'ora si accingeva ad andare a scuola. Vispa come se avesse sniffato cocaina, salutava tutto il vicinato col sorriso stampato in faccia. Eppure, stava andando a scuola, non ad una festa da ballo. Dopo avermi salutato, ha cominciato a correre saltellando, e in pochi secondi è scomparsa dietro l'angolo seguita con lo sguardo dai genitori abbracciati sull'uscio di casa a scambiarsi tenerezze. Così, di corsa anch'io, leggero e spedito nonostante i miei quasi cento chili e l'artrosi che mi sta mangiando le ossa delle articolazioni, ho raggiunto la mia macchinina e ho aperto la capote sotto un cielo tanto azzurro da sembrare finto. La mattina, di solito, preferisco ascoltare qualcosa di tranquillo se non di triste proprio: JJ Cale, Leonard Cohen, qualche struggente canzone del vecchio Lucio Battisti.
Oggi, invece, le schitarrate e il ritmo degli AC DC mi hanno accompagnato fino al bar e poi al supermercato.
Non ho visto, lungo il tragitto e dentro i locali, manco una persona non dico abbattuta, ma neanche pensierosa. Niente bestemmie, niente vaffanculo tra gli automobilisti. Anzi, ad ogni incrocio un piccolo intasamento: prego, prima lei, ma no, si figuri. E alle strisce pedonali e anche lontano da quelle: attraversi pure, non c'è fretta, scendo ad aiutarla.
Tutti a puntare gli occhi davanti a sé, verso l'orizzonte, lo sguardo e l'incedere fieri e fiduciosi, consapevoli che il domani non può che riservarci che salute, ricchezza, amore. Per farla breve: un Paradiso in Terra.

Coppie mano nella mano. Vecchietti con le rughe tirate dal sorriso. Bambinetti allegri e, al supermercato, le mamme ad accogliere con fare paziente ogni loro richiesta: "mamma, la merendina, si tesoro, prendine due. Mamma, la cioccolatina, si tesoro, quanta ne vuoi. Mamma, le caramelline, si tesoro prendile tutte. Mamma, ne prendo tante tante così le porto anche alla sorellina, perché le voglio tanto tanto bene, e non la prenderò a botte mai più. Si tesoro, anche papà mi ha detto che non mi pesterà più quando torna dal lavoro stanco e con pochi soldini in tasca. Da oggi cambia tutto quanto, luce dei miei occhi". E via di questo passo.
Passando dalla cassa, dopo aver riempito il carrello di ogni ben di dio perché convinto che niente mi farà più ingrassare, ho notato che la gente pagava tranquilla, e non bofonchiava nulla su quanto costa questo e quanto costa quest'altro. Addirittura, un marito chiedeva alla moglie, sorridendo, se avesse bisogno di qualcos'altro, perché per domani, domenica, voleva avere a pranzo la mamma (intesa come suocera, ma quando l'amore è nell'aria questo è un termine inusuale, n.d.r.) e tutta la sua famiglia.
Alla fine, a malincuore, sono uscito da quel luogo di letizia, e sono andato al parcheggio. Lì, mi sono dovuto mettere in fila per dare qualcosa al neretto che aiuta i fratelli italiani a caricare la spesa in macchina. Sono uscito fuori, finalmente, e ...accidenti, preso dalla frenesia ho dimenticato di comprare i giornali. All'edicola,il solito assembramento di persone: pacche sulle spalle, baci, abbracci, auguri, scambio di doni. E, sul giornale locale, un titolo a caratteri cubitali: "La Calabria non è sola. Tornerò a gennaio e risolveremo tutti i problemi". Parola del presidente del Consiglio Giuseppe Conte (per chi non lo conoscesse, il segretario di Casalino).

*Avvocato e scrittore