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Siamo tutti coinvolti

striscionenorazzismodi Nino Mallamaci* - Immaginare come sarebbero andate le cose del mondo se in un determinato frangente non il fato, ma uomini in carne e ossa e cervello e cuore, avessero preso direzioni diverse da quelle scelte. Può sembrare un gioco fine a sé stesso, senza alcuna utilità. Mi sembra d'altronde di ricordare che ci sono stati illustri storici che vi ci sono cimentati, ma riflettere sui bivi della storia serve molto per evitare di reiterare comportamenti distruttivi, siano essi commissivi o semplicemente omissivi. Imparare dal passato, in parole semplici. Una frase che si sente spesso, ma che non deve rimanere a livello di enunciazione di principio solo per scaricarsi la coscienza. Oggi l'imperativo morale che sta innanzi a noi, uomini e donne di buona volontà e di sani principi, è appunto quello di non ripetere gli errori del passato, quando la timidezza o l'ignavia della maggioranza consentì a una minoranza di surclassarla instaurando regimi dittatoriali con radici ben affondate nell'intolleranza e nel razzismo.

Ebbene, io capisco il desiderio di molti di starne fuori per quieto vivere; nessuna persona normale brama discussioni, litigi, contese, alterchi, con chicchessia, specialmente con amici, parenti, conoscenti. Tuttavia, ci sono momenti in cui il quieto vivere te lo devi conquistare, in cui la pace dei singoli e della collettività dipende dal grado di coinvolgimento nell'azione di contrasto nei confronti di minoranze agguerrite, disposte a tutto pur di far passare i loro fatti - sì, perché anche i fatti sono oggetto di manipolazione a fini propagandistici - e, di conseguenza, le loro idee e le loro ricette per risolvere problemi che, nel 90 % dei casi, sono tali solo grazie all'intervento "propedeutico" sugli eventi e sui dati. Tante volte la battaglia può apparire impari, e la resa si presenta come la soluzione più semplice. Ma ciò è vero solo nell'immediato. Alla lunga, mostrarsi passivi, condiscendenti, non fa altro che peggiorare le cose, consentendo alle minoranze aggressive di avere la meglio e alla polvere che hai nascosto sotto il tappeto di coprire di una coltre spessa tutto quello che ti sta intorno.

E allora, non è questo il momento di delegare nessuno, siano essi intellettuali, politici, personaggi pubblici - come quel grande imprenditore che pochi giorni addietro ha comprato una pagina di un giornale per dire basta al razzismo. No. Ognuno di noi deve fare la propria parte, sempre e comunque.

Anche quando ci assalgono la stanchezza e la rassegnazione, magari vedendo che dall'altra versante della trincea si appalesa un esercito coeso, determinato, risoluto nel perseguire i propri fini. E' in questi momenti che dobbiamo tirare fuori tutto ciò che abbiamo dentro, mostrarci altrettanto decisi, mettere nel motore della nostra coscienza il carburante della conoscenza del passato dei nostri avi e della visione del futuro dei nostri figli. E' un vero e proprio imperativo morale quello che ci deve spingere a non transigere, a sapere che non ci sono alternative all'impegno e che i comportamenti omissivi ci potrebbero condurre al disastro. Non è un compito facile, né comodo, e richiede fatica e abnegazione. Ma mai, nella storia dell'Uomo, i grandi cambiamenti si sono determinati in carenza di un lavoro altrettanto grande e impegnativo. Il bene non è un concetto astratto: si nutre e si alimenta con l'azione concreta degli uomini, come un vessillo che percorre le strade del mondo solo grazie a persone in carne ed ossa che si assumono l'onere di tenerlo alto. Ogni parola spesa in questa battaglia di civiltà, ogni singolo atteggiamento intransigente nei confronti di quel male assoluto che è il razzismo, è un passo avanti nel percorso, una testimonianza utile per chi ancora crede che una barca possa navigare senza che nessuno che remi, o lasciando agli altri la fatica di farlo. Siamo dalla parte giusta. Siamo gli uomini di buona volontà. Siamo un esercito dotato di un'arma micidiale, quella che ha consentito all'Umanità di andare avanti tra alti e bassi: i nostri buoni propositi, l'aspirazione di vedere noi e i nostri simili marciare su questa terra nel nome della dignità.

* Avvocato e scrittore