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La Lega e noi

salvini logolegadi Daniele Castrizio* - Chi mi conosce, sa bene che, da sacerdote ortodosso, non ho nessuna possibilità (e, tra l'altro, nessuna intenzione o velleità) di impegnarmi in qualche partito politico. Questa premessa mi sembra indispensabile, ove si pensi che una classe dirigente avrebbe il dovere di ascoltare quelli che una volta si sarebbero chiamati "intellettuali" (termine che sinceramente aborro), e che ora spesso si sono ridotti a sofisti impiegati a tempo pieno nello storytelling (Lex Castricia Prima: tutto quello che è anglosassone, è probabile che si sbagliato) al servizio dei vari potentati politici o para-prano-imprenditoriali.

Eppure, appare del tutto evidente che la classe dirigente (posto che questa sventurata città ne possegga una degna di questo nome ...) dovrebbe ascoltare i think tank (sempre I Lex Castricia), i laboratori culturali, se non altro al fine di concepire (realizzare è un'altra cosa ...) un programma, una "visione" per questo sventurato ammasso di persone, distribuite in modo caotico su un territorio meraviglioso. Non è certo possibile imboccare scorciatoie, quali il famigerato "ponte sullo Stretto" o il "Water front" (sempre I Lex Castricia): non è con semplici espedienti che si può pensare di uscire dal tunnel imboccato dalla città subito dopo i Moti di Reggio. Occorrerebbe, innanzi tutto, un'idea progettuale, la consapevolezza che solo con il diuturno lavoro e un impegno disinteressato le cose potrebbero cambiare in meglio.

Occorrerebbe anche superare la logica da clan che sta distruggendo quel poco che è rimasto della pubblica amministrazione: a mio parere, non è un certo un caso che le strade di alcune zone di periferia siano asfaltate e che il centro sembri, invece, la riproduzione in scala ridotta della Luna e dei suoi crateri. Non c'è più, lo sappiamo bene, un centro dirigente, almeno secondo la mia modesta opinione, ma esistono tanti potentati familar-compaesani, che determinano le scelte dell'Amministrazione.
Questi vari "signori della guerra" hanno, poi, bisogno di una copertura politica, e qui vorrei prendermi la responsabilità di consigliare ai miei concittadini (ai paesani credo di non essere in grado di arrivare con la mia comunicazione verbale) di evitare con cura di avere a che fare con la Lega. Intendiamoci: niente di personale, anzi molti cosiddetti leghisti mi stanno simpatici e con alcuni condivido amicizia e stima. Il problema è che la Lega, dal punto di vista culturale, è la Lega: si tratta di un movimento pragmatico incentrato sulla differenza tra il Commune medievale del centro-nord e il modello della polis. La polis cerca di progredire trovando al suo interno le risorse, e ha sempre una visione mediterranea e internazionale della sua linea di azione. Il Commune trova le risorse a danno dei Communi vicini, con un'ottica di chiusura omfalottica, per cui il bene dei "territori" equivale al bene comune. In altre parole: l'Italia è Milano, l'Italia è Belluno, l'Italia è solo Sesto San Giovanni.
Tradotto in altri termini: pensate forse voi che la Lega contribuirà a fare uscire le regioni meridionali dalla loro arretratezza? Vi illudete che troveranno i soldi per l'Alta Velocità, per le nostre strade di comunicazione primarie, per i nostri porti? O solo per aggiornare il materiale rotabile? Siete persuasi che a qualcuno di questi barbari stia a cuore il futuro dei nostri figli? Io credo che ai Longobardi stia più che bene improntare la crescita dei loro "territori" a scapito della rovina e del massacro della Magna Grecia, lasciata al controllo di mafie e andranghete varie. Cari leghisti masochisti del sud, mettetevi una mano sulla coscienza: contro la logica non si può andare; i barbari penseranno solo al bene di se stessi, e lo fanno da secoli. La Lega, invece, va sconfitta culturalmente, con una nuova cultura che sappia trovare le risorse della crescita al nostro interno. Non ci saranno manine barbare che ci aiuteranno: la barbarie si regge sulla violenza e sulla dominazione del più forte sul più debole. In questo momento, piaccia o non piaccia, i più deboli siamo noi!

Chiudo da pedante, qual sono. Paolo Diacono, nella sua "Storia dei Longobardi", fa arrivare il re Autari (584-590) a Columna Regia, Porticello di Villa San Giovanni, con lo scopo di fargli toccare con la lancia la Colonna che per secoli era stata il punto di traghettamento dello Stretto, e fargli dire "Fino a qui arriveranno i confini dei Longobardi". Si tratta di una mistificazione, ma oggi i Leghisti riusciranno a realizzare il sogno proibito dei Barbari di dominare su Reggio.

* Professore di Numismatica medievale, Iconografia e Archeologia della moneta, Iconografia e storia della moneta antica presso l'Università degli Studi di Messina